IL MALATO IMMAGINARIO al Palazzo D’Arco il 30 giugno con l’Accademia Campogalliani. Un classico intriso di comicità e riflessioni profonde

MANTOVA – Martedì 30 giugno alle ore 21:15 nel Cortile d’onore di Palazzo D’Arco prosegue la stagione estiva di prosa celebrativa degli 80 anni di teatro dell’Accademia Teatrale Francesco Campogalliani con un grande classico del teatro  di tutti i tempi : “Il malato Immaginario” di Molière per la regia di Maria Grazia Bettini.

La rappresentazione de “Il malato immaginario” si svolge in un ambiente asettico, con una poltrona su cui siede un benestante borghese ipocondriaco, due sedie, un tavolino pieno di pozioni e attrezzi medicali, un letto sempre pronto ad accogliere il “malato”.  La stanza vuole essere la metafora della sua solitudine e la prigione della sua nevrosi/depressione.

Argan spreca la sua vita fra poltrona, letto, toilette, clisteri e salassi. Sotto la cuffia candida, nella vestaglia stropicciata, nelle calze molli sui piedi ciabattanti, si trova un’incapacità genetica a prendere qualsiasi decisione. Il suo contraltare è Tonina, una cameriera tuttofare, che il padrone vive spesso come un incubo, onnipresente e impicciona, che vede tutto e tiene in mano tutto.

Ossessionato dalla propria salute e convinto che non ci sia nulla di più importante della Medicina, Argan ha deciso di dare in moglie a un medico goffo e pedante la propria figlia maggiore Angelica, che è invece innamorata di un bel giovane. Alle spalle di Argan trama Belina, la sua seconda moglie, che vuole impossessarsi dell’intero patrimonio del marito. A dar man forte ad Angelica ci sono però Tonina, molto arguta e determinata, e Beraldo, il fratello saggio del “malato”, che convincono Argan a fingersi morto. La reazione di grande cinismo e soddisfazione di Belina per l’agognato decesso del coniuge e la genuina disperazione di Angelica per la morte del padre, lo convincono a scacciare la moglie e a dare in sposa la figlia al suo innamorato, a patto però che il giovane diventi medico. Nel finale Argan, che accetta di essere insignito ad honorem della laurea in medicina, viene circondato da un balletto di falsità e canzonatura proprio da quelle figure tanto odiate e sbeffeggiate da Molière.

Dietro al protagonista, malato immaginario, c’è Molière, malato vero. È l’attore Molière che muore nel suo personaggio, come avvenne realmente alla Comedie Francaise la sera del 17 febbraio 1673.

La regia ha ambientato la commedia nella seconda metà dell’Ottocento, dove, accanto alle nuove terapie, sopravvivevano le vecchie, tra le quali un posto immeritato era occupato dal salasso. Il salasso, insieme col purgante/clistere, l’emetico e il diuretico, aveva lo scopo di ridurre l’umore (il sangue) che si presumeva essere in eccesso, e veniva applicato sia nei pochi casi nei quali era utile sia nei molti nei quali era inutile o dannoso. Alcuni medici praticavano il salasso fino quasi a dissanguare il paziente: era l’epoca delle terapie “eroiche”. In assenza di terapie migliori, il medico, nel XIX secolo, non aveva modo di diagnosticare esattamente le condizioni di salute del paziente e applicava il salasso e il clistere indiscriminatamente.

In questa messa in scena sono stati attenuati i toni drammatici per privilegiare la sostanziale struttura comica del testo, che però si stinge talvolta in smorfia e amarezza quando veicola per bocca di Beraldo (alias Molière) serie riflessioni sui disvalori della società, sulla vita e sulla morte.

Il grottesco quindi prevale sulla farsa, la comicità è bonaria e immediata.

Se è vero che vivere è essere malati, che cioè sin dalla nascita tutti siamo malati terminali, è altrettanto vero, e ben si addice al nostro protagonista, ciò che diceva Enzo Jannacci in “Quelli che”: “…quelli che vivono da malati per morire da sani”.

Il cast vede impegnati come interpreti: Adolfo Vaini nella parte di Argan, Francesca Campogalliani, Loredana Sartorello, Margherita Governi, Sofia Laratta, Michele Romualdi, Davide Cantarelli, Giovanni Rodelli, Marco Federici, Italo Scaietta, Giampiero Marra e Francesco Cantarelli.

La regista Maria Grazia Bettini è stata coadiuvata per l’allestimento dello spettacolo da Diego Fusari e Daniele Pizzoli per le scenografie, da Francesca Campogalliani e Diego Fusari per i costumi, da Nicola Martinelli per la selezione della colonna sonora, da Massimiliano Fiordaliso e Giovanni Artoni per l’ideazione luci, da Selene Gola per le coreografie, da Clelia Gessi e Rossella Mattioli come tecnici del suono,  da Lorenza Becchi e Donata Bosco per la direzione di scena e da Michele Romualdi e Fabio Nardi per l’ideazione grafica, dalle sartorie Costapereira e HarleQueen per la realizzazione dei costumi.

Il pubblico avrà così la possibilità di assistere ad un momento teatrale di alto livello che, come per tutti gli altri spettacoli che compongono il ricco e diversificato cartellone della stagione estiva, si è potuto realizzare grazie anche alla sensibilità della Fondazione della Comunità Mantovana onlus.

I posti non sono numerati e si possono acquistare in prevendita online su mail ticket (www.mailticket.it) o sul sito teatro.campogalliani.it  e nei giorni di spettacolo presso biglietteria del Teatrino D’Arco, dalle ore 17:30 – 19:00 e dalle 20,00 alle 21,15. Informazioni tel. 0376 325363 / 375 7384473 o via mail biglietteria@teatro-campogalliani.it .

In caso di maltempo lo spettacolo verrà replicato la sera successiva.

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