Bonomi e Zaniboni: due mantovani tra suffragio universale e democrazia – Mostra e incontro a Monzambano

MONZAMBANO (MN)- Due iniziative organizzate in collaborazione anche con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea che rientrano nell’ambito del progetto di public history, didattica della storia e cittadinanza attiva Bonomi e Zaniboni: due mantovani tra suffragio universale e democrazia.

Domenica 16 novembre, ore 11:00, piazza arti e mestieri, Sala Conferenze, Monzambano: inaugurazione della mostra Tito Zaniboni e la raccolta di Bruna Zaniboni.

La mostra, a cura di Giancarlo Cobelli e  Alberto Crosato, presenta documenti della Raccolta di Bruna Zaniboni donata al Comune di Monzambano da Max Jones, che sarà presente all’evento.

Lunedì 24 novembre, ore 20:30, piazza arti e mestieri, Sala Conferenze, Monzambano: presentazione del volume di Bruno Manfellotto Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce.

Dialoga con l’autore Roberto Borroni.

Colpi di fucile e di pistola, bombe a mano, coltelli, veleni: tra il 1925 e il 1932 furono ben quattro gli attentati alla vita di Mussolini e cinque quelli progettati e non realizzati; più tardi, altri ancora saranno inventati dall’Ovra. Ma chi erano gli attentatori? Agivano da soli o erano parte di una rete organizzata? E come reagì il regime fascista?

Il 4 novembre 1925, in una stanza d’albergo in piazza Colonna, a Roma, la polizia fascista arresta Tito Zaniboni prima che spari al Duce. Di lì a poco, infatti, Mussolini si sarebbe affacciato dal balcone di fronte, da Palazzo Chigi. 
Ma il tentativo vano di Zaniboni, deputato socialista, ex valoroso ufficiale degli alpini, non restaisolato. Ne seguono altri tre. Il 7 aprile 1926 una aristocratica irlandese, Violet Gibson, spara a Mussolini, che si salva per caso: la donna, dichiarata pazza, finirà la sua vita in manicomio; l’11 settembre l’anarchico Gino Lucetti lancia sull’auto del capo del governo una bomba a mano che rimbalza sul cofano ed esplode lontano; il 31 ottobre, a Bologna, la folla lincia il quindicenne Anteo Zamboni accusato di voler uccidere il Duce: è disarmato. 
Tra il 1931 e il 1932, poi, sono progettati e non realizzati altri cinque attentati. Successivamente, tra il ’37 e il ’39, è invece l’Ovra a montarne altri, uno attribuito addirittura a Galeazzo Ciano, allo scopo di rafforzare l’immagine del Duce o di regolare i conti all’interno della nomenklatura fascista. Per i colpevoli, veri o no, c’è il carcere e il confino, per alcuni di loro la condanna a morte. 
Bruno Manfellotto racconta la vita di ogni attentatore, i motivi che li spingono, le deboli alleanze che li sostengono, la solitudine in cui sono lasciati, le trame in cui cadono. E ricostruisce gli eventi che in pochi anni cancellano la democrazia e aprono la strada alla dittatura e alla tragedia finale.

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