Scopri come l’embriologia, la nutrizione e la nutraceutica possono migliorare la fertilità nelle coppie e supportare il percorso verso la gravidanza

APPROFONDIMENTO

“La fertilità non è solo una questione clinica. È una questione di rete, di collaborazione multidisciplinare tra professionisti e di conoscenza condivisa” dichiara Sabrina Fiorentino, farmacista esperta in integrazione nutraceutica e CEO e responsabile scientifica di Sestre, realtà pugliese che ha sostenuto e co-progettato, insieme all’Università di Bari, la prima edizione dello short master in Nutrizione, Nutraceutica e Fertilità

Sabrina Fiorentino_CEO e responsabile scientifica Sestre

Prove scientifiche sempre più numerose supportano l’importanza degli integratori alimentari, tra cui resveratrolo, coenzima Q10, melatonina, inositolo e vitamine, nel trattamento dell’infertilità femminileDiversi studi hanno dimostrato che oltre il 50% delle donne infertili nelle regioni europee e dell’Oceania assume integratori alimentari durante la procreazione medicalmente assistita (PMA). Sebbene la maggior parte degli studi indichi che gli integratori alimentari siano sicuri per le donne in età fertile, permane una carenza di linee guida cliniche sulla loro efficacia e sul loro utilizzo nel trattamento dell’infertilità femminileLe linee guida esistenti sull’uso di integratori alimentari, infatti, nelle donne infertili sono limitate all’uso dell’acido folico per la prevenzione delle carenze neurologiche piuttosto che per la procreazione assistita. In sintesi, alcuni integratori alimentari possono contribuire a migliorare gli esiti riproduttivi, ma le prove relative alla sicurezza rimangono incerte a causa della limitatezza e dell’eterogeneità dei dati. In particolare, la combinazione di vitamina D e altri integratori alimentari, così come l’assunzione di coenzima Q10, resveratrolo e licopene, si è dimostrata più efficace rispetto ad altri integratori o rispetto alla sola integrazione di acido folico.

Affermare una nuova visione della fertilità basata su un dialogo costante tra scienza, nutrizione, integrazione e clinica. Formando, allo stesso tempo, professionisti competenti, consapevoli e capaci di lavorare insieme per dare alle coppie in cerca di una gravidanza un supporto concreto, umano e scientifico. Erano questi alcuni degli obiettivi dello short master in Nutrizione, Nutraceutica e Fertilità, promosso dall’Università di Bari in collaborazione con Sestre, startup femtech italiana che integra ricerca scientifica e tecnologia per sviluppare protocolli a supporto della fertilità femminile e del benessere mestruale, di cui si è da poco conclusa la prima edizione. Il master è nato da un’esigenza reale: in Italia mancava, infatti, un percorso accademico che integrasse in modo rigoroso e sistematico embriologia, nutrizione e nutraceutica, tre discipline che oggi sono fondamentali nella presa in carico delle coppie che cercano una gravidanza. Il master ha avuto la partecipazione di 34 iscritti, provenienti da tutta Italia, e ha visto il coinvolgimento di 26 docenti tra embriologi, nutrizionisti, ginecologi, farmacisti e specialisti in medicina della riproduzione.

Il programma ha incluso moduli specifici dedicati anche all’infertilità maschile, oltre che femminile, e ha approfondito il ruolo della nutrizione e della nutraceutica lungo l’intero percorso riproduttivo, dalla qualità dei gameti fino allo sviluppo embrionale e all’impianto. “La fertilità non è solo una questione clinica. È una questione di rete, di collaborazione multidisciplinare tra professionisti e di conoscenza condivisa – dichiara Sabrina Fiorentino, farmacista esperta in integrazione nutraceutica oltre che CEO e responsabile scientifica di Sestre – La prima edizione dello short master in nutrizione, nutraceutica e fertilità ha rappresentato un tassello importante per formare professionisti pronti a rispondere a un bisogno crescente, e sempre più sentito, nella pratica clinica moderna. Il master ha integrato nutrizione ed embriologia, grazie a professionisti che lavorano insieme ogni giorno. La selezione rigorosa delle pubblicazioni e dei contenuti – conclude Fiorentino – ha consentito l’applicazione, nella pratica clinica, delle nozioni apprese”. 

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