Valerio Zezur: pittura, libro e voce IA in un progetto tra arte, identità e rinascita il 10 e 11 luglio a Taglio di Po

Manifesto per l'evento di Valerio Zezur con data e luogo dell'esposizione. Include immagini artistiche sullo sfondo e un libro intitolato 'Dentro l'incubo, oltre il buio'.

Pittura materica, memoir autobiografico e musica si incontrano nel percorso dell’artista.

Con il brano “Sono Libero”, Zezur sceglie una voce generata con intelligenza artificiale come gesto artistico: non per cancellare l’umano, ma per trasformare una storia personale in una voce che chiunque possa abitare.

TAGLIO SUL PO (RO)- Ci sono artisti che scelgono una tecnica e la perfezionano. Altri, invece, cercano un linguaggio capace di contenere ciò che una sola forma non riesce più a dire. È in questa seconda direzione che si muove il percorso di Valerio Zezur, artista e autore che intreccia arte visiva, scrittura autobiografica e musica in un progetto unico, nato dal bisogno di trasformare memoria, ferita e identità in materia espressiva.

La sua ricerca parte dalla pittura, ma non si esaurisce nella tela. Le opere di Zezur sono superfici dense, stratificate, fisiche. Cemento, metallo, corde, sabbia, acrilici, legno, gesso, carta, materiali poveri e riciclati diventano parte di un vocabolario emotivo in cui la materia non decora: testimonia.

La scheda di GAi descrive la sua arte come fatta di ciò che ha vissuto, citando materiali come cemento, metallo, corde, sabbia, acrilici e legno; Riciclarte lo presenta come artista di origine ucraina residente in Veneto, legato ad acrilico, gesso, carta, metalli e materiali riciclati.

Copertina del libro 'Dentro l'incubo, oltre il buio' di Valerio Zezur, con un giovane in primo piano e un'immagine astratta sullo sfondo.

Accanto alle opere nasce il libro “Dentro l’incubo, oltre il buio”, memoir autobiografico che costituisce la parte narrativa del progetto. La scheda GAi lo colloca tra memoir, narrativa autobiografica e formazione, con temi chiave come resilienza, adozione, identità, arte come terapia e sopravvivenza. Youcanprint descrive il libro come un racconto che affronta infanzia negata, adozione, abuso, identità, omosessualità e resilienza, con uno stile diretto e asciutto.

Ma per Zezur la parola non bastava più. Dopo la materia e dopo il libro, è arrivato il suono.

Il brano “Sono Libero”, pubblicato il 15 maggio 2026, rappresenta un nuovo passaggio: non una deviazione musicale, ma un’estensione della stessa ricerca. Sul sito ufficiale, il brano viene presentato come il capitolo che mancava al libro, con crediti che indicano testo e melodia di Valerio Zezur con Mirko Giacomin e voce generata con intelligenza artificiale come scelta artistica dichiarata.

La decisione di utilizzare una voce generata con IA è il punto più contemporaneo e concettuale del progetto. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale viene spesso percepita come sostituzione o artificio, Zezur la porta dentro un territorio diverso: quello della materia. Per lui la voce artificiale non serve a fingere un cantante che non c’è, né a mascherare un limite. Serve a non dare un volto definitivo alla storia.

La voce non è la sua, e proprio per questo può diventare di tutti.

Questa scelta sposta il brano da semplice prodotto musicale a gesto artistico. Se nelle opere la materia parla al posto dell’artista, e nel libro la memoria trova parole, nella canzone la voce generata con IA diventa un corpo neutro: una presenza senza biografia visibile, capace di rendere l’esperienza meno chiusa nell’autobiografia e più aperta all’identificazione di chi ascolta.

È una scelta fragile e radicale: togliere il volto alla voce per non trasformare il dolore in spettacolo. Non chiedere al pubblico di guardare “Valerio che canta”, ma di ascoltare una storia che potrebbe attraversare molte vite.

Nel percorso di Zezur, l’identità non è mai un’etichetta. È una stratificazione. Ucraina, Italia, Sicilia, Lombardia e Veneto non sono semplici luoghi biografici, ma territori emotivi.

L’Ucraina è la radice, l’infanzia, la frattura originaria.

La Sicilia è l’approdo italiano, con le sue contraddizioni, la promessa di una nuova vita e le ferite dell’appartenenza difficile.

La Lombardia è il passaggio della formazione, della sopravvivenza e della ricostruzione.

Il Veneto è oggi il luogo dello studio, della casa, della possibilità di creare con continuità.

La pagina GAi racconta che Zezur vive da alcuni anni in Veneto, in un piccolo paese vicino al mare, dove ha trovato equilibrio e uno studio in cui creare.

Anche la dimensione dell’identità personale, compresa l’omosessualità, entra nel progetto senza diventare slogan. È parte del racconto di una libertà cercata in contesti spesso ostili, uno dei nodi attraverso cui la vita personale si trasforma in linguaggio artistico. Nel libro, questo tema è inserito accanto ad adozione, abuso, identità e resilienza, come parte di un percorso più ampio di sopravvivenza e riconoscimento.

La forza del progetto sta proprio nella sua natura transmediale: la materia mostra ciò che la voce non riusciva a dire; il libro racconta perché quelle opere esistono; la musica prova a farle respirare.

Non è pittura che diventa illustrazione di una biografia. Non è un libro usato come accessorio promozionale. Non è una canzone nata per inseguire una tendenza digitale. È un unico percorso che cambia forma a seconda della ferita che deve attraversare.

Negli ultimi anni, il lavoro di Zezur ha ottenuto visibilità in diversi contesti espositivi. Exibart ha presentato il progetto “Dentro l’incubo, oltre il buio” come un percorso in cui il libro costituisce la spina dorsale narrativa della mostra, citando anche la partecipazione alla collettiva “Italy World” a Tokyo e diverse esposizioni in Italia.

Con “Sono Libero”, Zezur aggiunge un nuovo livello al proprio linguaggio. Non abbandona la pittura: la espande. Non sostituisce il libro: lo attraversa. Non usa l’IA per apparire moderno: la usa come un materiale ulteriore, dichiarato, riconoscibile, coerente con una pratica artistica che da sempre lavora sul rapporto tra corpo, assenza, memoria e voce.

In questo senso, la domanda che il progetto pone non riguarda soltanto Valerio Zezur.

Riguarda il presente dell’arte: può una voce artificiale diventare più vera proprio perché non pretende di essere umana? Può l’intelligenza artificiale, se dichiarata e usata con consapevolezza, diventare materia artistica invece che semplice strumento? Può una storia personale smettere di essere autobiografia e diventare spazio condiviso?

Nel caso di Valerio Zezur, la risposta non arriva come teoria. Arriva come opera, libro e suono.

Scheda sintetica

Artista: Valerio Zezur
Progetto: arte visiva, libro autobiografico e brano musicale
Libro: Dentro l’incubo, oltre il buio
Brano: Sono Libero
Uscita brano: 15 maggio 2026
Voce: generata con intelligenza artificiale, scelta artistica dichiarata
Temi: memoria, identità, adozione, omosessualità, sradicamento, resilienza, rinascita, arte come trasformazione
Materiali ricorrenti: cemento, metallo, corde, sabbia, acrilici, legno, gesso, carta, oro, materiali poveri e riciclati
Luoghi biografici: Ucraina, Sicilia, Lombardia, Veneto
Sito: www.valeriozezur.it
Social: valeriozezurofficial


Valerio Zezur è un artista e autore nato in Ucraina nel 2001 e oggi attivo in Italia. La sua ricerca intreccia pittura materica, memoria autobiografica e trasformazione del dolore in linguaggio visivo. Nelle sue opere utilizza materiali fisici e stratificati — tra cui gesso, metalli, sabbia, acrilici, legno e materiali poveri — per dare forma a temi come identità, ferita, sradicamento e rinascita.

È autore del memoir “Dentro l’incubo, oltre il buio”, che costituisce una chiave di lettura della sua produzione artistica. Con il brano “Sono Libero”, realizzato con voce generata tramite intelligenza artificiale come scelta artistica dichiarata, Zezur amplia la propria ricerca in una direzione transmediale, unendo materia, parola e suono.

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