Scopri SLOW DOWN: ̶C̶A̶T̶T̶L̶E̶ ̶ BATTLE AHEAD , un progetto del collettivo blaxTARLINES alla Biennale di Venezia, che esplora arte e emancipazione

Work presented in the Schools section of In Minor Keys

curated by Koyo Kouoh

at the 61st International Art Exhibition of La Biennale di Venezia.

“blaxTARLINES! We hack, we liberate, we share, we fail, we resurrect! Indeed, the subjunctive is our future, our past, our present, our joy!”

SLOW DOWN: ̶C̶A̶T̶T̶L̶E̶ ̶ BATTLE AHEAD. 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, In Minor Keys. Foto Luca Zambelli Bais. Courtesy: La Biennale di Venezia

VENEZIA – SLOW DOWN: ̶C̶A̶T̶T̶L̶E̶ ̶ BATTLE AHEAD è il progetto con cui il collettivo blaxTARLINES KUMASI ha risposto all’invito della curatrice Koyo Kouoh alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dove è presente, negli spazi dell’Arsenale, tra le sei organizzazioni guidate da artisti che compongono la sezione Scuole.

Ispirato alla Underground Railroad, rete storica che contribuì all’emancipazione delle persone schiavizzate, il collettivo si configura come un sistema contemporaneo di “ferrovie sotterranee”, con “stazioni”, “rifugi”, “conduttori”, “fuggitivi” e “accompagnatori”. Utilizzando una pratica curatoriale definita “curatela frattale”, che opera su più livelli di spazio e tempo, questo approccio si sviluppa attraverso modelli espositivi duplex, che permettono uno scambio di progetti dal vivo tra Venezia e altri luoghi.

Per la mostra In Minor Keys, blaxTARLINES KUMASI attiva i suoi portali strategici open-source: blaxxRADIO, blaxxMEDIA e blaxxLIBRARY.

blaxxRADIO e blaxxMEDIA offrono interviste, contenuti sonori preregistrati, playlist musicali e infrastrutture di livestream che collegano Venezia, Kumasi, Kampala e altre “stazioni”, mentre blaxxLIBRARY– sottotitolata On Ghosts, Resurrections, and Debris from by-passed Futures – costruisce un ambiente multisensoriale e tattile con oggetti, suoni, libri, testi in braille, murales, installazioni, archivi video e sonori, documenti digitalizzati e altro.

La dimensione tattile è ulteriormente enfatizzata dall’omaggio a Lionel Idan, progettista del telaio Boku, e l’Affortey [Invaloom], ideato per persone su sedia a rotelle o con paraplegia.

In un quadro espositivo in cui la sezione Scuoleintende “riflettere un’etica condivisa e una pratica collaborativa che intreccia arte e responsabilità sociale”, l’inserimento di blaxTARLINES come scuola ne evidenzia l’impegno verso la “conoscenza condivisa e l’autonomia dalle forze di mercato”, radicato nella lunga attività e guida di Kąrî’kạchä Seid’ou – artista, intellettuale, poeta, docente, matematico, storico dell’arte africana – il cui dipinto SLOW DOWN: ̶C̶A̶T̶T̶L̶E̶ ̶ BATTLE AHEAD (1995) dà il titolo all’intervento del collettivo in mostra.

La leadership di Kąrî’kạchä Seid’ou – in particolare attraverso l’Emancipatory Art Teaching Project (2003 – oggi) e le varie iterazioni delle pratiche artistiche non proprietarie ​​– ha posto le basi per la nascita di blaxTARLINES. Promuovendo una pedagogia emancipatrice, Seid’ou e i suoi collaboratori hanno coltivato una cultura di generosità non reciproca, che mette in discussione le forme tradizionali di proprietà nella produzione artistica. In questo contesto, il collettivo continua a essere guidato dal principio: “trasformare l’arte da merce a dono.”

blaxTARLINES può essere descritto come una coalizione artistica open-source, un movimento di lavoro artistico, un esperimento pedagogico, un’economia della condivisione, una rete sotterranea di emancipazione – e allo stesso tempo non coincide esclusivamente con nessuna di queste definizioni. Ospitato dal principale istituto artistico del Ghana, la Kwame Nkrumah University of Science and Technology (KNUST) di Kumasi, il collettivo è oggi diffuso globalmente su cinque continenti.

kąrî’kạchä seid’ou(signed Kevin Amankwah), 1995. UNTITLED_[SLOW DOWN_CATTLEBATTLEAHEAD], Oil on Canvas,105x135cm approx. Private Collection

Team curatoriale (Slow Down: ̶C̶A̶T̶T̶L̶E̶ Battle Ahead)

Kwasi Ohene-Ayeh, George Buma Ampratwum, Kwaku Boafo Kissiedu (Castro), Tracy Naa Koshie Thompson, Bernard Akoi-Jackson, Ibrahim Mahama, Kąrî’kạchä Seid’ou

Consulenza curatoriale

Edwin Kwesi Bodjawah, Rosemary Esinam Damalie, Dorothy Amenuke, Michael Adashie, Kwame Opoku Bonsu, Eyram Donkor, Kwabena Afriyie Poku, Adjo Daiki Apodey Kisser, Yaw Mantey Jectey-Nyarko, Felix Annor-Anim, Emmanuel Antwi

Team tecnico

Cyril Adala, Antwi Agyei, Isaac Donkor (ID), Gershon Gidisu

Team organizzativo

Justice Amoh, Sam Amegavi, Chris Edzordzi Parker Sefogah (Megborna), Gideon Hanyame, Samuel Baah Kortey, Kekeli Bamezor, Andrews Siaw Nubuour, Dennis Nii Ankamah Addo, Al Hassan Issah, Paul Amoatey, Ansu Joel, Isaac Kusi, Apini Moses, Eleagbe Gracious, Owusu Emmanuel, Thomson Kwabena, Oliver Kwadwo, Baffoe Kwabena, Annoh Kofi Martine, Sudai Osman, Jonathan Agyeman, Alfred Aboagye, Larry King Jambuke, Mensah Ceron Selorm

Prodotto con il supporto di

Teiger Foundation, American Friends of Zeitz MOCAA, APALAZZOGALLERY, Mercedes Vilardell, Archive Books, Compound House Gallery, VODO Arts Society, UNDER GROUND Kampala, SCCA Tamale, Red Clay

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