Bonifica ambientale. Oggi il sopralluogo dell’assessora Priolo all’ex Lav-Fer di Campogalliano: “Restituiamo sicurezza, qualità ambientale e nuove prospettive ai territori”

Presente anche la sindaca, Daniela Tebasti. Da Piacenza a Rimini sono in tutto 17 i siti interessati, completati al 70%. Oltre 27 milioni di euro assegnati alla Regione per metterli in sicurezza e bonificarli. Quindici i Comuni coinvolti

BOLOGNA – Una ex area produttiva, alla periferia del paese, dove un tempo si svolgevano attività di zincatura a caldo, dismesse da oltre 25 anni, che avevano lasciato in eredità rifiuti anche pericolosi e il rischio di contaminazione dell’ambiente circostante.

È l’ex Lav-Fer di Campogalliano (Mo), uno dei 17 “siti orfani” dell’Emilia-Romagna interessati da operazioni di risanamento finanziate con oltre 27 milioni di euro di risorse Pnrr, assegnate alla Regione per interventi di recupero di aree a lungo compromesse. Un sito che entra nella fase conclusiva dell’intervento di bonifica, con la rimozione degli ultimi cumuli di materiale e lo smaltimento dei rifiuti, restituendo progressivamente sicurezza ambientale e nuove prospettive al territorio.

Oggi l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata, nell’ambito di un percorso di monitoraggio e verifica degli interventi. Presente anche la sindaca di Campogalliano, Daniela Tebasti.

“Con il piano di recupero dei siti orfani, l’Emilia-Romagna affronta nodi ambientali irrisolti da anni, compiendo un’azione di risanamento decisiva per superare criticità storiche e restituire finalmente alle comunità aree sicure e vivibili- commenta Priolo-. Si tratta di recuperare luoghi rimasti per troppo tempo inutilizzati o diventati pericolosi per la salute, per cause diverse. La bonifica, in questo caso ormai completata, non si limita alla tutela del suolo, ma inaugura una stagione di rinascita per questi spazi. Nel pieno rispetto delle tempistiche del Pnrr, siamo a circa il 70% del completamento”.

Siti orfani in Emilia-Romagna

Ex officine, fonderie, fabbriche di vernici e di prodotti chimici, ceramiche, depositi di ordigni bellici: attività produttive che, una volta dismesse, hanno lasciato sul territorio aree contaminate a causa dei residui e degli scarti delle lavorazioni. In Emilia-Romagna, per 17 di queste realtà – i cosiddetti ‘siti orfani’, così definiti perché il responsabile dell’inquinamento non è individuabile, non è più presente o non adempie agli obblighi previsti dalla normativa – sono in corso, o già conclusi, interventi di bonifica che consentono di risanare i terreniridurre l’impatto ambientale e favorire il recupero e il riuso delle aree.

Sono 15 le amministrazioni comunali coinvolte: Piacenza, Reggio Emilia, Casalgrande e Albinea (Re), Modena, Sassuolo, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Campogalliano e Spilamberto (Mo), Budrio (Bo), Ferrara, Bondeno e Terre del Reno (Fe), San Giovanni in Marignano (Rn).

L’area ex Lav-Fer srl

Il sito, che comprendeva un capannone e le zone asfaltate tutt’attorno, è stato gestito da diverse proprietà, a partire dalla metà degli anni ’70; le attività produttive sono terminate da più di 25 anni. A partire dal 1995 sono stati avviati dal Comune di Campogalliano, Provincia di Modena e Arpae (subentrata alla Provincia nelle competenze ambientali) numerosi provvedimenti amministrativi e penali contro l’abbandono di rifiuti, anche pericolosi, e la contaminazione ambientale. Nel corso degli anni successivi, anche in seguito alla cessazione definitiva dell’attività produttiva, sono state avviate misure per contenere e ridurre le fonti di possibile impatto ambientale. Tra il 2020 e il 2021 sono stati realizzati importanti interventi di messa in sicurezza dell’edificio industriale: il corpo di fabbrica principale è stato demolito, bonificandolo prima dalla copertura in amianto; sono state svuotate e rimosse alcune vasche e cisterne e smaltiti in sicurezza rifiuti e altri materiali presenti nel sito. Restavano tuttavia alcune strutture riconducibili alle precedenti attività produttive, tra cui componenti dell’impianto di depurazione dei fumi, cisterne fuori terra per la raccolta dell’acido cloridrico e diverse vasche in cemento, interrate e non, già svuotate dei contenuti originari (acido esausto, fanghi di depurazione e residui di lavorazione), ma contenenti acqua e possibili residui.

Nell’ambito del programma regionale di risanamento dei siti orfani – finanziato anche con risorse Pnrr per un importo di circa 488mila euro – sono state rimosse ulteriori strutture di contenimento, comprese le vecchie cisterne di deposito dell’acido cloridrico, consentendo approfondimenti sulle matrici ambientali del terreno. Sono stati quindi eseguiti interventi per la rimozione della contaminazione primaria e condotta l’analisi di rischio sui superamenti residuali delle sostanze. Conclusa la bonifica in relazione alla destinazione d’uso attualmente vigente (industriale/commerciale), è stato prescritto un ulteriore monitoraggio delle acque sotterranee per la durata di un anno.

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