MANTOVA – E’ stato presentato, nella sede di Fondazione Banca Agricola Mantovana (via I. Nievo, mantova) il tomo degli Inventari e registri alla corte di Mantova da Luigi a Francesco I Gonzaga, a cura di Ugo Bazzotti e Anna Maria Lorenzoni; pubblicato da Il Rio Edizioni.
L’opera, è stata realizzata da Fondazione Banca Agricola Mantovana, con la collaborazione di: Accademia Nazionale Virgiliana, Archivio di Stato di Mantova, Archivio Storico Diocesano di Mantova, Biblioteca Comunale Teresiana, Comune di Mantova, Palazzo Ducale di Mantova
L’opera in breve
I primi due volumi di quest’opera accolgono la trascrizione integrale degli inventari e dei registri gonzagheschi dalla prima metà del Trecento agli inizi del Quattrocento. Oltre mille pagine di dati archivistici, in gran parte inediti, sull’arte, gli abiti, i gioielli, la religione, la tecnologia offrono la più ampia e coerente testimonianza sinora pubblicata sulla vita quotidiana, le relazioni e gli eventi salienti di una corte italiana del Medioevo maturo, nella prima fase della sua brillante affermazione politica e culturale. L’immediato interesse destato tra gli studiosi, a lavoro in corso, è attestato dai trenta contributi che specialisti di varie discipline hanno messo a disposizione. Ne risulta una mirabile antologia accolta nel terzo volume. Nel quarto volume si trovano un glossario, schede su genealogie e araldica, un’indagine sulle filigrane che traspaiono dagli antichi fogli, gli indici onomastici e toponomastici e l’estesa bibliografia.
Quattro volumi
Pagg. 1928
Formato 16,8×24
brossura con alette, ill. a colori e b/n
Euro 150,00
Presentazioni di
Alberto Arrigo Gianolio, Presidente Fondazione Banca Agricola Mantovana
Mattia Palazzi, Sindaco di Mantova
Roberto Navarrini, Presidente dell’Accademia Nazionale Virgiliana
Testi di
Gianluca Ameri, Christina Antenhofer, Cecilia Baraldi, Ugo Bazzotti, Roberta Benedusi, Paola Besutti, Claudia Bonora Previdi, Cristina Borgioli, Marco Callegari, Andrea Canova, Roberto Capuzzo, Massimiliano Cenzato, Fulvio Cervini, Maria Nadia Covini, Giulio Girondi, Maria Antonietta Grignani, Isabella Lazzarini, Anna Maria Lorenzoni, Riccardo Pallotti, Marco Petoletti, Fausta Piccoli, Massimo Rossi, David Scott-Macnab, Matilde Silla Sgarbi, Ledo Stefanini, Raffaele Tamalio, Luisa Onesta Tamassia, Debora Trevisan, Lisa Valli, Marco Veneziale, Andrea Zanca
Lineamenti dell’opera
Ugo Bazzotti, Anna Maria Lorenzoni, curatori
- Scelta dei materiali. Abbiamo inteso raccogliere tutti i più antichi inventari e registri esistenti nell’Archivio Gonzaga, di proprietà del Comune di Mantova e custodito presso l’Archivio di Stato.
- Cronologia. Il documento più antico (databile nei primi anni Venti del Trecento) è un breve inventario di dote di Caterina Malatesta, seconda moglie di Luigi Gonzaga, primo Capitano del popolo di Mantova e Vicario imperiale. Ci siamo fermati al 1407, data del testamento fedecommesso di Francesco I in favore del figlio minorenne Gianfrancesco, con relativo inventario. Per un registro iniziato nel 1397, si è giunti alla fine dello stesso, in data 1413.
- Tipologia 1. Inventario. Non necessariamente steso in occasione del trapasso del proprietario, è un elenco di beni esistenti a corte in quel momento, o costituenti la dote di matrimonio di una sposa. Gli inventari registrano di norma la natura, la quantità degli oggetti, il tipo di lavorazione, i dati metrici o ponderali, la provenienza e, talvolta, il valore venale. Vi sono spesso registrazioni successive che danno conto di cessioni o spostamenti degli oggetti.
- Tipologia 2. Registro. Premesso che i singoli pezzi d’archivio erano all’epoca denominati libri, (per es. Liber iocalium = Inventario dei gioielli), per comodità denominiamo registri i documenti ove si annotano l’acquisto di beni, la riparazione, la trasformazione degli oggetti, le forniture temporanee della suppellettile di casa per le camere degli ospiti, per banchetti e cerimonie, e così via. Compaiono i nomi degli artefici, le commissioni, i compensi; vi si trova abbondante messe di dati sulle misure, sui costi, sulle leghe metalliche, fino alla fusione di consistenti quantità di oggetti d’argento e d’oro «pro faciendo moneta». Frequenti sono pure le informazioni relative a prestiti su pegno concordati con banchi feneratizi mantovani o, più spesso, veneziani.
- Tipologia 3. Fogli sciolti, biglietti, frammenti. Solo due bifogli sciolti sono stati annoverati, per importanza e ricchezza di dati, come documenti autonomi. Foglietti volanti o frammenti, già inseriti dall’Archivio nei vari libri e numerati, sono stati tutti trascritti nel libro che li include.
- Dati quantitativi sul lavoro di trascrizione.
Documenti: 31.
Pagine di documenti originali: 1660 circa.
Le trascrizioni in Word assommano a 1045 cartelle da 2000 battute; in totale: 377.800 parole, 2.089.747 caratteri (spazi compresi).
La relativa composizione a stampa inizia a p. 35 del I volume e si conclude a p. 1086 del II.
- Lingua: i documenti sono in latino medievale, con molti termini dialettali latinizzati; un inventario e un elenco dotale sono in volgare mantovano; inserti in volgare sono presenti in varie carte.
- Glossario: tutti i termini non appartenenti al latino classico, o latini ma con accezione specifica locale, sono raccolti in un glossario di 1544 lemmi, con 1200 citazioni tratte dai manoscritti analizzati.
- La pubblicazione conta quattro volumi, per un totale di 1928 pagine.
I primi due volumi ospitano le trascrizioni dei documenti, preceduti da schede codicologiche.
Il terzo raccoglie saggi di studiosi che illustrano aspetti salienti e inediti pertinenti alle fonti archivistiche trascritte.
Il quarto contiene apparati: glossario, alberi genealogici, appunti sull’araldica gonzaghesca (stemmi e imprese), filigrane, tabelle, indici, ecc.
L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Comune di Mantova, la collaborazione dell’Archivio di Stato di Mantova e dell’Accademia Nazionale Virgiliana. Ha ricevuto preziosa assistenza dal Museo di Palazzo Ducale, dalla Soprintendenza, dalla Biblioteca Comunale Teresiana e dall’Archivio Storico Diocesano.
La Fondazione Banca Agricola Mantovana ha finanziato il progetto.
L’opera è edita da: Il Rio – Viale delle Rimembranze, 1B – Mantova
Presentazione
Alberto Arrigo Gianolio, Presidente Fondazione Banca Agricola Mantovana: Un lavoro prezioso che, grazie alla competenza specialistica degli autori e alla loro paziente accuratezza, ci restituisce un quadro dettagliato degli inventari gonzagheschi. La famiglia che ha reso Mantova una delle capitali europee del Rinascimento si legge attraverso le decisioni politiche, gli intrecci dinastici, l’abilità diplomatica, gli sconfinati possedimenti, ma anche attraverso gli oggetti della quotidianità che testimoniano e, in filigrana, tradiscono gusti, abitudini, umori e, financo, capricci. Si disvela la loro dimensione privata. Cosicché li sentiamo umanamente vicini e, quasi si fossero annullati tempo e spazio, nostri “contemporanei”.
Nota introduttiva
Isabella Lazzarini
La storia di Mantova e quella dei Gonzaga si sono intrecciate in innumerevoli occasioni, la seconda interpretata e intesa spesso come sinonimo della prima. Il lignaggio di milites d’età canossiana divenuti signori e poi principi ha plasmato l’immagine della città con una forza che si può comparare solo all’impatto identitario dell’altro nume tutelare di Mantova, Virgilio, ma con una concretezza, almeno monumentale, che certo il poeta augusteo non poté avere. La dinastia gonzaghesca è stata cantata, narrata, rappresentata, studiata nei secoli in molti modi e da molte voci: questa polifonia ha costruito nel tempo un racconto complesso, influenzato di volta in volta dalle condizioni politiche e culturali della sua composizione. Tale racconto, come tutte le ‘storie’ collettive, ha illuminato alcune vicende, occultandone altre, non necessariamente sempre nello stesso modo. In questa lunga vicenda di appartenenze reciproche tra la dinastia e la città, dunque, il secolo della presa di potere dei Gonzaga su Mantova e il suo contado non è tra i più noti. Superato dagli splendori rinascimentali del Quattro-Cinquecento e dalla grande narrazione della decadenza seicentesca culminata nella peste manzoniana, nel sacco dei lanzichenecchi e nell’ingloriosa fine della dinastia ai primi del Settecento, alle soglie dell’età teresiana, i decenni che vanno dal 1328 al 1407 rimangono sullo sfondo, riassunti in pochi eventi fondativi talora più citati che conosciuti (la morte di Passerino, la magna curia del 1340, la costruzione del castello di San Giorgio e del santuario delle Grazie), complici in questa distanza sia le fonti d’archivio, difficili e frammentarie, sia un’immagine artistica e urbanistica che, a parte poche eccezioni monumentali sovente trasformate nei secoli, rimane residuale, da cercarsi tra le tracce ben più eloquenti delle età successive.
Ugo Bazzotti e Anna Maria Lorenzoni hanno affrontato di petto questo difficile silenzio portando a termine un’impresa davvero ambiziosa: l’edizione dei trentuno “inventari” conservati nella cancelleria gonzaghesca e finiti poi nelle serie dell’Archi-vio Gonzaga, nucleo centrale dell’Archivio di Stato di Mantova, è infatti un’opera destinata a restare, il frutto insieme di pazienza e determinazione, finezza e lungimiranza.
Su quest’ultima – la lungimiranza dell’iniziativa – mette conto in particolare soffermarsi brevemente, visto che la storia medievale mantovana non manca di edizioni documentarie importanti anche in anni recenti: si pensi solo al Liber privilegiorum communis Mantue edito nel 1988 da Roberto Navarrini, agli Statuti bonacolsiani del 1313, editi nel 2002, da Ettore Dezza, Anna Maria Lorenzoni e Mario Vaini, a Mantova 1430. Pareri a Gian Francesco Gonzaga per il governo, a cura di Maria Antonietta Grignani, Anna Maria Lorenzoni, Annamaria Mortari e Cesare Mozzarelli nel 1990, o alla recente edizione del Liber magne curie del 1340 a cura di Chiara Buss e Daniela Ferrari (2016). Trascrivere, commentare e presentare gli inventari gonzagheschi, corredandoli di apparati importanti per la loro comprensione come le schede codicologiche, gli indici, il glossario, gli alberi genealogici delle diverse dinastie che si intrecciarono ai Gonzaga e le schede essenziali dei signori di Mantova della casa di Gonzaga, dal fondatore Luigi a Francesco, IV capitano e ultimo vicario imperiale, è infatti un’idea lungimirante, anche nel solco delle precedenti grandi iniziative editoriali cui si è accennato. La peculiarità di queste scritture sta infatti nella ricchezza pressocché inesauribile di informazioni che offrono sulla società mantovana (ma in realtà padana e peninsulare) nel tardo medioevo. Gli inventari quindi rendono accessibili alle ricerche che verranno materiali, temi e filoni di storia in ogni direzione, dalla storia politica, dinastica, diplomatica alla storia economica, sociale e della civiltà materiale, dalla storia della cultura alta e mediana alla storia delle arti e della mobilità di persone, oggetti e idee, unendo nel farlo le vicende degli uomini e delle donne del lignaggio e di quanti e quante intorno al lignaggio gonzaghesco girarono in vari modi.
Gli “inventari” del titolo non sono solo, come si potrebbe pensare, elenchi di oggetti. Non lo sono innanzitutto dal punto di vista della loro natura documentaria. Sparpagliati in più di una serie archivistica dagli ordinamenti successivi, sono scritture diverse tra loro, ma accomunate dalla necessità di tenere conto dei flussi delle cose e del loro valore. Sono registri e registrini di conti e di ricchezze (come il registro dell’argento datum extra Voltam tempore guerre), itinerari di oggetti che si spostano dalla città al contado, dai palazzi alle residenze rurali. Sono inventari veri e propri, anche qui di natura e valore diverso: inventari di beni dotali, inventari ante et post mortem; inventari generali e inventari particolari, di libri, di gioielli, di argenterie. Sono documenti difficili, sia dal punto di vista diplomatistico (spesso privi di incipit, incompleti o di interpretazione problematica se posti in serie con i coevi documenti patrimoniali e contabili), sia dal punto di vista paleografico: se confrontata con l’elegante corsiva cancelleresca di sapore umanistico o anche con le nitide notarili del secolo successivo, la scrittura di queste carte è più ostica, meno immediatamente leggibile.
Gli ‘inventari’ poi non sono semplici elenchi di oggetti anche nella loro natura sostanziale: attraverso l’arazzo dinamico di queste scritture, infatti, un intero mondo prende vita. Sono dunque anche registrazioni della mobilità degli oggetti, chiavi per leggere rapporti complessi imperniati su cose e persone: si pensi per esempio ai calici prestati a Sant’Andrea per contenere la reliquia più preziosa della città, il sangue di Cristo, e poi solo in parte restituiti, o ai gioielli e ai libri delle Gonzaga e delle spose Gonzaga, passati di madre in figlia, di suocera in nuora, di zia in nipote, alle argenterie con stemmi e imprese di altri lignaggi che ne rivelano la circolazione anche a distanza di generazioni. Dall’apparente ripetitività delle liste e delle notazioni formulari emergono, a leggerle con attenzione, storie e vicende, flussi e intrecci, nomi e persone: seguirne le tracce, come fanno molti dei contributi a corredo, allarga gli orizzonti locali sia alla rete fittissima dei rapporti politici e culturali del contesto padano trecentesco, sia a una più vasta circolazione di saperi e di capacità, dall’arte di cacciare col falco all’uso delle pietre preziose, dalla medicina alla devozione.
La grande familiarità dei due curatori con queste fonti – Bazzotti non è certo nuovo a questi studi e Lorenzoni è fine editrice di fonti medievali – hanno loro permesso di affrontare questo corpo documentario con maestria e sicurezza. Il risultato è un’opera complessa e ricchissima, cui ha dato corpo e sostegno il senso vivo del passato e l’interesse per la storia di Mantova della Fondazione Banca Agricola Mantovana, con la collaborazione dell’Archivio di Stato e la partecipazione dell’Accademia Nazionale Virgiliana, dell’Archivio Storico Diocesano, della Biblioteca Comunale Teresiana e del Complesso Museale di Palazzo Ducale.
Si tratta, come dicevo, di un’opera ambiziosa e articolata: al suo centro sono i due volumi dell’edizione degli inventari e delle schede codicologiche; intorno a questo nucleo centrale, l’edizione si arricchisce di un volume di contributi di ricerca di studiosi e studiose nazionali e internazionali; un ultimo volume contiene il corredo di apparati critici, glossari e schede genealogiche. Per chiudere questa breve nota introduttiva, vorrei soffermarmi un momento sul volume di contributi: la sua ricchezza e la sua eterogeneità, infatti, sono al tempo stesso il primo frutto dell’edizione e un riflesso delle possibili piste di ricerca che avere una versione a stampa e scientificamente affidabile degli inventari apre improvvisamente. I contributi arrivano da studiosi e studiose di discipline diverse e diverse appartenenze istituzionali e si strutturano sia per costruire la cornice di riferimento delle fonti edite, sia per approfondirne aspetti e temi.
Così, una serie di interventi “quadro” ci presenta la città (Bonora Previdi); il microcosmo della reggia gonzaghesca (Girondi); l’entità politica diseguale costituita dalla città, dal suo territorio e dai suoi signori (e signore) e le loro carte (Lazzarini). Vengono poi le carte: l’Archivio Gonzaga attraverso le vicende del suo costruirsi e ordinarsi attraverso i secoli (Tamassia) e l’oggetto documentario rappresentato dagli inventari tardomedievali di beni (Antenhofer), per chiudere con il testamento dell’ultimo signore gonzaghesco, Francesco Gonzaga IV capitano, dei cui inventari (i più noti tra quelli editi) si dà una nuova, completa edizione, insieme con la scheda descrittiva (Cenzato; Baraldi e Silla Sgarbi).
Un secondo gruppo di saggi presenta il mobile e aggressivo mondo signorile padano, che prende vita attraverso le vicende dei maggiori lignaggi vicini ai Gonzaga e il loro intrecciarsi – per guerra e per pace, tra morti e matrimoni – con i mantovani: i Visconti (Covini), gli Este (Pallotti), i Malatesta (Tamalio), i da Carrara (Callegari). Un po’ paradossalmente, verrebbe da dire, ma in realtà in modo comprensibile, manca il più prossimo tra questi lignaggi, gli Scaligeri di Verona, di volta in volta astuti alleati e pericolosi rivali: le loro vicende genealogiche in questi decenni rimasero infatti prudentemente lontane da Mantova.
Infine, il gruppo più numeroso di saggi esplora grazie a tagli interpretativi diversi la ricchezza degli inventari e il loro comporre un sistema documentario che si intuisce complesso ma coerente con le altre scritture gonzaghesche (o quanto meno quelle che ci sono rimaste). Così alcuni saggi ruotano intorno a oggetti concreti come gli smalti (Ameri), i reliquiari (Capuzzo), i tessuti (Brogioli), le armi (Cervini), le monete (Rossi), le filigrane (Benedusi). Altri si incentrano sugli oggetti di una persona, ricostruendone attraverso vesti, gioielli o altre raffigurazioni il ruolo nel lignaggio e nella società (penso al saggio dedicato da Fausta Piccoli ad Alda d’Este e alle sue vesti) o su pratiche e saperi come la medicina (Zanca), l’abaco e l’algoritmo, essenziali per fonti come gli inventari, che erano innanzitutto registrazioni di oggetti e beni di valore (Stefanini), la musica (Besutti), la caccia (ScottMacNab) o eventi rituali importanti come i palii (Bazzotti). Una panoramica sui terre e castelli (Valli), la ricostruzione del trasferimento della corte da Mantova a Goito in tempo di peste (Bazzotti-Lorenzoni) e affondi su complessi fortificati e residenze come Redondesco (Trevisan) completano l’analisi restituendo a lettori e lettrici un aspetto fondamentale del dominio gonzaghesco nel secondo Trecento, messo in luce già a partire dagli studi di Mario Vaini, quello della strutturazione del territorio e della penetrazione edilizia militare e residenziale dei Gonzaga nel contado. Palazzi e rocche sono elementi importanti negli inventari, perché è qui che le argenterie, la biancheria da letto e da tavola e il vasellame conservati nel complesso palaziale cittadino si spostavano ogniqualvolta fosse necessario e di questi movimenti veniva tenuta accurata traccia.
Ho tenuto per ultimi, infine, due altri gruppi di saggi che si occupano di linguaggio, scritture, libri. Un capitolo a parte infatti, di risalente storiografia, è costituto dalla questione complessa della biblioteca dei Gonzaga, o meglio dei patrimoni librari dei membri naturali e acquisiti della dinastia. A questo tema sono dedicati tre saggi di grande finezza, che ricostruiscono gli studi su questi celebri inventari (Canova), i percorsi dei libri dei signori tra doni, commissioni, scambi, prestiti e passaggi tra individui e dinastie (Petoletti) e la recente attenzione all’affiorare dell’iniziativa femminile in questi stessi circoli intellettuali signorili (Veneziale). Parallelo e complementare è infine il tema del linguaggio, di quel volgare che inizia a farsi spazio nella comunicazione politica e nella gestione patrimoniale dei Gonzaga (Grignani) e che, combinato con la definizione formale e la crescita di scritture documentarie come i carteggi, permette di integrare e sostanziare le scarne note degli inventari, ricollocandole nel vivo delle vicende quotidiane (Lorenzoni).
Questi saggi sono vari e diversi: non esauriscono certo tutte le possibili piste di ricerca animate dal patrimonio di informazioni racchiuso negli inventari, ma danno più che un’idea della ricchezza di questa fonte e della società signorile che l’ha prodotta. Con l’avvicinarsi, nel 2028, del settecentesimo anniversario della presa di potere dei Gonzaga su Mantova, è difficile immaginare un modo migliore per aprire una profonda e articolata riflessione su questa fase iniziale e costruttiva della dinastia gonzaghesca nel contesto della trasformazione dell’Italia tardomedievale.
Preambolo
Ugo Bazzotti, Anna Maria Lorenzoni
… quae non prosunt singula, multa iuvant
Ovidio, Remedia amoris, 420
Gli archivi storici di Mantova sono frequentati da studiosi di tutto il mondo, perché le figure e gli eventi che ne emergono sono numerosi e rilevanti, soprattutto per quanto riguarda il periodo gonzaghesco. E da più di un secolo l’Archivio di Stato, che custodisce il ricco Archivio Gonzaga, è munito di fondamentali mezzi di corredo che agevolano le ricerche e l’apertura a ulteriori prospettive. Rammentiamo che nella città sono di grande interesse per contenuti e pregevoli per organizzazione anche l’Archivio Storico Diocesano, l’Archivio Storico Comunale, l’Archivio dell’Acca-demia Nazionale Virgiliana.
La prassi di ricerca ampiamente condivisa, seguita anche da chi scrive, è quella di indagare e riportare alla luce argomenti specifici di studio, con ogni possibile, utile diramazione. Da questi lavori possono nascere brevi testimonianze o corpose ricostruzioni di fenomeni storici. Anche noi, per decenni, abbiamo individuato e seguito semplici percorsi tra le buste d’archivio. Il piacere che abbiamo provato nel consultare le carte, non solo per ricercare elementi particolari, ma per godere il vasto panorama di una antica, ordinata raccolta, ci ha indotto a una scelta radicale: recuperare e mettere a disposizione di tutti un settore significativo dell’Archivio Gonzaga. Ci siamo trovati concordi nello scegliere l’intera documentazione di inventari e registri medievali, a partire dal 1320 circa per chiudere con i due corposi inventari sincroni in morte di Francesco I Gonzaga, redatti nel 1407.
Ci sia concessa qualche indicazione quantitativa. Gli estremi cronologici vanno meglio precisati: dal 1320 al 1369 troviamo solo tre brevi inventari dotali, per un totale di 5 pagine dattiloscritte, 1643 parole. Gli altri documenti, inventari, registri e, da ultimo, un elenco di beni posti in vendita a fine 1407, portano al seguente conteggio, comprendente i titoli e le schede codicologiche: 824 pagine; 335.633 parole, 2.080.930 caratteri. Le trascrizioni riguardano 31 pezzi, che abbiamo distinto in 22 inventari, 8 registri, un bifoglio di calcoli. Salvo ipotesi non verificabili, la creazione sistematica, a corte, di documenti fondati sulla registrazione di beni materiali comincia nel 1381 con un ampio
Abbiamo assegnato il termine inventario ai documenti che rispondono alla tradizionale accezione di elenco di beni identificati ed elencati in un determinato momento, in un preciso luogo. Gli inventari nuziali hanno un fascino particolare, con la ricchezza dei corredi, lo splendore delle gioie e delle suppellettili di pregio. I singoli capi o le serie di oggetti identici sono registrati con descrizioni ora brevissime, ora più estese e compiaciute, spesso completate dal peso e dal valore venale del bene. Non poche voci sono affiancate da postille che aggiornano su cambi di proprietà, rari doni, o sacrifici di preziosi pro faciendo monetam. La descrizione degli oggetti censiti, la distinzione delle tecniche artistiche, la menzione di artigiani, donatori, acquirenti, venditori, offrono spunti di ricerca sorprendenti, affascinanti. Occasionali, ma numerose citazioni di tornei e giostre, negli inventari come nei registri, sollecitano immaginifiche visioni.
I registri, appunto, accolgono informazioni sull’uso dei beni presenti a corte, danno conto di spostamenti, modifiche, manutenzioni, riparazioni che li riguardano. Le carte, dalla scrittura affollata e discontinua, con sovrapposizioni e ragguagli, presentano conteggi ponderali, minuziose annotazioni di debiti e crediti da regolare in denaro o in oro e argento, tecniche artigianali evolute, cenni significativi ai lussuosi arredi delle dimore; il tutto animato da una fitta trama di utenti e gestito da solerti officiali e collaboratori. Le pagine dei registri sono piene di calcoli e documentano il graduale passaggio dai numeri romani alle cifre arabe. Tempestivi appunti ci fanno assistere agli allestimenti delle camere pro honorando gli ospiti, con forniture di argenti commisurate alla loro importanza; si legge di argenti prestati a cortigiani che festeggiano nozze o battesimi a casa propria; si prende nota persino di regali e mance (bonamanus) in denaro interni alla famiglia del signore. Si accolgono ambasciatori, a volte in rapida successione, specie in tempo di guerra. Si organizzano viaggi in Italia e oltralpe con adeguati carichi di argenti e gioielli, e missioni di rappresentanza con salmerie, insegne, pregevoli armature. Gli oggetti, le persone, le date di questi e altri elementi scritti nei registri consentono di allargare lo sguardo sulla vita di corte, dalla dimensione quotidiana e domestica all’apertura internazionale.
«Modesto è il lavoro, […] noi non siamo gli storici, ma i raccoglitori delle testimonianze», affermava il letterato e ricercatore ottocentesco Domenico Carutti di Cantogno, e da parte nostra condividiamo tale sentimento. Il nostro scopo è consistito nel portare alla luce integralmente queste testimonianze, riguardanti un periodo in rapida evoluzione, di indubbia raffinatezza nei campi del sapere, dell’arte, della politica, della cultura materiale. Siamo grati alla schiera di studiosi che hanno seguito l’evolversi del nostro lavoro e ci hanno onorato affiancandoci, elaborando magnifici saggi che hanno preso l’avvio da pagine, voci, termini per la prima volta tratti dal contesto delle trascrizioni e ridestati a nuova vita culturale. Non potevamo desiderare di meglio, anche perché ci auguriamo che i contributi pubblicati siano incentivo per tanti altri studiosi che desiderino attingere alla lanx satura pazientemente allestita in questi volumi. A voler parafrasare il noto verso ovidiano in esergo a questa pagina, si confida che, nella ricerca storica, le vaste offerte di fonti documentali valgano più delle opportunità occasionali.
Indice dei quattro volumi
Primo volume
I documenti. Trascrizione integrale 1320-1404
Presentazioni (Alberto Arrigo Gianolio, Mattia Palazzi, Roberto Navarrini)
Nota introduttiva (Isabella Lazzarini)
Preambolo
Abbreviazioni e sigle
Criteri di trascrizione
***
Trascrizione integrale dei documenti
1a | Inventario. Beni della dote di Caterina Malatesta, seconda moglie di Luigi Gonzaga
1b | Inventario. Dote di Paola Gonzaga, figlia di Feltrino
1c | Inventario. Beni dotali di Lucia Gonzaga, figlia di Guido, secondo capitano
2 | Inventario/registro. Dote di Agnese Visconti e doni per il matrimonio
2bis | Supplemento. Doni offerti da Ludovico I Gonzaga ad Agnese Visconti e da Francesco I Gonzaga a Regina della Scala, madre di Agnese
3 | Inventario. Beni di Alda d’Este
4 | Inventario. Beni di Ludovico I Gonzaga
5 | Inventario. Beni appartenuti ad Alda d’Este, aggiunti ai beni di Ludovico I
6 | Inventario. Beni di Ludovico I Gonzaga
7 | Inventario. Beni appartenuti ad Alda d’Este, consegnati alla figlia Isabetta
8 | Inventario. Beni di Isabetta registrati dopo la morte della madre Alda e prima della morte del padre Ludovico I
9 | Registro. Memoriale
10 | Registro. Registro di spese del massaro del Comune
11 | Registro. Registro di spese relative al soggiorno della corte a Cavriana e Goito a causa della peste
12 | Registro. Spese, altre commissioni e argenterie di Margherita Gonzaga da Carrara
13 | Inventario. Dote di Isabetta Gonzaga
14 | Inventario. Beni di Agnese Visconti registrati due giorni dopo la decapitazione
15 | Inventario. Argenti della defunta Agnese Visconti assegnati alla credenza della figlia Alda
16 | Inventario. Preziosi già di Agnese assegnati ad Alda Gonzaga
16bis | Inventario. Preziosi già di Agnese Visconti assegnati ad Alda Gonzaga
17 | Inventario. Preziosi di Francesco I Gonzaga affidati ai tesorieri di corte
18 | Inventario. Preziosi di Francesco I collocati presso la moglie Margherita Malatesta
19 | Registro. Liberculus
20 | Registro. Registro detto Libro B
20bis | Supplemento. Bifoglio
21 | Registro. Movimentazione di argenti dai depositi di Corte, in tempo di guerra
22 | Inventario. Spostamento di gioie delle signore (dominarum) dalla Volta superiore a quella inferiore
Secondo volume
I documenti. Trascrizione integrale 1406-1407
23 | Inventario. Inventario di corte del 1406
24 | Inventario. Inventario post mortem di Francesco I
25 | Inventario. Inventario post mortem di Francesco I, sincrono al precedente
26 | Registro. Vendite di preziosi registrate a margine dell’Inv. 24
Terzo volume
Nuove riflessioni sulla corte e sui documenti
La città, la corte, lo stato, le alleanze
La signoria, la città e le scritture (Isabella Lazzarini)
Breve storia dell’Archivio Gonzaga (Luisa Onesta Tamassia)
La città di Francesco I Gonzaga (Claudia Bonora Previdi)
Nel palazzo di Francesco I Gonzaga (Giulio Girondi)
Milano e Mantova, i Visconti e i Gonzaga, 1382-1407 (Maria Nadia Covini)
Signorie a confronto. Gli Estensi negli inventari trecenteschi dei Gonzaga (Riccardo Pallotti)
Alleanze politico-matrimoniali Gonzaga-Malatesta tra XIV e XV secolo e le origini dei Malatesta di Mantova (Raffaele Tamalio)
I rapporti tra i da Carrara di Padova e i Gonzaga di Mantova (Marco Callegari)
A colloquio con i documenti: suggestioni, indagini, proposte
«Ad modum parisinum»: smalti sur ronde-bosse d’or alla corte dei Gonzaga (Gianluca Ameri)
Inventari a Milano, Mantova e in area tedesca: metodologie, tipi ed esempi rilevanti riguardanti i beni delle donne (Christina Antenhofer)
Res que mittuntur de Mantua Godium et Caprianam. Due postille al Registro 11, dal quale si apprende come Cavriana e Goito offrano rifugio e conforto alla Corte di Mantova in tempo di peste (Ugo Bazzotti – Anna Maria Lorenzoni)
Considerazioni su filigrane e carta negli inventari gonzagheschi tra il XIV e il XV secolo (Roberta Benedusi)
Trombe con “bastardini”, pifferi, organi portativi, chitarra e salterio: dagli archivi dei Gonzaga di Mantova, nuove luci su beni e attività musicali (1381-1407) (Paola Besutti)
Velluti e drappi d’oro: suntuose testimonianze tessili negli inventari Gonzaga (1340-1407) (Cristina Borgioli)
Gli inventari della libreria gonzaghesca (1407): per una storia degli studi (Andrea Canova)
Reliquiari a vaso per il Preziosissimo Sangue Contributo per il corredo ostensivo della reliquia (Roberto Capuzzo)
Pro amore Dei et remedio anime mee. Il testamento di Francesco I e le sue relazioni con la Chiesa mantovana (Massimiliano Cenzato)
Appendice documentaria. Il testamento di Francesco I Gonzaga. Scheda descrittiva (Cecilia Baraldi – Matilde Silla Sgarbi). Trascrizione del testamento (Anna Maria Lorenzoni)
Armi come gioielli. Un tesoro perduto per l’estetica della guerra (Fulvio Cervini)
Appunti sul volgare (Maria Antonietta Grignani)
Prospettive di ricerca sull’inventario dei libri di Francesco I Gonzaga (1407): la sezione latina e in lingua vulgari (Marco Petoletti)
Gli abiti di Alda d’Este Gonzaga: potere, devozione e identità (Fausta Piccoli)
Origine della zecca di Mantova e le monete da Luigi a Francesco Gonzaga (Massimo Rossi)
Falconry and hunting in the Middle Ages: Some observations with reference to the archival records of the lords of Mantua (David Scott-Macnab)
Algoristi e abacisti alla corte dei Gonzaga (Ledo Stefanini)
Un palinsesto autocelebrativo a fresco nel complesso fortificato di Redondesco (Debora Trevisan)
Appunti su terre e castelli dei Gonzaga nel Medioevo (Lisa Valli)
Lettrici alla corte dei Gonzaga: libri e biblioteche (Marco Veneziale)
Magia, medicina, religione e superstizione alla corte di Mantova (Andrea Zanca)
Quarto volume
Apparati
Glossario (Ugo Bazzotti)
Araldica gonzaghesca I. Gli stemmi: breve rassegna dalle origini al 1433 (Ugo Bazzotti)
Araldica gonzaghesca II. Le imprese (Ugo Bazzotti)
Genealogie (Raffaele Tamalio)
Profili biografici dei Gonzaga da Luigi a Gianfrancesco (Raffaele Tamalio)
La materia degli inventari, fra caratteristiche fisiche e caratteri estrinseci (Roberta Benedusi)
Illustrazioni
Unità di misura e monete
Unità di peso per gli orafi
Bibliografia generale
Indice dei nomi (Giulia Irene Aiuello – Anna Maria Lorenzoni)
Indice dei luoghi (Giulia Irene Aiello – Anna Maria Lorenzoni)
Profili autobiografici degli autori
I curatori ringraziano
Crediti fotografici
Indice generale
Profili autobiografici degli autori dei saggi
Gianluca Ameri ha svolto la sua formazione tra le Università di Genova e di Parma; è stato Postdoc-Stipendiat presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz. È professore associato di Storia dell’arte medievale presso l’Università degli Studi di Genova, dove dirige la Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici. I suoi interessi di ricerca riguardano le arti preziose di Età medievale, il collezionismo, l’iconografia medievale, i rapporti fra arte e letteratura, l’arte a Genova e in Liguria.
Christina Antenhofer è professoressa ordinaria di storia medievale e direttrice del Centro interdisciplinare per il Medioevo e la prima età moderna presso l’Università di Salisburgo. Ha studiato storia, germanistica, romanistica e latino presso le università di Innsbruck e della Sorbona (Parigi IV) e al Collège International de Philosophie. Successivamente ha svolto attività di ricerca e insegnamento presso le università di Innsbruck e New Orleans. I suoi principali ambiti di ricerca comprendono la storia culturale, sociale e di genere del Medioevo e del Rinascimento.
Cecilia Baraldi è laureata in Conservazione e diagnostica delle opere d’arte (UniMoRe), diplomata archivista (scuola APD dell’Archivio di Stato di Mantova) e grafologa forense (AGAS di Bologna). Dal 2016 al 2018 ha collaborato con le Banche dati Gonzaga di Palazzo Te; archivista dal 2016, si è occupata di didattica, riordino e inventariazione di archivi e dal 2021 lavora presso l’Archivio storico diocesano di Mantova. Dal 2023 è docente di Storia dell’Archivistica (Archivio di Stato di Mantova).
Ugo Bazzotti è autore di varie pubblicazioni sulla storia dell’arte a Mantova dal Medioevo all’Ottocento. Già direttore del Museo Civico di Palazzo Te e dell’Ufficio Musei e Monumenti del Comune di Mantova, è stato professore incaricato presso il Politecnico di Milano, Polo di Mantova, e l’Università Cattolica di Milano (Scuola di Specializzazione in Beni artistici e storici). È socio ordinario dell’Accademia Nazionale Virgiliana, nella quale è vicepresidente della Classe di Lettere e Arti.
Roberta Benedusi è bibliotecaria presso la Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova. Già archivista paleografa presso l’Archivio Storico Diocesano di Mantova e ricercatrice per la Fondazione “U. Artioli” della stessa città, ha collaborato con vari istituti in Mantova e nelle province di Modena e Verona. Si interessa agli aspetti inerenti alle scienze del libro e del documento e ha pubblicato numerosi contributi dedicati alla storia mantovana, privilegiandone il punto di vista storico-artistico, spettacolare, ecclesiastico e religioso.
Paola Besutti è professoressa ordinaria di Musicologia e storia della musica all’Università di Teramo dove dirige il Dipartimento di Scienze della Comunicazione; è inoltre membro del collegio dottorale in Culture, pratiche e tecnologie […] della musica, del teatro e della danza (Università Roma Tre). Già direttrice della «Rivista Italiana di Musicologia» (2003-2010), fa parte dell’Advisory Board di «Studi musicali», dirige la rivista «Musicalia» ed è membro di comitati scientifici di collane. È socia ordinaria dell’Accademia Nazionale Virgiliana, nella quale presiede la Classe di Lettere e Arti. Tra le collaborazioni si ricorda quella con la Fondazione Claudio Monteverdi (Cremona).
Claudia Bonora Previdi è storica del paesaggio, dell’architettura e dell’urba-nistica, è docente e ha insegnato presso il Politecnico di Milano, sede territoriale di Mantova. Collabora con enti e istituzioni a progetti di recupero e valorizzazione delle fonti archivistiche di carattere architettonico e urbanistico. I suoi studi e le sue ricerche si sono concentrati in particolare sulla storia del territorio e dell’architettura mantovana, ambito cui ha dedicato numerosi contributi in qualità di autrice e curatrice. Direttrice e responsabile scientifica dello Spazio culturale Andreas Hofer. Mantova Mito Memoria, dal 2023 ricopre la carica di presidente dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. È Accademica Virgiliana e membro del comitato scientifico della rivista Civiltà Mantovana.
Cristina Borgioli è titolare di cattedra di I fascia in Storia delle arti visive e docente di Storia del tessuto all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo la formazione con Donata Devoti all’Università di Pisa, ha svolto attività di ricerca presso lo stesso ateneo e la Scuola Normale Superiore di Pisa, occupandosi di storia delle arti applicate, storia della tutela e pratiche della musealizzazione; ha collaborato inoltre con gli uffici periferici del ministero dei beni culturali alla catalogazione del patrimonio di diversi musei toscani. Tra i suoi principali interessi: la produzione tessile e orafa basso medievale e moderna, il rapporto con la cultura figurativa e le arti maggiori, le prassi di bottega e gli aspetti iconografici.
Marco Callegari è il responsabile della Biblioteca e dell’Archivio del Museo Bottacin – Musei Civici di Padova. Docente a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (sede di Brescia) in discipline bibliografiche e archivistiche, è socio corrispondente dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere e Arti di Padova. Autore di numerose monografie e saggi, è in particolare specializzato in storia del libro e dell’editoria veneta, in bibliografia numismatica dell’età moderna e in storia padovana.
Andrea Canova insegna Letteratura italiana e Filologia italiana all’Università Cattolica nelle sedi di Milano e di Brescia; è socio dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova e dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere di Milano. Dal 2022 è preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica e dal 2025 presidente della Congregazione dei Conservatori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Si è occupato di diversi aspetti della cultura letteraria italiana tra Medio Evo e Rinascimento, e in particolare della letteratura di viaggio, del romanzo cavalleresco e della storia della prima età tipografica.
Roberto Capuzzo, dirigente scolastico, si occupa di formazione e ricerca psico-sociale e storico-antropologica in relazione ai contesti di vita comunitaria, alle dinamiche di sviluppo dell’apprendimento, di trasmissione tradizionale e delle culture della rappresentazione. È componente dei Tavoli tecnico-scientifici per la Didattica della Storia e per la Didattica integrata dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Collabora con l’Archivio Storico Diocesano di Mantova, con Università e Centri di Studio.
Massimiliano Cenzato è presbitero e parroco della diocesi di Mantova. Ha ottenuto la licenza in Teologia con specializzazione liturgico-pastorale all’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova. È direttore dell’Archivio storico diocesano e dell’Ufficio liturgico (2017), docente di Liturgica presso l’Istituto superiore di Scienze religiose S. Francesco di Mantova (2020). I suoi ambiti di ricerca riguardano la Liturgia sotto il profilo storico-teologico-antropologico e la Storia della Chiesa mantovana.
Fulvio Cervini è professore ordinario di Storia dell’arte medievale all’Università di Firenze, dove dirige il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo. Tra il 1999 e il 2005 è stato funzionario di Soprintendenza a Torino, dove ha diretto l’Armeria Reale. Ha presieduto la Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell’Arte nel triennio 2018-2021. Tra le sue pubblicazioni, i volumi I portali della Cattedrale di Genova e il gotico europeo (Firenze, 1993), Il Candelabro Trivulzio (Cinisello Balsamo, 2000).
Maria Nadia Covini insegna Storia medievale presso l’Università degli studi di Milano. Le sue ricerche riguardano le istituzioni del ducato di Milano al tempo dei Visconti e degli Sforza e la diplomazia rinascimentale. In particolare ha curato l’edizione di alcuni volumi dei dispacci degli oratori mantovani a Milano al tempo degli Sforza. È autrice di numerosi saggi e monografie sulla storia del ducato milanese e di biografie di uomini e donne di potere del Rinascimento italiano.
Giulio Girondi, architetto, ha conseguito il dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici presso il Politecnico di Milano e ha completato una borsa di postdottorato presso la Fondazione Fratelli Confalonieri. Dal 2012 dirige la casa editrice Il Rio. Si interessa di storia dell’arte e dell’architettura, con una predilezione per le tematiche mantovane, e di grafica rinascimentale.
Maria Antonietta Grignani ha insegnato Storia della lingua italiana e Linguistica italiana in varie università. Ha diretto il Centro Manoscritti di Autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia; è condirettrice della rivista “Autografo” e redattrice di “Moderna”. Si è occupata dell’edizione e commento linguistico di autori e testi del Quattro-Cinquecento. Tra i titoli più recenti segnaliamo Una mappa cangiante. Studi su lingua e stile di autori italiani contemporanei (Pacini 2017) e Natalia Ginzburg (Mondadori 2020).
Isabella Lazzarini insegna Storia Medievale all’Università di Torino. Formatasi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è socia dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dell’Accademia Nazionale Virgiliana e vicepresidente della Società Italiana per la Storia Medievale. Si occupa di storia sociale e culturale delle istituzioni tardomedievali, con un’attenzione particolare all’evoluzione delle pratiche documentarie e delle forme della comunicazione scritta, alla diplomazia rinascimentale e agli studi di genere.
Anna Maria Lorenzoni, mantovana, paleografa, ha lavorato per un trentennio presso l’Archivio di Stato di Mantova. Per molti anni ha collaborato in qualità di paleografa e ricercatrice, con Clifford M. Brown, autore di numerose pubblicazioni sul collezionismo gonzaghesco e sul patronato artistico dei Gonzaga. Ha svolto lavori di ricerca e trascrizione di documenti per l’Università di Udine, l’Università della Tuscia, la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Lazio. Ha inoltre curato le trascrizioni del Carteggio di Luca Fancelli con i signori di Mantova (1989) e degli Statuti bonacolsiani (2002). Dal 2003 è accademico ordinario nella classe di Scienze Morali dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova di cui è stata segretario generale dal 2019 al 2024.
Riccardo Pallotti è dottore di ricerca in Storia medievale e funzionario archivista presso l’Archivio di Stato di Modena. Conseguito il dottorato a Bologna, ha ottenuto borse di studio e contratti di ricerca presso l’Università di Vienna, i “Monumenta Germaniae Historica” di Monaco di Baviera, l’Istituto Storico Germanico di Roma e l’Accademia delle Scienze di Mainz. I suoi interessi di ricerca convergono sulla storia del Sacro Romano Impero e delle signorie padane nel pieno e tardo medioevo.
Marco Petoletti è professore di Letteratura latina medievale presso l’Uni-versità Cattolica. È direttore delle riviste «Aevum», «Italia medioevale e umanistica», «Studi sul Boccaccio». È membro dell’Academic Board del Corpus Christianorum. Ha scoperto nuovi autografi di Boccaccio e di Petrarca. Ha al suo attivo quasi trecento pubblicazioni tra cui si segnalano: Francesco Petrarca, Le postille del Virgilio Ambrosiano, 2006; Rerum memorandarum libri, 2014; Dante, Egloge, 2016; Bonaiuto da Casentino e Bonifacio VIII, 2016; Manoscritti miniati in Italia della Biblioteca Ambrosiana, 2022.
Fausta Piccoli è storica dell’arte e responsabile delle Biblioteche e degli Archivi dei Musei Civici di Verona. I suoi interessi di ricerca riguardano la pittura medievale (XIII-XV secolo), con particolare riferimento all’arte di corte tra Padova e Verona nel XIV secolo, a temi iconografici legati ad argomenti di interesse sociale, alla storia della moda; si occupa anche di temi a carattere museologico e della fortuna della storia di Giulietta e Romeo a Verona e nel contesto europeo. Tra le pubblicazioni, si ricorda la monografia Altichiero e la pittura a Verona nella tarda età scaligera (2010).
Massimo Rossi, numismatico professionista, ricercatore e autore di studi specialistici, ha realizzato il Museo Numismatico della Fondazione BAM a Mantova, diventandone curatore. Divulgatore numismatico, ha curato mostre e cataloghi dedicati alle zecche dei Gonzaga e di Mantova. Nel 2024 è stato curatore scientifico dell’esposizione della collezione di monete e medaglie della Banca MPS presso il Palazzo Ducale di Mantova. Membro di associazioni numismatiche internazionali, lavora a Lugano.
David Scott-Macnab is Honorary Professor in the Centre for Medieval Studies at the University of Bristol. He is interested in all aspects of the sports of hawking and hunting in the Middle Ages, and is currently working on new editions of the hunting treatise Master of Game for the Early English Text Society, and The Kerdeston Book of Hawking for the series Middle English Texts. His previous publications include The Middle English Text of ‘The Art of Hunting’ by William Twiti (MET, 2009).
Matilde Silla Sgarbi, PhD in Studi Storici – Scienze del libro, istituzioni e archivi (UniFi e UniSi), si dedica allo studio della paleografia e della codicologia. È stata cultrice della materia in Diplomatica presso l’Università di Firenze e docente di Paleografia presso il Diplôme Européen d’Études Médiévales organizzato dalla FIDEM. Diplomata alla Scuola APD dell’Archivio di Stato di Mantova, lavora in Archivio storico diocesano (Mantova) e collabora con l’Associazione Italiana Manoscritti Datati.
Ledo Stefanini, laureato in Fisica e in Astronomia presso l’Alma Mater di Bologna, ha pubblicato articoli scientifici su “American Journal of Physics” e su “European Journal of Physics”, oltre che su diverse riviste nazionali, come il “Giornale di Fisica” e il “Giornale di Astronomia”. Dalla trascrizione di parte della corrispondenza di Ruggiero Boscovich per conto dell’ Accademia Nazionale delle Scienze (detta “dei XL”) ebbe inizio il suo interesse per i sistemi numerici.
Raffaele Tamalio, laureato in Lingue e letterature straniere a Venezia “Ca’ Foscari”, indaga i rapporti fra la corte di Mantova e le altre corti italiane ed europee tra Quattro e Seicento. Ha collaborato con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani con più di 60 voci biografiche. Il volume Alfabetizzazione, formazione e cultura tra Medioevo e prima età moderna: ricordando la Ca’ Gioiosa di Vittorino da Feltre (1423-2023), curato con Isabella Lazzarini nei «Quaderni» dell’Accademia Nazionale Virgiliana, di cui è socio ordinario, è l’ultimo (2024) delle oltre 120 pubblicazioni all’attivo.
Luisa Onesta Tamassia, dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo artistico e il conseguimento del diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, ha intrapreso la professione di archivista di Stato occupandosi di riordino e inventariazione di fondi, di ricerche archivistiche, di mostre documentarie ed eventi di valorizzazione. Tra il 2005 ed il 2023 ha tenuto lezioni di Archivistica generale, Legislazione archivistica, Esercitazioni di Paleografia e Diplomatica e Paleografia latina presso la Scuola annessa all’Archivio di Stato di Mantova. Ha inoltre ricoperto la carica di direttore dell’Archivio di Stato di Bergamo dal 2009 al 2011 e dell’Archivio di Stato di Mantova dal 2015 al 2024.Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Debora Trevisan, funzionaria storica dell’arte presso la SABAP di Cremona, Mantova e Lodi, è dottore di ricerca in studio e conservazione dei beni archeologici e architettonici, laureata in storia dell’arte. Principale ambito di ricerca è la storia degli studi paletnologici in Italia. Dal 2022 è docente a contratto di Storia e teoria del restauro e Legislazione dei beni culturali nel corso magistrale di Conservazione e Restauro di Beni Culturali di Istituti Santa Paola di Mantova.
Lisa Valli, architetto, ha conseguito il dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici presso il Politecnico di Milano e il diploma della Scuola di Paleografia e Diplomatica dell’Archivio di Stato di Mantova. Iscritta all’albo degli Architetti della Provincia di Mantova come “Conservatore”, dopo un’esperienza nella segreteria di direzione del Museo di Palazzo Ducale di Mantova, ha aperto un proprio studio che si occupa di ricerca storica e consulenza in materia di conservazione e restauro dell’architettura.
Marco Veneziale è ricercatore presso l’Università di Zurigo. Precedentemente ha ricevuto la “Fellowship Marco Praloran” (Università di Losanna / Fondazione Franceschini, Firenze). Le sue ricerche si concentrano attualmente sulle fonti francesi dell’Orlando Furioso e sulla diffusione della lingua e della letteratura galloromanza nelle corti di Mantova e Ferrara, con interessi per il romanzo arturiano, l’agiografia e la storia della filologia romanza.
Andrea Zanca ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova nel 1981 e la specialità in Dermatologia e Venereologia nel 1984. E’ stato assistente presso la Clinica Dermatologica dell’Università di Verona e dal 1988 ha prestato servizio presso la Divisione di Dermatologia dell’ ospedale Carlo Poma di Mantova . Dal 2006 al 2022 è stato responsabile della Unità Operativa di Dermatologia del suddetto ospedale. È socio dell’Accademia Nazionale Virgiliana in cui dal 2024 riveste l’incarico di segretario generale. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali e di alcuni saggi storico-medici pubblicati negli Atti e Memorie dell’Accademia Virgiliana.
Illustrazioni allegate
- Preziosi di Francesco I collocati presso la moglie Margherita Malatesta (1395)
Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, D.XII.6, b. 397, fasc. 2, reg. a. 1395, coperta
2. Beni della dote di Caterina Malatesta, seconda moglie di Luigi Gonzaga (Inizio del terzo decennio del Trecento) Archivio di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, D.XII.6, b. 196, c. 38r
3. Copertina dell’opera


