Costellazione di arte, scienze e culture
Castello Gamba, Châtillon – MEGA Museo, Aosta – Les Maisons de Judith, Val Ferret – Chiesa Evangelica Valdese, Courmayeur – Osservatorio Astronomico di Saint-Barthélemy
La Valle d’Aosta è diventata una costellazione culturale diffusa con Sotto il cielo di stelle, il grande progetto espositivo e multidisciplinare ideato e curato da Fortunato D’Amico, promosso dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta e da Valle d’Aosta Heritage, che fino al 18 ottobre 2026 mette in dialogo arte contemporanea, astronomia, archeologia, spiritualità, tecnologia e ricerca scientifica attraverso un percorso che attraversa il territorio e le sue eccellenze culturali.
Elemento distintivo del progetto è anche l’impiego della tecnologia Quadruslight, che trasforma la luce in una vera materia dell’opera, contribuendo a creare ambienti immersivi nei quali arte, innovazione e ricerca dialogano in un’unica esperienza percettiva.
Nato dall’esperienza degli incontri e delle conferenze che da anni animano la Val Ferret coinvolgendo astronauti, scienziati, studiosi e rappresentanti del mondo della cultura e della fede, il progetto amplia oggi quella riflessione trasformandola in una mostra diffusa che invita il pubblico a osservare il cielo non soltanto come fenomeno naturale, ma come spazio simbolico, luogo di conoscenza e orizzonte condiviso dell’immaginazione umana.
Come afferma il curatore Fortunato D’Amico: “Sotto il Cielo di Stelle nasce con l’idea di raccontare, attraverso le arti, le scienze e la spiritualità, una parte di questa complessa lettura, la nuova condizione paradigmatica dell’approccio ai fenomeni dello spazio. Si articola come una costellazione espositiva, fatta di luoghi, eventi, esperienze di riflessione condivisa. Cinque location della Valle d’Aosta ospitano il programma di incontri e le opere degli artisti. Insieme disegnano sul territorio una costellazione immaginaria, una traccia visiva capace di connettere opere e saperi.”
Il progetto coinvolge alcune tra le figure più significative dell’arte contemporanea italiana: Michelangelo Pistoletto, Grazia Toderi, Gilberto Zorio, Mimmo Paladino, Angelo Bonello, Daniela Pellegrini, Giuliana Cunéaz, Marco Nereo Rotelli, Massimo Uberti e Franco Perrotti, chiamati a confrontarsi con temi che spaziano dalle geografie del cosmo alle archeologie del futuro, dalle tecnologie della visione astronomica alle implicazioni culturali e filosofiche dell’esplorazione spaziale.
CASTELLO GAMBA: IL CUORE DELLA COSTELLAZIONE
Il nucleo principale della manifestazione trova sede al Castello Gamba di Châtillon, dove la sezione “Stazione orbitante. Traiettorie espressive del contemporaneo” costruisce un articolato dialogo tra installazioni luminose, opere ambientali, sculture e lavori video.
Qui le ricerche di Angelo Bonello, Daniela Pellegrini, Marco Nereo Rotelli, Massimo Uberti, Gilberto Zorio, Grazia Toderi, Mimmo Paladino e Franco Perrotti si intrecciano in un percorso che affronta il tema del cosmo come spazio fisico e mentale, luogo di esplorazione scientifica e insieme dimensione poetica dell’esistenza.
Alcune opere saranno realizzate in collaborazione con Quadruslight, realtà specializzata nella produzione di installazioni artistiche retroilluminate che uniscono stampa fine-art e tecnologie LED di ultima generazione. In particolare, tre opere di Daniela Pellegrini saranno realizzate con questa tecnologia, nella quale la luce diventa parte integrante del linguaggio artistico, esaltando la profondità delle immagini e contribuendo a creare un’esperienza immersiva che dialoga con gli spazi del Castello Gamba e con il tema del cosmo come luogo di esplorazione, conoscenza e visione.
IL MEGA MUSEO: ARCHEOLOGIE DEL FUTURO
Al MEGA Museo di Aosta, la sezione “Archeologie del cielo futuro. Paesaggi temporali tra microcosmo e macrocosmo” mette in relazione il patrimonio archeologico custodito dal museo con opere contemporanee di Angelo Bonello, Grazia Toderi, Giuliana Cunéaz, Gilberto Zorio, Daniela Pellegrini, Michelangelo Pistoletto e Mimmo Paladino.
Il confronto tra reperti del passato e visioni del futuro genera una riflessione sul tempo lungo della civiltà umana, sul desiderio di conoscenza e sulle tracce che ogni epoca lascia dietro di sé.
Anche al Mega Museo alcune opere saranno realizzate in collaborazione con Quadruslight. In particolare, le installazioni di Angelo Bonello e Daniela Pellegrini utilizzano la luce come elemento costitutivo dell’opera, amplificando la forza evocativa delle immagini e instaurando un dialogo suggestivo tra il patrimonio archeologico del museo e i linguaggi dell’arte contemporanea.
VAL FERRET: ARTE, SCIENZA E COSCIENZA PLANETARIA
Alle Maisons de Judith prende forma la sezione “Geografie del cosmo contemporaneo. Arte e scienza per immaginare il futuro”, dedicata all’incontro tra ricerca artistica e sapere scientifico.
Protagonista è Michelangelo Pistoletto, presente con opere che dialogano idealmente con il Terzo Paradiso installato in Val Ferret e con il progetto VITA, la missione spaziale che nel 2017 portò il simbolo dell’artista nello spazio grazie all’astronauta Paolo Nespoli.
COURMAYEUR: DALLA COLOMBA AI DRONI
Nella Chiesa Evangelica Valdese di Courmayeur, la sezione “Dissuader. Il volo della colomba dall’Arca di Noè ai cieli antropizzati” presenta il progetto di Franco Perrotti, che riflette sulle trasformazioni del rapporto tra uomo, tecnologia e controllo.
L’OSSERVATORIO ASTRONOMICO
L’Osservatorio Astronomico di Saint-Barthélemy completa il percorso con approfondimenti dedicati alle tecnologie della visione cosmica e alle applicazioni dell’intelligenza artificiale nella ricerca astronomica.
La collaborazione con astronomi, ricercatori e istituzioni scientifiche rafforza la vocazione interdisciplinare del progetto, che trova proprio nell’incontro tra arte e scienza uno dei suoi elementi distintivi.
Sotto il cielo di stelle è un laboratorio di idee e conoscenze che attraversa il territorio valdostano trasformandolo in una mappa di relazioni tra discipline diverse. Un invito a guardare il cielo come luogo di meraviglia, ricerca e immaginazione, dove arte e scienza continuano a interrogarsi sulle grandi domande del nostro tempo.
QUADRUSLIGHT: LA LUCE DIVENTA MATERIA DELL’OPERA
Tra gli elementi distintivi di Sotto il cielo di stelle figura l’impiego della tecnologia Quadruslight, sviluppata per la realizzazione di opere retroilluminate che coniugano stampa fine-art, sistemi LED ad alta efficienza e progettazione luminosa di precisione.
In questo progetto la luce non è un semplice supporto espositivo, ma diventa parte integrante del linguaggio artistico, trasformandosi in materia espressiva capace di amplificare il significato delle opere e di coinvolgere il visitatore in un’esperienza immersiva.
Le superfici retroilluminate dialogano con gli spazi architettonici e con il paesaggio valdostano, evocando la profondità del cosmo, il movimento delle costellazioni e la vibrazione della materia. La tecnologia si mette al servizio della poetica degli artisti, contribuendo a costruire ambienti nei quali percezione, emozione e conoscenza convergono in un’unica esperienza.
La collaborazione con Quadruslight rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto curatoriale, dimostrando come ricerca tecnologica e arte contemporanea possano fondersi in un linguaggio capace di ampliare le possibilità espressive della luce e di offrire al pubblico una nuova modalità di relazione con l’opera.
SOTTO IL CIELO DI STELLE
Costellazione di arte, scienze e culture
23 luglio – 18 ottobre 2026
Sedi
Castello Gamba, Châtillon
MEGA Museo, Aosta
Les Maisons de Judith, Val Ferret
Chiesa Evangelica Valdese, Courmayeur
Osservatorio Astronomico di Saint-Barthélemy
A cura di
Fortunato D’Amico
Artisti
Michelangelo Pistoletto, Grazia Toderi, Gilberto Zorio, Mimmo Paladino, Angelo Bonello, Daniela Pellegrini, Giuliana Cunéaz, Marco Nereo Rotelli, Massimo Uberti, Franco Perrotti.
SOTTO IL CIELO DI STELLE
Costellazione di arte, scienze e culture
Testo curatoriale Fortunato D’Amico
Il cielo è custode della storia umana fin dai primi passi dell’orientamento e del mito. Le stelle hanno tracciato la rotta a viaggi, semine, riti e preghiere. Per millenni, mossi da un’inestinguibile sete di comprensione, abbiamo sollevato lo sguardo per scrutare l’infinito. Lo abbiamo fatto per decifrare il creato, ma anche per specchiarci nel nostro microcosmo umano, come frammenti finiti di un sistema immenso, privo di confini. Ci riconosciamo figli delle stelle, corpi celesti dispersi in un immenso mare magnum; il vuoto cosmico custodisce luce e buio, atomi e particelle infinitamente piccole, forze invisibili che tessono la trama dell’universo.
E in tutto questo, ci siamo anche noi.
In quel medesimo oceano di sostanze visibili e invisibili fluttuano le molecole di DNA da cui emergono gli archetipi dei miti, le geometrie, le matematiche, l’armonia delle musiche e il soffio delle scritture sacre di tutte le religioni e dei percorsi spirituali personali.
Qui scienza e coscienza hanno una radice in comune. L’impero stellare ha ispirato le vocazioni di scienziati, filosofi, poeti, artisti, santi, nelle loro rispettive ricerche. Ognuno attinge a quell’immenso mare magnum per rintracciare le regole dell’ordine superiore e dare un senso al disordine apparente del mondo. L’universo illumina i processi della mente, accende l’intuizione creativa e rivela la dimensione dello spirito.
Oggi, dopo millenni di osservazioni, il nostro rapporto con il firmamento sperimenta una nuova evoluzione. Satelliti, telescopi, sensori, sonde, reti digitali, algoritmi e intelligenza artificiale ampliano e moltiplicano gli orizzonti della percezione umana, estendendo lo sguardo dalle galassie alle infrastrutture della vita quotidiana.
Sotto il Cielo di Stelle nasce con l’idea di raccontare, attraverso le arti, le scienze e la spiritualità, una parte di questa complessa lettura, la nuova condizione paradigmatica dell’approccio ai fenomeni dello spazio. Si articola come una costellazione espositiva, fatta di luoghi, eventi, esperienze di riflessione condivisa.
Cinque location della Valle d’Aosta ospitano il programma di incontri e le opere degli artisti. Insieme disegnano sul territorio una costellazione immaginaria, una traccia visiva capace di connettere opere e saperi. Ognuna di esse costituisce una stazione tematica della costellazione e sviluppa una specifica possibilità di lettura del cielo contemporaneo come di quello del passato. Alcuni artisti sono presenti in più sedi e costruiscono rimandi tra opere, temi e paesaggi, facendo circolare la loro ricerca lungo l’intero circuito espositivo.
Il Castello Gamba a Châtillon accoglie la Stazione orbitante. Traiettorie espressive del contemporaneo, nucleo centrale del progetto.
L’Orbita di Massimo Uberti avvolge il Castello Gamba e ne fa il punto di partenza dell’intera costellazione. Il museo appare come un corpo sospeso, abitato da opere che intercettano le tensioni di questo momento storico.
È da qui che prende avvio il movimento che collega il Castello alle altre sedi della mostra.
La scultura luminosa di Angelo Bonello ripercorre il mito di Orione, arrampicato sulla roccia che tende una lunga canna verso il cielo per pescare le stelle. L’opera sollecita il desiderio di addomesticare ciò che supera la dimensione terrestre al’esperienza umana. Il gesto sospende il corpo attraversato da una tensione spirituale, aprendo il cammino alle opere successive.
In un’altra stanza del Museo il dialogo tra Franco Perrotti e Mimmo Paladino mette in relazione due diverse scritture. Nelle colombe e nei piccioni di Perrotti il volo incontra i dispositivi con cui la città disciplina, respinge e controlla la presenza animale. Paladino affida a segni, figure e tracce una scrittura poetica che affiora da una memoria remota, nutrita di miti, archetipi e simboli condivisi. L’archetipo del volo entra così nelle contraddizioni del tempo odierno, fra confini, interdizioni e sistemi di sorveglianza, mentre la poesia riapre uno spazio per l’immaginazione e per il racconto.
Grazia Toderi e Gilberto Zorio interrogano la stella nel passaggio tra luce e buio. Nelle immagini di Toderi il cosmo emerge da un moto luminoso che dilata lo spazio e ne rende instabile la percezione.
Zorio affida la forma stellare al fosforo e agli inchiostri fluorescenti. Quando la luce si spegne, le opere continuano a vivere nel buio. Affiorano nuovi disegni, tracce impreviste che modificano la percezione dell’immagine. Il dialogo nasce da questa comune tensione verso ciò che appare, scompare e persiste oltre lo sguardo.
Daniela Pellegrini e Marco Nereo Rotelli conducono l’infinito nella dimensione del corpo e della scrittura. Pellegrini inscrive il firmamento sulla pelle facendo della figura umana un luogo di appartenenza all’universo. Rotelli affida alla parola il compito di orientare lo sguardo, tracciando rotte mentali e poetiche verso il cielo. Nel loro dialogo, costruito intorno a opere retroilluminate, la persona si riconosce parte del corpo stellare e cerca nel linguaggio una via per comprendere questa appartenenza.
Dal Castello Gamba la costellazione raggiunge il MegaMuseo – Area megalitica di Aosta, dove la sezione dal titolo Archeologie del cielo futuro. Paesaggi temporali tra microcosmo e macrocosmo trova il proprio punto d’incontro nel dialogo tra le opere e un luogo in cui la storia affiora dalla terra. Pietre, allineamenti, cavità e segni custodiscono le tracce di comunità che hanno osservato il firmamento per orientarsi nello spazio, riconoscere i cicli del tempo e consegnare alla materia la memoria della propria esistenza. L’arte contemporanea riapre il dialogo con quanto di misterioso continua a muoversi sopra di noi.
Angelo Bonello rovescia il gesto incontrato al Castello Gamba. Nella grande opera bifacciale retroilluminata, alta oltre quattro metri, la figura tende la lunga asta verso il basso e pesca la stella nel terreno dell’Area megalitica. La luce sfiora le tracce emerse dallo scavo e cerca sotto i nostri passi ciò che un tempo veniva interrogato alzando lo sguardo.
La bussola di Grazia Toderi si proietta direttamente sui reperti e sovrappone le proprie coordinate alle tracce emerse dallo scavo. Il suolo torna a essere uno strumento di orientamento e il cielo si inscrive per alcuni istanti nella storia. Lungo la passerella, la stella di Gilberto Zorio affianca le pietre e concentra nella propria struttura una tensione che pone il tempo arcaico dell’Area megalitica davanti allo sguardo contemporaneo.
Il corpo stellare di Daniela Pellegrini si innalza per oltre quattro metri in un totem retroilluminato. La pelle custodisce una geografia cosmica e rivela l’appartenenza del genere umano alla sostanza delle stelle. La figura si leva nel paesaggio archeologico con la solennità di una stele contemporanea.
Nell’opera di Giuliana Cunéaz, catene molecolari luminose si dispongono in costellazione e generano una figura enigmatica. Il video ne accompagna l’apparizione con immagini che si disgregano e si ricompongono, rendendo instabile la percezione.
Con Rotazione di corpi, Michelangelo Pistoletto introduce il movimento che governa la materia, i sistemi planetari e la vita collettiva. Nel MegaMuseo le opere riportano il cielo dentro la Terra e fanno del sito un paesaggio in cui tempi lontani continuano a incontrarsi. Il passato prepara nuove immagini del futuro, mentre l’esperienza umana affida alla volta stellata la propria memoria.
La costellazione tocca Les Maisons de Judith, in Val Ferret. Davanti alle baite, il Terzo Paradiso, composto da tronchi recuperati dopo una tempesta, conserva la memoria dell’evento e la ricompone nel paesaggio, sotto il cielo di stelle e la corona alpina del Monte Bianco.
Intorno a questo segno, le Geografie del cosmo contemporaneo. Arte e scienza per immaginare il futuro incontrano le opere di Michelangelo Pistoletto disposte all’aperto. L’Autoritratto di stelle colloca la figura umana sotto il cielo reale, mentre Rotazione di corpi richiama il movimento dei sistemi planetari.
Le immagini di SPAC3 conducono il percorso dal paesaggio montano allo spazio orbitale. Il progetto, portato sulla Stazione Spaziale Internazionale dall’astronauta Paolo Nespoli durante la missione VITA, unisce nel segno del Terzo Paradiso le fotografie della Terra riprese dall’orbita con quelle inviate dai suoi abitanti. Arte e scienza aprono una riflessione sul futuro, sulla coscienza planetaria e sulla responsabilità verso la Terra e l’essere umano, in relazione con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
Lo spazio reca già i segni dell’intervento umano. Satelliti, stazioni orbitanti, reti di telecomunicazione, sistemi di rilevamento e apparati militari occupano regioni che continuiamo a percepire lontane dalla storia terrestre. Più in basso, aerei e droni percorrono il cielo per la guerra, la sorveglianza e il controllo dei confini, trasformando il volo in uno strumento di potere.
A Courmayeur, nella Chiesa Evangelica Valdese, Dissuader. Il volo della colomba dall’arca di Noè ai cieli antropizzati affronta questa mutazione. Franco Perrotti parte dai dispositivi urbani costruiti per allontanare gli uccelli e segue il destino della colomba, messaggera uscita dall’arca, segno di pace e orientamento, fino al presente delle barriere, delle rotte controllate e delle macchine volanti. All’interno della chiesa, colombe e piccioni dai colori accesi assumono sembianze tecnologiche. Punte, superfici e innesti modificano i loro corpi e li avvicinano agli apparati che abitano il cielo contemporaneo. All’esterno, una colomba alta oltre quattro metri occupa il piazzale antistante e rende questa trasformazione visibile nello spazio pubblico.
La scala gigante della scultura altera la percezione del volatile, consacrandolo a simbolo che conserva la memoria della pace mentre il volo entra nelle geografie del conflitto.
Il percorso approda infine a Saint Barthélemy, presso l’Osservatorio Astronomico e Planetario della Valle d’Aosta. La sezione Tecnologie della visione cosmica presenta telescopi, sensori, Big Data e intelligenza artificiale, strumenti capaci di individuare galassie, supernove, asteroidi e segnali provenienti da distanze immense. Qui il progetto ritorna al gesto originario del guardare. Le osservazioni invitano il pubblico a uscire dagli spazi espositivi, sollevare gli occhi e stimare la distanza tra ciò che immaginiamo e ciò che già abitiamo.
Le stelle disegnano in Valle d’Aosta una mappa del nostro rapporto con l’universo. Dalle pietre dell’Area megalitica alle orbite artificiali, dai tronchi recuperati dopo la tempesta alle tecnologie che scrutano le lontananze celesti, tempi e distanze convergono nella stessa storia umana. Il cielo torna a essere la misura della nostra presenza sulla Terra e una domanda rivolta al futuro. Ogni conquista dell’altrove porta con sé le conseguenze delle scelte compiute quaggiù.


