Dal 5 al 28 giugno allo Yacht Club Venezia arte, scienza e attivismo si incontrano per una riflessione internazionale dedicata alla salvaguardia degli oceani
VENEZIA – In occasione della Venice Climate Week, dal 5 al 28 giugno, lo Yacht Club Venezia ospita ARTIVISM AWARDS IV – Ocean Preservation Awareness: A Discovery Expedition, progetto espositivo ideato e curato da Diana von Hohenthal und Bergen che mette in relazione arte contemporanea, ricerca scientifica e attivismo ambientale in una riflessione dedicata alla tutela degli ecosistemi marini e al futuro degli oceani. Il vincitore della quarta edizione di Artivism Award verrà premiato il 6 giugno con l’Artivism Lion, premio realizzato dal Maestro Vetraio di Murano, Massimiliano Schiavon, e il suo lavoro verrà esposto ad Art Miami Fairs – Aqua Art a dicembre 2026 grazie al gallerista e fondatore della Giuria, Peter Hopkins
Più che una mostra, Ocean Preservation Awareness si presenta come una vera spedizione di ricerca e osservazione, un percorso che nasce dall’esperienza diretta del mare e si sviluppa attraverso tre capitoli di curatela – scientifico, militante e contemplativo – accomunati da un unico orizzonte: l’oceano come spazio fisico, politico, culturale e simbolico.
Il progetto prende avvio con una traversata di dieci giorni a bordo del Kyalami, yacht a vela di 80 metri progettato da Germán Frers, che salpa dal Grand Harbour di Malta per raggiungere Venezia attraversando il Mediterraneo. Il viaggio, realizzato in collaborazione con Kurt Arrigo, ambasciatore della One Ocean Foundation, insieme a ricercatori dell’Università di Malta, al mecenate Frits Cornelis Thieme e al programma di residenza Can 7, coinvolge artisti, studiosi e conservazionisti in un’esperienza immersiva che trasforma l’osservazione del mare in pratica artistica e strumento di consapevolezza. «La traversata non è una metafora. È il primo gesto dell’opera», afferma la curatrice Diana von Hohenthal und Bergen. Durante il viaggio, il Mediterraneo viene osservato come organismo vivente e territorio fragile, attraversato da trasformazioni ambientali, tensioni climatiche e questioni geopolitiche. Fotografia, film, performance e installazioni diventano strumenti di indagine e responsabilità collettiva.
Il percorso espositivo
La mostra riunisce artisti internazionali che affrontano le urgenze del presente attraverso pratiche differenti ma complementari. Tra i protagonisti del progetto, Kurt Arrigo presenta The Blue Thread, serie fotografica sviluppata per One Ocean Foundation che restituisce, attraverso immagini subacquee, la complessità e la vulnerabilità degli ecosistemi marini. Le opere saranno disponibili in edizione limitata e il ricavato sosterrà programmi dedicati al ripristino delle praterie marine.
Joanna Adams espone The Future is Wild, progetto video accompagnato da una serie di disegni realizzati in collaborazione con studiosi provenienti da istituzioni internazionali come Stanford University, University of Leeds e il Natural History Museum di Londra. Attraverso una narrazione che intreccia immaginazione e ricerca, il progetto riflette sulle possibili evoluzioni del pianeta e sulle trasformazioni ambientali che ridefiniscono il rapporto tra uomo e natura.
Dodi Reifenberg, vincitore della terza edizione degli Artivism Awards, trasforma la plastica recuperata dagli oceani in superfici artistiche stratificate che rendono visibile la permanenza materiale dell’inquinamento contemporaneo, mentre Lilo M. R. Hansen affronta le condizioni del lavoro sottomarino durante l’espansione petrolifera offshore nel Mare del Nord.
La fotografa Vera van Leeuwen, con Calypso 2026 AD, costruisce un’indagine visiva ispirata ai paesaggi storici e mitologici di Malta e Gozo. Attualmente impegnata in un master in storia antica, l’artista porta avanti una pratica artistica che unisce ricerca storica e linguaggio contemporaneo. Una dimensione di studio e approfondimento che attraversa l’intero progetto ed emerge anche nei riferimenti iconografici.
Marcy Axelrod presenta Ocean Creatures, un’installazione scultorea in tre parti che evoca organismi marini sospesi tra luce, trasparenza e movimento. Attraverso forme fluide in acrilico stratificato, l’opera riflette sulla fragilità sempre più visibile degli ecosistemi oceanici contemporanei.
Lavenair ritorna al mare come origine. Le sue fotografie del Mediterraneo – tra blu oltremare, turchesi e tempeste che fondono cielo e acqua – restituiscono una percezione intima e misurata del paesaggio. Nessun intervento digitale altera le immagini: i gradienti cromatici sono reali.
Accanto ai lavori di carattere documentario e politico, il progetto apre spazio a pratiche più immersive e contemplative. Alexandra Mas presenta Mystic Waters, un progetto che riflette sulla sovrabbondanza visiva e materiale generata dalla crisi ambientale contemporanea. Al centro del lavoro si trovano soprattutto lunghi disegni a inchiostro di 130 cm, che costituiscono il nucleo del suo lavoro e la base da cui si sviluppano anche le componenti video e performative. Il video rappresenta quindi una parte di una ricerca più ampia, costruita attraverso stratificazioni visive, immersione e accumulo di segni.
Sarah Olson sviluppa Rise All Boats, progetto performativo che nasce dal rapporto diretto tra corpo, materia e paesaggio marino.
Durante l’opening, il programma prevede la performance The Tragic Grasp for Air of Nymphaea di Julie Gintowt mentre Shoki Okumura presenta Empathy Towards Things – Impermanence as a Living Ocean, performance ispirata al concetto giapponese di mono no aware, dedicata alla fragilità e alla natura transitoria dell’esistenza.
Durante la traversata a bordo del Kyalami, Ocean Preservation Awareness nasce in dialogo con One Ocean Foundation e con l’Underwater Cultural Heritage Unit di Heritage Malta, realtà impegnate nella ricerca e nella conservazione del patrimonio marino.
L’obiettivo è promuovere nuove forme di collaborazione tra arte, scienza e tutela ambientale, costruendo una piattaforma di confronto interdisciplinare capace di trasformare la conoscenza in azione: «guardiamo l’oceano e vediamo bellezza. Guardiamo più da vicino e vediamo ciò che gli abbiamo fatto.»
Con ARTIVISM AWARDS IV, l’osservazione si trasforma in esperienza condivisa e la consapevolezza in responsabilità collettiva, aprendo una riflessione sul rapporto tra esseri umani, ambiente e futuro del pianeta.
Biografie artisti
Joanna Adams è una creative producer britannica e ideatrice concettuale che lavora all’intersezione tra narrazione ambientale, ecologia speculativa e media visivi. È nota per aver ideato The Future Is Wild (1996), progetto multimediale dedicato all’evoluzione della vita e degli ecosistemi in scenari di trasformazione planetaria. La sua ricerca unisce immaginazione e scienza per indagare futuri possibili e processi di cambiamento ambientale.
Fotografo e ambientalista maltese, Kurt Arrigo dedica da oltre quarant’anni la propria ricerca al mare e agli ecosistemi sommersi. Cresciuto nel Mediterraneo e attivo fin dall’infanzia nel mondo delle immersioni, sviluppa una pratica che documenta la fragilità degli ambienti marini attraverso immagini capaci di coniugare ricerca visiva e sensibilità ecologica.
Marcy Axelrod è un’artista multidisciplinare americana che opera tra espressionismo astratto, installazione e ricerca sui sistemi percettivi ed emotivi. Attraverso strutture trasparenti, elementi sospesi e forme stratificate, realizza opere immersive che riflettono sulle relazioni tra individuo, ambiente e sistemi collettivi.
Lill Maria Rosita Hansen è un’artista visiva che lavora tra performance, installazione e cinema sperimentale. Con una formazione in architettura e belle arti, la sua pratica esplora la relazione tra corpo e spazio, costruendo ambienti e azioni performative che indagano trasformazione, presenza e percezione.
Artista visivo francese, Christopher Lavenair opera tra pittura e fotografia. Formatosi tra Parigi e Londra, sviluppa una ricerca fondata sul colore, la luce e la trasformazione della materia. Negli anni ha orientato il proprio lavoro verso paesaggi naturali e ambienti acquatici, privilegiando processi privi di manipolazione digitale.
Artista visiva e performer franco-romena, Alexandra Mas sviluppa una pratica interdisciplinare che attraversa disegno, film d’arte, installazione e media immersivi. Attiva da oltre trent’anni, concentra la propria ricerca sul gesto, sulla percezione e su processi di accumulazione che si espandono nello spazio e nel tempo.
Pittrice, performer e curatrice americana, Sarah Olson sviluppa una ricerca che intreccia consapevolezza ambientale, memoria collettiva e relazione con l’acqua. La sua pratica combina pittura, installazione e performance, integrando processi naturali, materiali trovati e approcci collaborativi.
Artista israeliano con base a Berlino e vincitore della terza edizione degli Artivism Awards, Dodi Reifenberg lavora dagli anni Novanta sulla trasformazione dei rifiuti plastici in strutture visive complesse. Attraverso una tecnica di micro-mosaico realizzata con sacchetti di plastica recuperati, affronta temi legati all’ambiente, al consumo e alla sostenibilità.
Vera van Leeuwen è un’artista visiva che lavora tra fotografia e ricerca. Formata a Rotterdam, sviluppa progetti a lungo termine dedicati al paesaggio e ai processi di trasformazione ambientale. Il suo lavoro si colloca in dialogo con la tradizione documentaria, privilegiando osservazione, durata e indagine territoriale.
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ARTIVISM AWARDS IV
Ocean Preservation Awareness – A Discovery Expedition
a cura di
Diana von Hohenthal und Bergen
dal 5 al 28 giugno 2026
Yacht Club Venezia
Campo della Chiesa 1, Sant’Elena Castello,
30132 Venezia
Art Patron
Frits Cornelis Thieme
Contributi scientifici e ricerca
Alan Deidun, Oceanografo, Malta Ocean Ambassador; Timmy Gambin, Heritage Malta, Underwater Cultural Heritage Unit.
Giuria
Diana von Hohenthal und Bergen, Peter Hopkins, Alan Deidun, Timmy Gambin, Elizabeth Zhivkova, Farah Piriye Coene, Frits Cornelis Thieme, Alexandra Mas.
Artisti partecipanti
Joanna Adams – The Future is Wild (video e disegni); Marcy Axelrod – Ocean Creatures (sculture);
Kurt Arrigo – The Blue Thread (fotografia subacquea); Lilo M. R. Hansen – Rigid Chamber (installazione performativa); LAVENAIR – La Mer à l’Envers (fotografia); Vera van Leeuwen – Calypso 2026 AD (fotografia);Alexandra Mas – Mystic Waters (video e disegni); Sarah Olson – Rise All Boats e Deep (pittura performativa e fotografia d’archivio); Dodi Reifenberg – Deep (opera realizzata con plastica recuperata dagli oceani).
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Produzione
Frits Cornelis Thieme & EDGE Magazine.
In collaborazione con One Ocean Foundation, Heritage Malta Underwater Cultural Heritage Unit
Università di Malta, Can 7 Residency Program.
Partner e supporto istituzionale: The City of Venice, Yacht Club Venezia, SELECT Venezia, Elizabeth Zhivkova e il collettivo curatoriale ZEITGEIST19, Venice Climate Week
Si ringrazia Elizabeth Zhivkova, Cinzia Malvini, Marlene Schanz, Mirco Sguario.
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MANIFESTO
ARTIVISM AWARDS IV
Ocean Preservation Awareness – A Discovery Expedition
A cura di Diana von Hohenthal und Bergen, l’Artivism Awards IV si sviluppa come un continuum tra mare e terra.
Primo atto
Il progetto prende avvio con una traversata marittima di dieci giorni a bordo del Kyalami, sviluppata in collaborazione con Kurt Arrigo, ambasciatore della One Ocean Foundation, scienziati dell’Università di Malta, il mecenate Frits Cornelis Thieme e il programma di residenza artistica Can 7. L’imbarcazione, uno yacht a vela di 80 metri interamente in carbonio progettato da Germán Frers, è concepita per la navigazione d’altura e l’endurance. La partenza avviene da Malta, dal Grand Harbour Marina sotto Fort Saint Angelo, luogo segnato da una lunga storia di scambi marittimi. Da qui il viaggio procede verso nord, con Dubrovnik tra gli approdi, lungo una costa che riflette una continua negoziazione tra abitare ed esposizione. Questo primo atto è concepito come un periodo di osservazione ravvicinata. Ricerca scientifica, fotografia e pratica artistica vengono messe in relazione come modalità parallele di registrazione e interpretazione. Il Mediterraneo viene osservato attraverso le sue condizioni materiali e visive, nel tempo e nella distanza. La sua presenza entra nella mostra attraverso un dispositivo analogico e un testo che prolungano il viaggio fino allo Yacht Club Venezia.
Secondo atto
Dal 5 al 28 giugno, la mostra Artivism Awards costituisce il secondo atto del progetto. Le opere presentate nascono da un confronto diretto con le condizioni marittime, modellate da fattori ambientali e dall’impronta dell’attività umana. Il mare svolge un ruolo determinante nella regolazione climatica e nei processi biologici, ma porta anche i segni delle variazioni di temperatura e dell’uso industriale prolungato, spesso oltre la percezione immediata. Lavorare in relazione al mare richiede attenzione costante e una pratica rigorosa dell’osservazione.
Terzo atto
Il terzo atto guarda invece a un impegno continuativo: il sostegno alla ricerca marina sviluppata in dialogo con la One Ocean Foundation e con l’Underwater Cultural Heritage Unit di Heritage Malta, organismo di riferimento nello studio del rapporto tra patrimonio sommerso e ambiente marino. Questa dimensione è integrata nel progetto curatoriale e attivata sia durante l’apertura sia nella chiusura della mostra, con l’obiettivo di aprire nuove possibilità di collaborazione e promuovere un approccio più integrato alla tutela del patrimonio naturale e culturale dei fondali.
Il progetto si articola in tre capitoli: l’approccio scientifico, i manifesti militanti, le opere contemplative.
L’approccio scientifico
Joanna Adams presenta The Future is Wild, una serie di disegni utopico-distopici accompagnati da un film sviluppato in collaborazione con studiosi provenienti da istituzioni come Stanford, Leeds e il Natural History Museum di Londra. L’opera costruisce un mondo naturale speculativo fondato su possibilità scientifiche concrete. Ideato nel 1996, The Future is Wild proponeva un nuovo approccio all’evoluzione e al cambiamento planetario, capace di raggiungere un vasto pubblico senza compromettere il rigore scientifico. Dopo sei anni di sviluppo, il progetto si è esteso oltre il formato originario, diventando una serie documentaria di successo internazionale, seguita da pubblicazioni multilingue, ambienti immersivi e programmi educativi. Oggi la sua domanda centrale – come e perché cambia il pianeta – ritorna con nuova urgenza. Questo capitolo è ulteriormente sostenuto dai contributi di ricerca del Prof. Alan Deidun, del Prof. Timmy Gambin e di altri scienziati coinvolti, radicando il progetto nell’osservazione, nei dati e nella documentazione.
Kurt Arrigo contribuisce con la sua celebre pratica fotografica, trasformando l’osservazione in responsabilità. Durante il viaggio il mare non viene affrontato come immagine, ma come condizione e luogo di indagine. La fotografia diventa qui un allineamento, un modo di entrare nel ritmo dell’oceano senza disturbarlo. Allo Yacht Club Venezia, una selezione di nove opere della serie The Blue Thread, sviluppata per la One Ocean Foundation, costituisce uno degli assi centrali della mostra. Le immagini rendono visibile il mondo sommerso: uno spazio luminoso e vulnerabile, dove gli ecosistemi esistono in un equilibrio delicatissimo. Alcune fotografie vengono presentate in edizione limitata e il ricavato sarà destinato a iniziative di conservazione marina, tra cui il ripristino delle praterie di posidonia, ecosistemi fondamentali per l’assorbimento del carbonio, la stabilizzazione delle coste e la biodiversità marina.
I manifesti militanti
Dodi Reifenberg, vincitore della terza edizione, prosegue il proprio lavoro con plastica recuperata dagli oceani, trasformando il rifiuto in testimonianza materiale. Dalla metà degli anni Novanta sviluppa una pratica fondata sulla raccolta, il taglio e l’assemblaggio di sacchetti di plastica scartati, trasformando uno dei residui più diffusi della contemporaneità in immagine. Ogni opera è composta da migliaia di frammenti tagliati a mano e ricomposti in superfici dense simili a mosaici. Da lontano l’immagine appare compatta; da vicino si frantuma, rivelando la persistenza della materia. Lilo M. R. Hansen indaga invece le condizioni del lavoro sottomarino nel Mare del Nord durante l’espansione petrolifera offshore norvegese, dove la presenza umana a profondità estreme è resa possibile esclusivamente dalla tecnologia. Vera van Leeuwen lavora tra ricerca storica e fotografia, esplorando la relazione stratificata tra presenza umana, memoria mitologica e paesaggio. La serie Calypso 2026 AD nasce dal lungo rapporto dell’artista con Malta e Gozo, territori il cui passato preistorico e mitologico è inseparabile dall’oceano che li circonda.
Le opere contemplative
Questo capitolo introduce uno spazio di pausa all’interno della mostra. Più che illustrare direttamente l’urgenza ecologica, queste opere invitano a una forma di attenzione più lenta, silenziosa e interiore. Marcy Axelrod sviluppa una pratica scultorea che esplora trasparenza, movimento e risonanza emotiva attraverso forme in acrilico stratificato e composizioni fluide. Le sue opere evocano la vita marina non tramite rappresentazione diretta, ma attraverso ritmo, luce e movimento sospeso. Lavenair ritorna al mare come origine. Le sue fotografie del Mediterraneo – blu oltremare profondi, turchesi, tempeste che fondono cielo e acqua – non cercano lo spettacolo, ma una percezione interiorizzata e misurata del paesaggio. Nessun intervento digitale altera le immagini: i gradienti cromatici esistono perché realmente presenti. Alexandra Mas presenta Mystic Waters, film che estende l’indagine avviata con No Plastic verso una dimensione più contemplativa. Proiettata all’interno di un’installazione di disegni sospesi, l’opera immerge lo spettatore in un ecosistema visivo saturo, dove bellezza e eccesso convivono in tensione costante. La pratica di Sarah Olson si colloca tra performance, disegno e azione ambientale. Il progetto Rise All Boats nasce da azioni realizzate su spiagge remote della Cornovaglia, dove carta e tessuti vengono esposti direttamente agli elementi naturali – vento, pioggia, maree – lasciando che sia l’oceano stesso a completare l’opera. Nel lavoro di Olson il mare non è un orizzonte distante, ma uno spazio di contraddizione: rifugio e comunione, ma anche rischio, attraversamento e sopravvivenza. All’interno della mostra, Shoki Okumura presenta Empathy Towards Things – Impermanence as a Living Ocean a bordo del Kyalami. Radicata nella sensibilità giapponese del mono no aware – la consapevolezza della transitorietà delle cose – l’opera riflette sulla fragilità come fondamento di una possibile etica della cura. Julie Gintowt realizzerà inoltre una performance durante l’opening event con The Tragic Grasp for Air of Nymphaea, accompagnata dal debutto dell’abito Aquamarine di Stephanie Z Johnson, fotografato da Adele Cartier. Attraverso mostre, viaggi e ricerca collaborativa, Artivism Awards IV costruisce così un dialogo tra arte, scienza ed ecologia, trasformando il Mediterraneo in uno spazio condiviso di osservazione, responsabilità e immaginazione futura.












