Complesso Monumentale San Giovanni
Archivio Storico Comunale
Piazza Giuseppe Garibaldi, 21 | Catanzaro
MANTOVA – “Libri in Castello” è il format di micro-festival culturali dedicato al libro e alla lettura della casa editrice Il Rio, attiva coi marchi editoriali Oligo Editore, CN-Casa Nuvolari e Il Rio Edizioni. A Catanzaro arriva la seconda edizione, grazie alla partecipazione del Comune e dell’Accademia di Belle Arti.
Il festival si svolgerà nella giornata di venerdì 7 novembre nella suggestiva cornice del Complesso Monumentale San Giovanni, laddove sorgeva il castello normanno a guardia della Catanzaro medioevale. La partecipazione alla manifestazione è gratuita.
Programma
Ore 9.50
Saluti istituzionali
Donatella Monteverdi, Assessore alla Cultura Città di Catanzaro
Virgilio Piccari, Direttore ABA Catanzaro
Ore 10.00
Vino/Vinile. Il cibo si fa musica: l’estetica delle copertine
Presentazione del libro di Luca Fassina (Oligo Editore)
Introduce l’incontro Giulio Girondi, editore
Vino/Vinile è un viaggio attraverso un banchetto visivo, il significato, il simbolismo e l’impatto culturale di alimenti e bevande immortalati sulle copertine di album più e meno celebri: dalla provocatoria banana sbucciabile di Andy Warhol per i Velvet Underground al goloso surrealismo di Let it Bleed dei Rolling Stones, dagli Spaghetti dei Guns N’ Roses alla pentola di serpenti di Cook della PFM sino alla passione per la birra dei Tankard, dettagli culinari raramente lasciati al caso, elementi iconici che aiutano a creare immagini potenti evocando sensazioni ed emozioni. Travalicando generi musicali, periodi storici e continenti, Vino/Vinile osserva l’influenza del cibo e delle bevande nell’immaginario musicale e illustra come abbiano contribuito a plasmare la percezione degli album e degli artisti stessi. Una celebrazione dell’arte visiva e del gusto, per chi ama la musica, il design e la cultura pop.
Ore 11.00
Tehran senza ritorno
Presentazione del romanzo biografico di Ferdinando Vicentini Orgnani (Oligo Editore)
Dialoga con l’autore Gianluca Donati, docente ABA di Sound Design
Tehran senza ritorno racconta, tra verità storica e finzione narrativa, la vita di Fariba, un’artista iraniana nata nel 1981 a Tabriz e arrivata a Roma nel 2010 per studiare pittura all’Accademia. In Italia Fariba si lascia alle spalle il peso di un regime oppressivo, ma anche l’infanzia trascorsa durante la sanguinosa guerra Iran-Iraq, l’adolescenza segnata dalla scoperta di essere una figlia non desiderata, sopravvissuta a un tentativo di aborto, e la misteriosa morte del fratello Vahid. La sua nuova vita nel belpaese sarà segnata dall’incontro con Marilù, un’artista ottantenne che praticamente la adotterà, ma anche da un doppio intreccio sentimentale combattuto tra Francesco, un suo allievo di persiano e analista dei servizi segreti italiani, e Claudia, talentosa sommelier napoletana.
Ore 15.30
Parole Performative
Presentazione della collana a cura di Simona Caramia (Il Rio Edizioni)
Paesaggio. Studio sulle rovine (a cura di Simona Caramia e Giacomo Costa)
Landscape for ghosts. Simone Bergantini
Con la curatrice saranno presenti gli artisti
Parole performative documenta la ricerca dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, condotta sul campo attraverso progetti partecipati e interventi site specific di artisti, teorici e ricercatori coinvolti in Performing, progetto finanziato da giugno 2024 a marzo 2026 dal Ministero dell’Università e della Ricerca con fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per l’internazionalizzazione, la promozione e il sostegno delle Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica. La collana nasce dal voler raccontare in modo diverso il processo e la metodologia artistici, che portano alla mise en place delle opere. Intervallando testi e fotografie, ogni volume si compone di un nucleo di contributi, a partire da una selezione di parole, scelte con gli artisti ed esplicative delle loro visioni. Di ciascuna parola si fa carico e si prende cura l’artista, ma anche il critico, la storica, l’intellettuale, lo scienziato, la ricercatrice, ovvero diversi studiosi che analizzano, conoscono ed esprimono il potenziale trasformativo e attuativo dell’arte. Il racconto dei volumi si impernia sull’importanza del linguaggio, e di preciso sul potere performativo della parola: era il 1962 quando veniva pubblicato How to do things with words (Come fare cose con le parole) di John Austin, raccolta di dodici lezioni condotte nel 1955 all’Università di Harvard, nelle quali il filosofo sosteneva che gli atti linguistici compiono azioni a sé, sono performativi. Poiché dire è sempre fare qualcosa, ne deriva che con le parole facciamo delle scelte e agiamo, che modifichiamo il mondo intorno a noi. La performatività della parola agisce sulla materia del reale, al pari del gesto artistico. Quale modo migliore di parlare di arte contemporanea e di filosofia dell’arte, se non proprio a partire dalle singole parole, con la loro forza locutoria, illocutoria e perlocutoria?
Ore 18.00
Lezione aperta alla città: una narrazione tra archivio storico e antico castello
Ore 19.00
Aperitivo di saluto
