Un mercato in forte crescita, che supera abbondantemente i 2 miliardi di euro di valore aggiunto, non accompagnato però da un utilizzo capillare, con solo il 10% della SAU coinvolta.
È questa la fotografia sull’agricoltura 4.0 emersa ieri nel corso della presentazione dei risultati della Ricerca 2025 dell’Osservatorio Smart AgriFood, andata in scena a Milano, presso l’Aula De Carli del Politecnico.
Il primo dato, come detto, è incoraggiante: lo scorso anno il mercato italiano legato alle soluzioni tecnologiche 4.0 dedicate all’agricoltura ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto al 2024: «Un segnale importante – analizza Confagricoltura Mantova – che conferma l’assoluta propensione dei nostri imprenditori agricoli all’innovazione e alla tecnologia. Tendenza fortemente confermata anche nella nostra provincia, che ogni anno intercetta gran parte dei fondi messi a disposizione per il miglioramento delle aziende e dei macchinari».
Serve crescere però: a livello nazionale infatti, solo il 10% della SAU (superficie agricola utilizzabile) è gestito con metodologie 4.0, e una delle ragioni è legata al fatto che spesso a investire sono aziende che già hanno avviato un percorso di questo genere in passato. «Non siamo in ritardo per motivi tecnologici – prosegue l’analisi di via Fancelli – ma più che altro per ragioni organizzative e culturali. Le cause sono la frammentazione delle strutture aziendali, competenze tecniche insufficienti, politiche non sempre coordinate e procedure burocratiche per l’accesso agli incentivi troppo complesse e farraginose».
Presenti come testimonial a Milano, grazie all’intermediazione di Enapra, l’ente di formazione di Confagricoltura, anche due aziende associate a Confagricoltura Mantova: Fondo Spinosa, allevamento di vacche da latte per la produzione di Grana Padano, e Orticoltura Gandini, specializzata nella produzione con metodo idroponico (fuori suolo) di pomodori.

«Nelle nostre serre – ha spiegato Francesco Porrini, Sales&Marketing Manager di Orticoltura Gandini – sono numerose le funzionalità che affidiamo al 4.0 e all’intelligenza artificiale. La più impattante è sicuramente quella relativa alla cosiddetta “crop registration”, vale a dire l’analisi dei parametri delle piante, che ci permette di ottimizzare sempre di più la produzione. Se tramite operatori umani riusciamo a coprire 24 piante alla settimana, con le nuove tecnologie tocchiamo quota 10.000 piante al giorno. Questo ci permette di avere una raccolta dati molto più attendibile e, di conseguenza, di collocarci sempre meglio sui mercati».
