Il volo dell’aquila: Architettura, Filosofia e Poesia di Massimo Bonaffini
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Nel panorama editoriale contemporaneo, dove la parola sembra spesso perdere consistenza e profondità, Il volo dell’aquila di Massimo Bonaffini (pubblicato in questi giorni da LibrixBusiness, Milano) emerge come un’opera rara, che restituisce alla scrittura la dignità del pensiero costruito.
Non è un romanzo nel senso classico, né un saggio, ma una meditazione che si muove tra architettura, filosofia e poesia. Bonaffini, architetto e fondatore di MULTICITI (multiciti.it), scrive come progetta: con rigore e visione. Ogni frase è una linea di costruzione, ogni pausa un vuoto abitabile, ogni parola un elemento strutturale. La scrittura diventa così un luogo da abitare, una forma che si fa spazio.
L’aquila, figura centrale del libro, non è un animale né un simbolo mitologico. È un principio di conoscenza, una coscienza che osserva il mondo dall’alto e, nel farlo, si scopre divisa tra il desiderio di comprendere e quello di appartenere. È la mente che si interroga su se stessa, sospesa tra materia e spirito. Il suo volo non è fuga ma indagine: uno spostamento interiore che trasforma la percezione del mondo.
Al centro del volume, Massimo Bonaffini si concede un momento di riflessione esplicita sul proprio percorso e sulla filosofia che sostiene il libro. Lo fa con il tono misurato e lucido di chi costruisce idee come spazi, con la stessa attenzione che un architetto riserva alla luce o alla proporzione.
Abbiamo posto qualche domanda all’autore del libro.
Nel libro l’aquila appare come una figura che osserva il mondo da una posizione di distanza. È un’immagine di conoscenza o di isolamento?
L’aquila rappresenta entrambe le dimensioni. Dall’alto vede la totalità, la forma complessiva delle cose, ma allo stesso tempo perde il contatto con la loro sostanza. È la condizione dell’intelletto contemporaneo: comprendere tutto e non appartenere a nulla. Ma questa distanza è necessaria. Solo chi si separa può riconoscere la forma e, forse, la verità.
Lei parla di “architettura del pensiero”. In che senso la scrittura diventa architettura?
Ogni pensiero ha bisogno di spazio, di struttura, di equilibrio tra pieni e vuoti. Scrivere è costruire. Ogni parola è una pietra, ogni pausa un respiro, ogni silenzio un luogo. Come un edificio, un testo deve sostenersi da solo, ma deve anche lasciare passare la luce.
La rovina, la distruzione, la dissoluzione tornano spesso nel libro. Perché?
Perché non c’è costruzione senza distruzione. Le città che crollano, i paesaggi che si disfano sono parte del ciclo creativo. La rovina è un atto di verità: mostra ciò che resta quando la forma si consuma. È nella rovina che si rivela l’essenza della materia e, con essa, la possibilità di ricominciare.
“Il vero volo non è verso l’alto, ma verso l’interno”, scrive. È una dichiarazione poetica o una visione filosofica?
È entrambe le cose. Il volo verso l’interno è il ritorno alla misura, alla coscienza. Non si tratta di elevarsi per fuggire, ma di scavare per comprendere. L’architettura dell’essere non si costruisce verso il cielo, ma dentro di noi.
Dopo questa sezione, il libro torna al suo tono visionario, come una meditazione che si dilata in immagini e riflessioni. Bonaffini costruisce una geografia dell’anima fatta di città pure, di spazi mentali fondati su principi semplici e radicali: purezza, essenzialità, ripetizione. Sono città senza tempo, ma in continuo divenire. La loro stabilità non è immobilità, ma fedeltà all’essenza. In esse, la materia si mette al servizio dello spirito e l’immaginazione diventa uno strumento di verità.
Alla fine del percorso, l’aquila comprende che il volo più alto non è quello che porta lontano, ma quello che riporta dentro. Il cielo non è più il luogo della fuga, ma quello della comprensione. Nel silenzio che segue la parola, l’architettura dell’essere si compie: la forma diventa spirito, e lo spazio si fa pensiero.
Con Il volo dell’aquila, Massimo Bonaffini offre un’opera di confine, dove architettura, filosofia e poesia si incontrano. Un libro che invita a pensare il costruire non come gesto tecnico ma come atto spirituale, e l’abitare come una forma di conoscenza. L’aquila, in questo senso, è la figura dell’uomo che osserva, immagina, distrugge e ricrea. Il suo volo non è conquista, ma comprensione. È l’idea stessa del costruire che ritorna alla sua origine: dare forma al pensiero, rendere visibile l’invisibile.
https://www.architettimantova.it/ordine/albo/bonaffinimassimo
https://www.professionearchitetto.it/catalogo/schede/05916/Studio-di-architettura-Massimo-Bonaffini

