MILANO – C’è un momento sospeso tra la veglia e il sonno in cui la mente genera immagini che sfuggono alla logica e sembrano appartenere a un’altra dimensione. È il tempo dell’ipnagogia, quello stato di transizione in cui la coscienza si apre alla visione. Da questa soglia nasce I sogni dell’Ipnagogo, la nuova mostra personale di Marta Volontè, ospitata da Gli eroici furori arte contemporanea e curata da Silvia Agliotti e Paola Martino.
Con questo nuovo ciclo pittorico l’artista inaugura una fase profondamente diversa della propria ricerca. Dopo oltre sette anni dedicati a un’indagine sulla città e sull’architettura come metafora dell’esperienza umana, Marta Volontè abbandona gli spazi densi e stratificati che hanno caratterizzato la sua produzione precedente per approdare a paesaggi essenziali, silenziosi, dominati da vaste campiture monocrome in cui cielo e terra sembrano fondersi fino quasi a cancellare l’orizzonte.
È una trasformazione che l’artista definisce necessaria: per arrivare a questa pittura è stato indispensabile “lasciare morire” una parte del proprio linguaggio. I deserti che abitano queste tele diventano così il luogo del dopo, scenari di una rinascita che prende forma attraverso il vuoto, la sottrazione e la sospensione.
“In questa fase di transizione della mia vita”, spiega Marta Volontè, “trovo nel vuoto una immensa energia in potenza, a cui cerco di dare forma tela dopo tela”.
L’origine del progetto risiede in una visione emersa durante una meditazione guidata: un deserto attraversato da una luce intensa, al cui centro si erge un tempio. Al suo interno, custodita come una rivelazione, una calla bianca ancora bagnata di rugiada. Da questa immagine prende forma un universo pittorico essenziale in cui il tempio diventa simbolo di una soglia, mentre il fiore rappresenta ciò che continua a vivere e a rigenerarsi anche nelle condizioni più estreme.
Il titolo della mostra introduce una figura immaginaria, l’Ipnagogo, ispirata allo stato ipnagogico. Marta Volontè immagina questo misterioso custode come colui che accompagna gli altri nel sogno e si interroga su quale possa essere il suo sogno. La risposta prende forma nelle opere: uno spazio sconfinato in cui nascono le immagini, abitato da architetture essenziali che emergono come presenze silenziose nel paesaggio.
Accanto ai templi compaiono, in alcune opere, dei portali. Sono elementi che segnano il limite tra due dimensioni e suggeriscono il continuo dialogo tra il mondo onirico e quello reale. Non è mai chiaro se l’osservatore stia entrando nel sogno o ne stia uscendo: ogni dipinto resta sospeso in quell’istante fragile in cui la coscienza attraversa una soglia.
Pur segnando una netta cesura rispetto al passato, questa nuova ricerca conserva le tracce della precedente. In alcune opere riaffiorano stratificazioni, velature e frammenti di dipinti precedenti, lasciati volutamente visibili come memoria di un percorso che non viene cancellato ma trasformato. La pittura diventa così il luogo in cui ogni cambiamento conserva la propria storia.
“Con I sogni dell’Ipnagogo Marta Volontè non inaugura soltanto un nuovo ciclo pittorico, ma attraversa una soglia”, afferma Paola Martino, co-curatrice della mostra. “I deserti, i templi e i portali raccontano ciò che resta dopo una trasformazione profonda: sono paesaggi del “dopo”, luoghi in cui il vuoto diventa possibilità e la pittura si fa spazio di rinascita”.
Per Silvia Agliotti, direttrice de Gli eroici furori e co-curatrice dell’esposizione, “nel cuore del tempio custodito da Marta Volontè vive una calla bagnata di rugiada, simbolo di una Natura che continua a fiorire nonostante l’aridità del deserto. È un’immagine di speranza e di resistenza, una metafora della vita che trova sempre il modo di rigenerarsi”.
La mostra propone così una riflessione sul cambiamento, sulla capacità di attraversare la perdita e immaginare nuove possibilità. I paesaggi di Marta Volontè non appartengono a un luogo reale, ma a uno spazio interiore in cui il silenzio diventa materia pittorica e l’essenzialità delle forme apre a una dimensione contemplativa. Il deserto non è assenza, ma attesa; il tempio non è rifugio, ma passaggio; la calla custodita al suo interno è il segno di una vita che continua ostinatamente a fiorire.
Ad accompagnare il percorso espositivo saranno i testi critici delle curatrici Silvia Agliotti e Paola Martino, che offrono due letture complementari del progetto: una dedicata alla trasformazione, alla soglia e alla dimensione ipnagogica della ricerca dell’artista; l’altra al valore simbolico della Natura come principio di rinascita e speranza.
Biografia essenziale
Marta Volontè (Milano, 1997).
Dopo la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano, conseguita con una tesi sull’immaterialismo, avvia la propria ricerca pittorica, privilegiando la tecnica dell’olio su tela.
Espone a Milano con le mostre personali presso Lambretto Factory (2019, 2021) e GAD – Galleria d’Arte Domestica (2022). Tra il 2019 e il 2023 partecipa a tre aste benefiche curate da Christie’s a Palazzo Clerici, Milano. Nel 2023 realizza una mostra bipersonale con Giordano Floreancig presso Sonne Gallery di St. Moritz. Nel 2025 presenta da MADE in Milano la personale Urbe Angusta, che conclude il primo ciclo della sua ricerca.
Dal 2025 sviluppa il progetto pittorico I sogni dell’Ipnagogo, che inaugura una nuova fase del suo lavoro, incentrata sull’indagine dello spazio, del vuoto e della possibilità.
Vive e lavora a Milano.
Marta Volontè
I sogni dell’Ipnagogo
A cura di Silvia Agliotti e Paola Martino
Inaugurazione
Mercoledì 16 settembre 2026, ore 18.00
Sede
Gli eroici furori arte contemporanea
Via Melzo 30
20129 Milano
Orari
dal 16 al 30 settembre
Martedì – sabato: 15.30 – 19.00
domenica e lunedì: chiuso – Sabato su appuntamento




