Scopri la mostra Aurelio Amendola. Capolavori fotografati a Palazzo Reale di Milano, dal 16 giugno al 6 settembre 2026.
Una celebrazione della fotografia d’arte.

Aurelio Amendola, Giuliano de’ Medici, Michelangelo – Cappelle Medicee, Firenze, 2004, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 110 x 150 cm (115 x 155 cm con cornice), © Aurelio Amendola
MILANO – Aurelio Amendola torna a Palazzo Reale di Milano a trent’anni dalla mostra personale Cappelle Medicee (1995): dal 16 giugno al 6 settembre 2026 le sale del palazzo ospiteranno Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo, esposizione promossa da Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, in collaborazione con Associazione Culturale BUILDING.
Attraverso 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, la mostra celebra gli aspetti più emblematici della ricerca di Amendola (Pistoia, 1938), figura centrale della fotografia d’arte contemporanea, che si distingue per la capacità di attraversare la storia dell’arte e trasformare la luce in racconto, con uno sguardo sensibile e intenso.
Cuore della mostra è il dialogo che il fotografo ha saputo instaurare, attraverso il proprio obiettivo, con alcuni dei più grandi protagonisti della storia dell’arte. Dalle sculture immortali di Michelangelo Buonarroti (1475–1564), Gian Lorenzo Bernini (1598–1680) e Antonio Canova (1757–1822), fino alla forza espressiva del contemporaneo – rappresentata da Alberto Burri (1915–1995), Emilio Vedova (1919–2006) e Hermann Nitsch (1938–2022) – le sue immagini rivelano tanto la vita segreta delle opere quanto l’identità profonda degli artisti. A questa ricerca si affianca una sezione dedicata al Duomo di Milano con una serie di scatti inediti che indagano la cattedrale come organismo plastico e materia scolpita: non solo architettura, ma vera e propria scultura attraversata dalla luce e dal tempo.
Configurandosi come un viaggio che mette in relazione pratiche artistiche e periodi storici diversi, Aurelio Amendola. Capolavori fotografati costruisce una narrazione visiva potente e stratificata che rilegge la storia dell’arte da una prospettiva intima e personale, interrogando la materia, il gesto e la memoria.


© Aurelio Amendola
Il percorso espositivo si apre con un primo nucleo di 41 fotografie – qui riunite anche grazie ai prestiti di prestigiose collezioni italiane e internazionali, come la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e Nitsch Foundation di Vienna – dedicate a tre grandi protagonisti del secondo Novecento, la cui pratica artistica è profondamente legata all’azione: Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova. Nei loro lavori il gesto si fa segno, materia, energia e poi opera: traccia visibile dell’atto creativo. Amendola li ritrae nei rispettivi atelier, cogliendone la dimensione più intima e, al tempo stesso, dinamica, restituendo nelle immagini la forza e l’intensità della loro arte.
Tra le opere presentate, una selezione di scatti illustra le “azioni rosso sangue” realizzate da Hermann Nitsch nel castello di Prinzendorf nel 2012, condensando l’essenza della sua pratica in una narrazione più raccolta e inedita rispetto alla dimensione performativa e corale che caratterizza le sue azioni.

105 x 150 cm (110 x 155 cm con cornice), © Aurelio Amendola
Di particolare rilievo sono le celebri Combustioni di Alberto Burri: nel 1976, a Città di Castello, Amendola realizza una sequenza fotografica in cui l’artista è colto nell’atto di bruciare una superficie plastica, alterandone la materia. In queste immagini emerge con chiarezza un processo creativo, in cui il gesto — insieme meccanico e spontaneo — dà forma ad alcuni dei suoi esiti più iconici.
Nelle fotografie del 1987 dedicate a Emilio Vedova, emerge invece il vortice generativo della sua arte. L’energia che attraversa le opere — in particolare i grandi tondi — si manifesta come estensione diretta di una gestualità tesa, nervosa, ma al contempo controllata: Vedova è colto mentre si muove nello spazio dell’atelier come in un campo d’azione, e il suo corpo diviene matrice del segno pittorico.
La mostra prosegue con una sala interamente dedicata a 9 fotografie del Duomo di Milano (2009), esposte per la prima volta al pubblico. Attraverso dettagli, prospettive e giochi di luce, la cattedrale viene riletta nella sua complessità formale e forza espressiva. Nel contesto di Palazzo Reale e della sua prossimità fisica con il Duomo, la presenza di questi scatti assume un valore particolarmente evocativo, rafforzando il dialogo tra immagine e luogo, rappresentazione e presenza.

100 x 100 cm (105 x 105 cm con cornice), © Aurelio Amendola
Il percorso espositivo include inoltre 35 scatti che ritraggono alcuni dei più celebri capolavori scultorei di grandi Maestri italiani del passato: Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti.
Attraverso eleganti giochi di luce che esaltano la superficie marmorea, le fotografie in bianco e nero di Amendola mettono in evidenza prospettive e dettagli, offrendo scorci inediti dei diversi gruppi scultorei: dalla drammaticità del Ratto di Proserpina (1621–1622) di Bernini, alla delicatezza del tempo sospeso nell’abbraccio tra Amore e Psiche (1787–1793) di Canova, fino allo sguardo profondo della statua di Giuliano de’ Medici, realizzata da Michelangelo per le Cappelle Medicee della Sagrestia Nuova a Firenze (1521–1534). Il marmo conserva la traccia dell’intervento dello scultore, disvelandosi come materia viva e vibrante. La superficie, animata dai giochi di luce e chiaroscuro, viene ulteriormente riletta dallo sguardo del fotografo, che ne fa emergere una nuova intensità.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Skira, in edizione bilingue (italiano e inglese), che presenta il lavoro di Aurelio Amendola attraverso la selezione delle opere esposte in questa occasione a Palazzo Reale.
Palazzo Reale, Milano
martedì – mercoledì – venerdì – sabato – domenica, 10.00 – 19.30
giovedì, 10.00 – 22.30
Ingresso gratuito
Aurelio Amendola
Nato a Pistoia nel 1938, Aurelio Amendola è uno dei più importanti fotografi d’arte italiani. Nel corso della sua carriera si dedica ai temi del contemporaneo, realizzando ritratti dei grandi maestri del Novecento come Giorgio de Chirico, Arnaldo Pomodoro, Mario Schifano, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. Grazie al rapporto diretto con artisti come Giacomo Manzù, Agenore Fabbri, Mario Ceroli, Giuliano Vangi, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Claudio Parmiggiani e Mimmo Paladino realizza numerose monografie fotografiche corredate dai suoi scatti. Fondamentali i sodalizi con Marino Marini e Alberto Burri. Parallelamente sviluppa una ricerca dedicata alla scultura rinascimentale e classica, fotografando opere di Donatello, Jacopo della Quercia, Luca della Robbia, Antonio Canova, Gian Lorenzo Bernini e soprattutto Michelangelo Buonarroti, cui dedica cataloghi, mostre e monografie. Il suo approccio si distingue per una visione emotiva e sensoriale, lontana dal semplice documentarismo.
Tra i primi lavori spicca Il pulpito di Giovanni Pisano a Pistoia (1969), nato da una lunga campagna fotografica iniziata nel 1964. Nel 1994 pubblica Un occhio su Michelangelo, dedicato alle Cappelle Medicee di San Lorenzo a Firenze, vincendo il Premio Oscar Goldoni come miglior libro fotografico dell’anno. Realizza inoltre importanti volumi sulla Basilica di San Pietro, interpretata attraverso prospettive e dettagli inediti.
Nel corso degli anni Aurelio Amendola sperimenta continue contaminazioni tra antico e contemporaneo, attraverso azzardi, giustapposizioni e intrecci visivi che conferiscono al contemporaneo una matrice classica e all’antico una sensibilità attuale. Ne nascono immagini e sequenze fotografiche senza tempo, dedicate tanto alla ritrattistica e alla statuaria quanto a luoghi simbolici come il Duomo di Milano, Matera, San Galgano, il parco della Collezione Gori-Fattoria Celle, il Vittoriale degli Italiani e il Cretto di Burri. Sulla sua opera hanno scritto studiosi e critici come Antonio Paolucci, Tomaso Montanari, Maurizio Calvesi, Bruno Corà e Vincenzo Trione. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra cui Fondazione Maramotti, GAM Torino, Fondazione Arnaldo Pomodoro, MAXXI, Fondazione Alberto Burri e Galleria degli Uffizi.
Tra le principali esposizioni: Cappelle Medicee a Palazzo Reale di Milano (1995), Michelangelo Scultore al Museo Ermitage (2007), In Atelier fotografie dal 1970-2014 alla Triennale Milano (2014). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio “Cino da Pistoia” (1997), “Il Micco” (2012), il diploma Accademico Honoris Causa e il titolo di Accademico d’Italia (2014). Nel 2009 è stato ricevuto da Papa Benedetto XVI nella Cappella Sistina. Nel 2021 Pistoia gli dedica la mostra Un’Antologia, seguita nel 2022 dall’esposizione al Castello Svevo di Bari. Nello stesso anno il Museo dell’Opera del Duomo inaugura la mostra Lo sguardo di Aurelio Amendola fra naturalismo e astrazione. Nel 2023 la Holden Luntz Gallery espone opere dedicate a Michelangelo, Canova e Bernini, mentre la mostra Amendola Burri Vedova Nitsch azioni e gesti viene presentata alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e successivamente alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova. Nel 2024 Amendola viene omaggiato al Teatro alla Scala. Nel 2025 la Gypsotheca Antonio Canova acquisisce alcune sue opere grazie al progetto “Strategia Fotografia 2024”. Nel 2025, al MIA Photo Fair BNP Paribas, presenta una selezione di ritratti fotografici di artisti contemporanei e, parallelamente, nell’esposizione Aurelio Amendola presso BUILDING TERZO PIANO viene approfondito il dialogo del fotografo con le opere di Michelangelo Buonarroti, Antonio Canova e Gian Lorenzo Bernini.


