L’artista: «Non sono scappato. In quelle condizioni era impossibile cantare».
Alla fine l’immagine che resterà di questa estate italiana rischia di essere quella di Bobby Solo che fugge da un esercito di moscerini sulle rive del Trasimeno.
Una scena quasi da commedia all’italiana: il palco pronto, le luci accese, il pubblico in attesa e il cantante che rinuncia al concerto perché assediato dagli insetti.
Il titolo era troppo ghiotto per non diventare virale: “Bobby Solo annulla il concerto per i moscerini”.
Poche parole, perfette per i social, ideali per l’ironia collettiva e per quel processo sommario che troppo spesso precede l’accertamento dei fatti.
Eppure, dietro quella che molti hanno liquidato come una bizzarria da artista anziano, esiste una realtà decisamente meno grottesca.
Nei giorni successivi alla polemica abbiamo sentito direttamente Bobby Solo, che ci ha raccontato la sua versione dei fatti e la sua amarezza per una vicenda che, a suo giudizio, sarebbe stata raccontata soltanto a metà.
Nel pomeriggio del 4 luglio, alla Rocca del Leone di Castiglione del Lago, il cantante e la sua band arrivano regolarmente sul posto. Il palco è pronto, la strumentazione viene montata, iniziano le prove. È in quel momento, ci racconta l’artista, che la situazione precipita.
Arrivano i chironomidi, i celebri moscerini del Trasimeno.
Non pochi insetti attratti dalle luci del palco, ma sciami talmente fitti da entrare negli occhi, nelle orecchie, nella bocca, da posarsi sugli strumenti e sui microfoni, da interrompere perfino le prove.
«Come si può cantare in queste condizioni?» è la domanda che Bobby Solo ci ha ripetuto nel corso della nostra conversazione.
Una domanda che appare tutt’altro che irragionevole.
Perché qui non si parla di fastidio, ma di concreta impossibilità di svolgere il proprio lavoro.
Cantare significa respirare profondamente, aprire continuamente la bocca, sostenere il fiato, controllare la voce. Significa utilizzare in modo continuo proprio quell’apparato respiratorio che diventa il primo bersaglio di una nube di insetti.
Un ballerino può continuare a esibirsi.
Uno spettatore può sopportare un disagio per qualche ora.
Un cantante, soprattutto se impegnato in oltre novanta minuti di spettacolo dal vivo, no.
A maggior ragione se quel cantante ha ottantuno anni e una carriera costruita proprio sulla propria voce.
È probabilmente questo il punto che nel dibattito pubblico è stato affrontato con maggiore superficialità.
Si è preferito sorridere dell’artista che si arrende ai moscerini piuttosto che chiedersi cosa significhi cantare mentre si inalano continuamente insetti.
Chiunque abbia attraversato in bicicletta o in motorino uno sciame estivo conosce perfettamente la sensazione.
Provare a sostenere un concerto in quelle condizioni è semplicemente un’altra cosa.
C’è poi un aspetto che contribuisce a rendere la versione di Bobby Solo particolarmente credibile.
I chironomidi del Trasimeno non sono una scoperta dell’ultima ora, né un’improbabile giustificazione costruita a posteriori.
Sono un fenomeno storico e conosciuto da decenni da residenti, operatori turistici e amministrazioni locali.
Ogni estate il lago convive con la presenza ciclica di questi insetti acquatici, tanto che negli anni si sono susseguiti interventi di contenimento, studi scientifici, proteste dei cittadini e richieste di soluzioni strutturali.
Chi vive sulle rive del Trasimeno conosce bene quelle nuvole di insetti che nelle serate più calde possono addensarsi attorno alle luci artificiali fino a diventare impressionanti.
Per questo motivo la spiegazione di Bobby Solo non appare affatto fantasiosa.
Al contrario, si inserisce in un fenomeno ambientale noto e documentato da anni.
Naturalmente esiste anche l’altra versione dei fatti.
Gli organizzatori sostengono che la decisione sia stata presa unilateralmente dall’artista e hanno annunciato possibili azioni legali, ricordando come il cachet fosse già stato versato e come altri spettacoli si siano svolti regolarmente nella stessa location.
Sarà eventualmente la documentazione disponibile a chiarire responsabilità e accordi.
Bobby Solo, dal canto suo, ci ha riferito di possedere fotografie, messaggi e registrazioni vocali che documenterebbero non soltanto l’invasione degli insetti, ma anche la volontà condivisa di recuperare l’evento in un secondo momento, addirittura con la disponibilità del cantante a tornare gratuitamente per rispetto del pubblico rimasto senza concerto.
È un dettaglio che racconta molto.
Per questo la vera domanda forse non è perché Bobby Solo abbia deciso di non cantare.
La domanda è un’altra.
Davvero chiunque di noi, con un microfono in mano e una nube di chironomidi davanti al volto, avrebbe fatto diversamente?
Forse il titolo giusto di questa storia non è che Bobby Solo ha annullato un concerto per colpa dei moscerini.
Forse il titolo corretto è che un artista di ottantuno anni ha scelto di non trasformare una serata oggettivamente problematica in uno spettacolo peggiore per sé e per il pubblico.
Tra le tante polemiche dell’estate, potrebbe essere una delle poche decisioni dettate semplicemente dal buon senso.


