La raccolta del riso segna un calo del 10% a causa del maltempo, ma la qualità resta ottima – Scopri le ripercussioni sul mercato

Clima, -10% il riso lombardo fra grandine e sbalzi termici, ma ottima qualità

Allarme sul mercato: l’import selvaggio dimezza i prezzi dei listini

MANTOVA – Iniziata sotto segnali incoraggianti, la raccolta del riso in Lombardia rischia di chiudersi con un calo quantitativo di circa il 10% rispetto a un’annata media, sebbene le rese e la qualità siano positive.

In termini produttivi il 2025 per il riso in provincia di Mantova è andato meglio, in linea con un’annata media e con rese e aspetti qualitativi decisamente positivi.

È quanto emerge da una prima rilevazione di Coldiretti tra i produttori mentre le operazioni di mietitura sono agli sgoccioli, diffusa in occasione del convegno “Il futuro del riso inizia con l’acqua. Agricoltura e cambiamento climatico: strategie per uno sviluppo sostenibile”, organizzato da Coldiretti Pavia alla presenza di esperti e rappresentanti istituzionali.

Ad aver influito – spiega la Coldiretti regionale – sono stati in particolare la grandine, che ha flagellato alcune aree del milanese a raccolta già iniziata, e gli sbalzi termici con temperature anomale registrati in diverse zone nelle ultime settimane d’estate, che hanno frenato il completamento della maturazione delle piante.

Grandine che a fine settembre, in prossimità della raccolta, ha colpito anche la provincia di Mantova, comprese alcune aree coltivate a riso. Dove ha colpito la produzione è risultata compromessa e quelle superfici hanno dovuto fare i conti con perdite significative, per quanto su territori non particolarmente estesi, rileva Coldiretti Mantova. Dove le superfici risicole sono state risparmiate dalla furia del maltempo, invece, “abbiamo riscontrato rese decisamente buone”, commenta Andrea Casarotti, risicoltore di Canedole che fa anche vendita diretta.

Si tratta – puntualizza la Coldiretti regionale – di una situazione molto diversificata, che varia da una zona all’altra, ma che testimonia come l’agricoltura sia l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici.

“Alle difficoltà legate al clima – spiega il presidente provinciale di Coldiretti, Fabio Mantovani – si sommano quelle sul fronte del mercato dove le importazioni selvagge di riso straniero, aumentate del 10% nei primi sette mesi di quest’anno, fanno crollare i prezzi di quello italiano, con i produttori nazionali che si vedono pagare quasi la metà rispetto a pochi mesi fa. Le quotazioni all’origine per le varietà più note come il Carnaroli o l’Arborio, ad esempio, sono passate indicativamente da 1,-1,10 euro al chilo a 60-70 centesimi nell’attuale campagna. Prezzi in picchiata anche per il Vialone Nano, insieme al Carnaroli una delle varietà più seminate nel Mantovano, con prezzi che da 1,30 euro al chilo dello scorso anno sono scesi a 65-70 centesimi”.

Quello che preoccupa, oltre a prezzi che “non coprono i costi di produzioni, stimati nell’ordine degli 80 centesimi al chilogrammo”, calcola Casarotti, è anche “la prospettiva di un mercato sostanzialmente piatto, con le riserie che hanno rallentato moltissimo gli acquisti almeno dallo scorso marzo, sostenendo che il prezzo del Vialone Nano fosse troppo oneroso”.

Il rischio, però, ammonisce Coldiretti Mantova, è quello di perdere una varietà simbolo del territorio come il Vialone Nano, che si esprime anche nella cucina del territorio con il tradizionale risotto alla pilota.

Lo scenario preoccupante del riso è – ricorda Coldiretti – aggravato dal fatto che il 60% di tutto il riso importato in Italia gode di tariffe agevolate, con il 50% che arriva confezionato e, aggiunge Casarotti, “a prezzi che rischiano di mettere fuori mercato il prodotto locale”.

Sono tra l’altro preoccupanti le ultime notizie sulla revisione del Regolamento sul Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) che rischia di portare ad una clausola di salvaguardia che, seppur basata sull’automatismo, potrebbe rivelarsi totalmente inefficace per la tutela del riso europeo. Infatti, se applicata nelle modalità proposte, si attiverebbe solo al superamento di oltre 600mila tonnellate di riso base lavorato, una quantità assolutamente inaccettabile e inutile a difendere la filiera nazionale.

Un problema che pesa anche nell’accordo tra Ue e Mercosur dove si prevede l’ingresso in Europa di riso a dazio zero fino a 60 milioni di chili, che andrebbero a sommarsi alle quantità attuali, con il Brasile che è oggi il primo produttore extra-asiatico a livello mondiale. Nell’intesa col Mercosur mancano reciprocità e regole comuni – rileva Coldiretti – poiché i coltivatori sudamericani usano fitofarmaci vietati in Europa, hanno manodopera a basso costo e controlli meno rigidi.

Alla concorrenza sleale del prodotto straniero – conclude Coldiretti – si aggiungono le incognite legate ai costi di produzione con i prezzi dei principali mezzi tecnici, dai fertilizzanti all’energia, che hanno visto negli ultimi anni degli aumenti a doppia cifra, sulla scorta di guerre e tensioni internazionali, che li collocano ben al di sopra del periodo pre Covid e guerra in Ucraina.

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