Scopri la crescita della ‘Milk economy’ in Italia, che supera i 31 miliardi di euro, e il successo dei formaggi Made in Italy nel mondo
MANTOVA – La “Milk economy” in Italia ha raggiunto il valore di 31 miliardi di euro, tra produzione e trasformazione. Un patrimonio di eccellenza e biodiversità dal quale nascono i formaggi Made in Italy più apprezzati sui mercati mondiali, dove nel giro di un decennio le esportazioni sono quasi raddoppiate in quantità. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Istat e Ismea diffusa in occasione della Giornata mondiale del latte, indetta dalla Fao, che si celebra il 1° giugno.
La provincia di Mantova: i numeri. Mantova, con una produzione che nel 2025 ha toccato il volume di 1.161.603 tonnellate, in crescita del 2,56% rispetto all’anno precedente (fonte: Clal.it) è la terza provincia in Italia per consegne di latte, alle spalle di Brescia (1.770.232 tonnellate, +2,5% sul 2024) e Cremona (1.582.418 tonnellate, +0,59% tendenziale).
Volumi in crescita – rileva Coldiretti Mantova – anche nel primo trimestre di quest’anno, con consegne che hanno toccato quota 307.912 tonnellate, manifestando un’accelerazione del 4,39% rispetto al primo trimestre 2025.
La provincia di Mantova è leader nel segmento del Grana Padano. Fra gennaio e aprile di quest’anno ha prodotto 688.608 forme, in crescita del 7,2% su base tendenziale, pari al 30,27% della produzione totale di Grana Padano.
In aumento anche le produzioni provinciali di Parmigiano Reggiano (+3,8% nei primi quattro mesi del 2026), che vedono Mantova toccare quota 185.775 forme, su un totale del comprensorio produttivo pari a 1.508.123 forme (+5,43% tendenziale).
Export. Nonostante tensioni internazionali e guerre commerciali, le vendite di formaggi tricolori all’estero hanno raggiunto nel 2025 il record storico, con quasi 680 milioni di chili, per una crescita del 90% in appena un decennio. A guidare la classifica degli appassionati di specialità casearie Made in Italy sono Germania, Francia e Regno Unito, mentre fuori dall’Europa sono gli Stati Uniti il principale mercato. E ciò nonostante un’industria dei falsi sempre più fiorente, che “copia” esplicitamente le tipicità più note del Belpaese, dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’asiago, dal parmesan al romano ottenuto però senza latte di pecora.
Dop Economy. Ma i formaggi nazionali vanno forte anche in patria, tanto da rappresentare la prima voce della Dop Economy tricolore, pari al 60% circa del valore complessivo del cibo a denominazione di origine, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea.
Non a caso sono le più presenti nella top ten dei prodotti Dop per valore, guidata dal Grana Padano davanti al Parmigiano Reggiano e comprendente anche Mozzarella di Bufala (4° posto), Gorgonzola (5° posto) e Pecorino Romano (9° posto).
Un patrimonio del Paese che va tutelato, anche rispetto alla concorrenza sleale delle produzioni straniere e dell’azione di veri e propri trafficanti. Se in Italia si producono circa 13,5 milioni di quintali di latte, oltre la metà del quale è utilizzato per la produzione di formaggi Dop, ogni anno ne arrivano altri 10 milioni di quintali dall’estero, assieme ad altri 4,3 milioni di quintali di cagliate, formaggi e altri latticini, con una pressione al ribasso sui prezzi di quello italiano che danneggia gli allevatori nazionali e alimenta inganni e frodi ai danni dei cittadini consumatori. Le aziende straniere, infatti, non sono obbligate a mettere l’origine sulla confezione al contrario dei nostri industriali, come previsto da una legge nata grazie a una battaglia della Coldiretti di 10 anni fa.
Da qui la mobilitazione portata avanti dalla principale organizzazione agricola d’Italia e d’Europa, dai porti alle frontiere come il Brennero, per l’introduzione dell’etichettatura obbligatoria d’origine su tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione europea e la modifica della norma dell’“ultima trasformazione sostanziale” prevista dall’attuale codice doganale.
