MANTOVA – La campagna di raccolta cereali 2026 è alle battute iniziali (al via le trebbiature di orzo e frumento) ed è dunque tempo di primi bilanci per i produttori di Confagricoltura Mantova.
Fattore chiave sono, come sempre, le quotazioni riconosciute ai produttori che, a fronte di un aumento medio dei costi di produzione di circa il 12% (elaborazione su dati Ismea), non consentono ai cerealicoltori di ottenere un adeguato reddito dal loro lavoro.
Il grano tenero infatti, rispetto a un anno fa (dato Borsa Merci di Mantova) è sceso da 227 €/t a 217 €/t, perdendo dunque 10 euro netti a tonnellata. Se si considera che, nel 2025, il costo di produzione per ettaro era di circa 1.430 € (ma ora in aumento, come detto), è facile capire come la redditività sia quasi nulla. Non ancora quotato invece, in questo 2026, il frumento duro, con la neonata Cun che sta lasciando nell’incertezza tutti i produttori. Stabile nel complesso l’orzo, che passa dai 201 €/t dello scorso anno ai 203 €/t dell’ultimo bollettino.
Non si arresta invece la crisi nera del mais, coltura chiave per l’areale padano, vittima di costi sempre più alti, bassa redditività e insidie delle fitopatie. Particolarmente significativa la situazione del mais da granella: nel Mantovano negli ultimi vent’anni le superfici sono più che dimezzate (da 60mila ettari nel 2006 a 25.870 oggi).
«I prezzi alla borsa merci sono in calo, tra i 220-230 euro alla tonnellata – spiega Pietro Marocchi, presidente della Sezione Cerealicola di Confagricoltura Mantova – e, con costi di produzione che vanno dai 3.200 ai 3.900 euro per ettaro, riusciamo a malapena a coprire i costi, in molti casi andiamo anche sotto di 40-50 euro a tonnellata. Fare reddito così è impossibile».
E la beffa è che le produzioni sono più che soddisfacenti: grano tenero e grano duro infatti, in diverse zone della provincia, stanno toccando le 7 t/ha, con punte addirittura di 8 t/ha, livelli che non si vedevano da un po’. Diverso il discorso dal punto di vista qualitativo, con un andamento altalenante delle proteine (14-15% in media, ma c’è anche chi non ha superato il 10%): «È stato premiato chi ha seguito il corretto iter agronomico – spiega l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – ottenendo così risultati in linea con le aspettative». Da segnalare anche l’aspetto sanitario, decisamente buono, con assenza di patologie fungine.
Bilancio non soddisfacente invece per l’orzo, meno performante dal punto di vista quantitativo: «Essendo più precoce – prosegue Confagricoltura – a maggio ha patito gli effetti della prima ondata di calore. La pianta è maturata in fretta e non ha potuto godere così dei benefici delle piogge di fine maggio».
«A livello di rese – spiega Edoardo Gibelli, membro di giunta di Confagricoltura Mantova e cerealicoltore – siamo soddisfatti. Il problema è che, nonostante le produzioni più che buone, l’aumento dei costi e il calo delle quotazioni non consentiranno di fare reddito. Di questo passo, il rischio è che le superfici calino sempre di più, aumentando la nostra dipendenza dalle importazioni».
«La vera risposta – conclude Marocchi – per il futuro della cerealicoltura, così come di molte altre colture in sofferenza, saranno le Tea, il cui regolamento è stato appena approvato: in Europa siamo rimasti indietro, ora non si deve perdere altro tempo».
