Mercoledì 14 gennaio 2026, Teatro Sociale di Mantova
MANTOVA – Prosegue la stagione di prosa “Mantova Teatro 2025-2026” con un appuntamento di grande intensità: Lungo viaggio verso la notte, il capolavoro assoluto di Eugene O’Neill, in scena mercoledì 14 gennaio 2026 al Teatro Sociale di Mantova. Lo spettacolo segna il primo titolo del 2026 del cartellone e vede Gabriele Lavia impegnato nella duplice veste di regista e interprete, affiancato da Federica Di Martino, Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini.
La produzione è firmata Effimera – Fondazione Teatro della Toscana.
Considerata una delle opere più potenti del teatro del Novecento, Lungo viaggio verso la notte (Long Day’s Journey into Night) è una drammaturgia di matrice profondamente autobiografica, scritta da O’Neill tra il 1941 e il 1942 e rappresentata solo dopo la sua morte. Vincitrice postuma del Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1957, l’opera è oggi universalmente riconosciuta come il vertice della produzione dell’autore americano e uno dei testi più incisivi mai scritti sul tema della famiglia.
Il dramma si consuma nell’arco di una sola giornata, all’interno della casa della famiglia Tyrone, luogo che diventa prigione emotiva e teatro di scontri, dipendenze, sensi di colpa e desideri di riscatto mai realizzati. Attraverso dialoghi serrati e una tensione costante, O’Neill mette a nudo l’intimità dei suoi personaggi, rivelando la fragilità dei legami familiari e la complessità dei sentimenti che li attraversano.
Note di regia – Gabriele Lavia
Long Day’s Journey into Night è l’opera-confessione di Eugene O’Neill, un viaggio all’indietro nella propria vita e nella propria famiglia. La casa della “famigliaccia” raccontata in scena è la stessa casa dell’autore, spazio chiuso e soffocante in cui amore e odio, tenerezza e violenza convivono senza possibilità di redenzione. È un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto, ma anche dentro la verità più profonda dell’essere umano.
Con questo spettacolo, che vede Gabriele Lavia, vincitore del Premio Arlecchino d’Oro 2014, tornare a Mantova, il Teatro Sociale rinnova il suo ruolo di luogo privilegiato di incontro tra grandi testi, grandi interpreti e il pubblico. Vivere il teatro dal vivo significa condividere uno spazio di ascolto e di emozione autentica, dove le storie prendono corpo davanti agli occhi degli spettatori e il tempo sembra sospendersi, così la sala teatrale diventa ancora una volta un luogo necessario, capace di unire, commuovere e interrogare profondamente chi vi entra.
La stagione di prosa “Mantova Teatro 2025-2026” è organizzata da Fondazione Artioli e Comune di Mantova, con il contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia e Fondazione Banca Agricola Mantovana, main sponsor Fondazione Marcegaglia.
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Policy Prezzi:
- Platea gold0 € 35,00;
- Platea: € 30,00;
- I, II, III ordine di palchi: € 27,00;
- Loggia: € 20,00
- Loggione: € 17,00;
Informazioni su riduzioni presso la Biglietteria del Teatro Sociale e sul sito http://www.mantovateatro.it
Biglietti in vendita
– online su Ticketone.it
– presso la biglietteria del Teatro Sociale di Mantova, P.zza Cavallotti 14/a – 46100 Mantova:
Orari di apertura: Martedì dalle 10:00 alle 13:00, giovedì dalle 16:00 alle 19:00, sabato dalle 10:00 alle 13:00
Telefono: 0376 1590869 (negli orari di apertura) – Mail biglietteria@mantovateatro.it
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Mercoledì 14 Gennaio 2026
LUNGO VIAGGIO VERSO LA NOTTE
di Eugene O’Neill
traduzione Bruno Fonzi
adattamento Chiara De Marchi
con Gabriele Lavia e Federica Di Martino
e con Jacopo Venturiero, Ian Gualdani, Beatrice Ceccherini
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Andrea Nicolini
luci Giuseppe Filipponio
suono Riccardo Benassi
regia Gabriele Lavia
produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana
“Lungo Viaggio Verso la Notte” è il titolo che Eugene O’Neill dà alla sua opera centrale, alla sua opera-confessione. Scritto tra il 1941 e il 1942 (prima assoluta nel febbraio 1956 a Stoccolma) dopo la morte dell’autore vinse il Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1957 ed è considerato il capolavoro del drammaturgo statunitense. (Il padre di O’Neill era stato un attore di grande successo, come il protagonista della sua opera teatrale). La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta, in fondo, è proprio casa sua. E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera, davvero amara, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto. Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza. Di Amore e disprezzo. Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina.


