Dal 20 settembre, il Teatro Fraschini di Pavia inaugura la stagione culturale con PRELUDI D’AUTUNNO, cinque concerti da non perdere

In vendita dal 5 settembre i biglietti della rassegna

Cinque concerti, cinque percorsi musicali verso la Stagione Opera 2026/27

PAVIA – Il Teatro Fraschini riparte prima. Quando la stagione in teatro deve generalmente ancora entrare nel vivo, a Pavia il sipario già si alza a settembre ed è la musica sinfonica ad inaugurare la programmazione 2026/27. Il Fraschini apre, così, la stagione culturale della città, anticipando i tempi tradizionali della ripresa autunnale con la quinta edizione di Preludi d’Autunno – Intersezioni Sinfoniche.

Dal 20 settembre al 3 ottobre, cinque concerti affidati a orchestre e interpreti di livello internazionale costruiscono un percorso che conduce direttamente alla Stagione Opera. Non semplici anticipazioni dei cinque titoli lirici in cartellone, ma cinque differenti forme di Intersezione Sinfoniche.

Cinque differenti modi di mettere la musica in relazione con l’Opera. Byronmania costruisce una connessione storico-letteraria e autoriale: Byron è il centro del programma, mentre Rossini diventa il ponte verso L’italiana in Algeri. Britten in Love disegna un’intersezione biografica, musicale e psicologica, attraversando la vicenda creativa di Britten: dal rapporto con il maestro Frank Bridge all’estrema riflessione di Death in Venice sulla bellezza e sul desiderio. Enigmi trova invece un sorprendente punto di contatto fra il programma segreto della Patetica, che lo stesso Čajkovskij volle lasciare come «un enigma» agli ascoltatori, e gli enigmi che Puccini pone al centro della drammaturgia di Turandot. Con Amori e danze – parole che appartengono direttamente a Un ballo in maschera – Händel e Verdi mettono a confronto due modi storicamente diversi di trasformare le passioni in teatro. Masquerade, infine, costruisce attraverso Stravinskij, Dvořák e Chačaturjan una progressione dalla maschera alla gelosia, dalla rappresentazione alla verità, fino al cortocircuito fra teatro e vita di Pagliacci.

È questa la natura delle Intersezioni Sinfoniche: non cercare equivalenze tra le opere, ma far emergere parentele, contrasti, echi e percorsi sotterranei. Preludi d’Autunno diventa così una vera e propria soglia narrativa della Stagione Opera, un invito ad ascoltare un’opera attraverso la memoria di un’altra musica.

“Anche quest’anno abbiamo scelto di iniziare presto, già a settembre, affidando alla musica il compito di aprire la nuova stagione del Teatro Fraschini” – commenta Francesco Nardelli, Direttore Generale del Teatro Fraschini. “Preludi d’Autunno non è però soltanto il primo appuntamento del cartellone: è un percorso pensato per accompagnare il pubblico verso la Stagione d’Opera attraverso connessioni ogni volta diverse. Ed il livello e la natura delle Intersezioni di questa edizione allargano lo spettro delle suggestioni. Infatti, ci sono rimandi che nascono dalla storia e dalla letteratura, altri dalla biografia dei compositori, altri ancora dalle forme musicali, dalle passioni e dai meccanismi stessi del teatro. L’idea è quella di mettere le opere in relazione, di farle risuonare l’una nell’altra, offrendo al pubblico chiavi di ascolto sempre più raffinate e diversificate. È un modo per aprire la stagione culturale della città e, insieme, per ribadire una delle vocazioni del Fraschini: costruire percorsi che attraversino i generi e aiutino a scoprire la musica anche attraverso legami inattesi».

BYRONMANIA: Rossini, Byron e l’immaginario romantico

Il primo appuntamento, domenica 20 settembre alle ore 18, mette immediatamente a fuoco il principio delle Intersezioni. Byronmania, affidato all’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Jacopo Brusa, con Danilo Rossi alla viola, il tenore Mert Süngü e sei giovani voci del Conservatorio Franco Vittadini, si collega a L’italiana in Algeri attraverso Rossini, ma allarga lo sguardo al grande mito romantico di Lord Byron.

Rossini apre il programma con Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron, composto nel 1824 dopo la morte del poeta a Missolungi: una pagina che mostra un volto meno consueto dell’autore dell’Italiana, lontano dalla vertigine comica e immerso nel clima culturale europeo che aveva trasformato Byron in simbolo di libertà, inquietudine e ribellione. Da Rossini, il programma segue la straordinaria fortuna di Byron nell’immaginario musicale dell’Ottocento. Robert Schumann entra direttamente nel mondo del poeta inglese: la sua Manfred Ouvertüre nasce infatti dal poema drammatico Manfred di Byron, al quale il compositore dedicò nel 1848 un’intera musica di scena, traducendo in suono l’inquietudine, il tormento e la solitudine del suo protagonista. Diverso, ma altrettanto esplicito, è il legame di Hector Berlioz con Childe Harold’s Pilgrimage di Byron: nella sua Harold en Italie il compositore non mette in musica il poema, ma assume il suo protagonista come modello del viaggiatore romantico, solitario e malinconico. La viola solista diventa così una sorta di alter ego di Harold, una voce individuale che attraversa i paesaggi e le scene dell’orchestra senza confondersi completamente con essi. A interpretarla è Danilo Rossi, per 36 anni prima viola solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala, dove ha lavorato con direttori da Claudio Abbado a Leonard Bernstein, da Riccardo Muti a Daniel Barenboim, sviluppando parallelamente un’intensa attività solistica e cameristica.

Il concerto disegna così tre differenti forme della presenza di Byron nella musica dell’Ottocento: Rossini rende omaggio all’uomo e al mito europeo, componendo Il pianto delle Muse dopo la morte del poeta; Schumann entra direttamente nella sua opera letteraria, traducendo in musica il tormentato universo di Manfred; Berlioz assume invece l’eroe byroniano come figura del viaggiatore romantico, affidando alla viola solista di Harold en Italie la voce di un personaggio che attraversa paesaggi e situazioni conservando la propria individualità.

Byronmania permette così di avvicinarsi a Rossini (presente nel cartellone della Stagione d’Opera con L’Italiana in Algeri) da una prospettiva meno consueta, attraverso una pagina lontana dalla sua produzione comica e immersa nel clima culturale europeo che, dopo la morte di Byron, aveva trasformato il poeta in una delle grandi figure dell’immaginario romantico.

Sul podio Jacopo Brusa, direttore attivo tanto nel repertorio sinfonico quanto in quello operistico, che ha già affrontato numerosi titoli rossiniani, da Guglielmo Tell a Il barbiere di Siviglia e La Cenerentola. La presenza delle sei giovani Muse, allieve del Conservatorio Franco Vittadini, rafforza inoltre il rapporto della rassegna con la formazione musicale della città.

BRITTEN IN LOVE: il ritratto dell’altro, da Frank Bridge a Death in Venice

Giovedì 24 settembre alle ore 20.30, la Franz Liszt Chamber Orchestra, guidata dal maestro concertatore Péter Tfirst, porta al centro della rassegna Benjamin Britten con le Variations on a Theme of Frank Bridge, accostate alla Sonata “Kreutzer” di Beethoven. L’intersezione conduce a Death in Venice.

Le Variazioni nascono da una relazione decisiva nella biografia di Britten: quella con Frank Bridge, suo maestro e mentore. Britten prende un tema del compositore che lo aveva formato e lo trasforma in una successione di caratteri differenti, costruendo attraverso la musica una sorta di ritratto affettuoso e sfaccettato. Da qui il titolo Britten in Love acquista un significato più profondo: al centro è il rapporto con l’altro e la sua trasformazione attraverso lo sguardo. Un tema che, molti anni più tardi, diventerà radicale in Death in Venice, l’ultima opera di Britten, tratta dal racconto di Thomas Mann: Aschenbach osserva Tadzio e trasforma progressivamente il ragazzo nell’immagine di una bellezza assoluta e irraggiungibile. La Kreutzer di Beethoven introduce un’ulteriore forma di relazione musicale: il confronto serrato fra violino e pianoforte, due individualità che si cercano, si oppongono e dialogano con un’intensità quasi concertante.

Interprete del programma è la Franz Liszt Chamber Orchestra, fondata nel 1963 da ex studenti dell’Accademia Liszt di Budapest e protagonista in oltre cinquanta Paesi, dalla Carnegie Hall alla Suntory Hall e alla Sydney Opera House, al fianco di artisti come Richter, Rostropovich, Menuhin, Argerich e Vengerov. A guidarla è Péter Tfirst, primo violino di spalla dal 2016 e Premio Franz Liszt, legato all’ensemble anche da una storia familiare: suo padre ne è stato violinista per cinquant’anni.

ENIGMI: l’attesa, il mistero, ciò che la musica non rivela

Sabato 26 settembre alle ore 20.30, Enigmi porta sul palco il Concerto per violino e la Sinfonia n. 6 “Patetica” di Čajkovskij, interpretati dall’Orchestra della Svizzera italiana, diretta da Krzysztof Urbański, con Francesca Dego al violino. È proprio nella Patetica che il titolo della serata trova un riferimento tanto preciso quanto suggestivo. Nel febbraio del 1893, mentre lavorava alla Sesta Sinfonia, Čajkovskij scriveva al nipote Vladimir Davydov di aver concepito un programma destinato a rimanere «un enigma per tutti», lasciando agli ascoltatori il compito di indovinarlo. Un significato intimo che il compositore scelse di non svelare e che accompagna ancora oggi una delle sue opere più enigmatiche e profondamente personali. Da questo enigma custodito dalla musica prende forma l’intersezione con Turandot, dove l’enigma diventa invece azione teatrale e determina il destino dei personaggi. Le tre domande della principessa separano i pretendenti dalla conquista di Turandot – e dalla vita – finché Calaf riesce a risolverle e rovescia il gioco: sarà ora la principessa a dover sciogliere un ultimo enigma, scoprire il suo nome. Anche la struttura della Patetica sembra giocare con le attese. Čajkovskij annunciava nella stessa lettera una sinfonia dalla forma inconsueta e, soprattutto, un finale lontano dal tradizionale Allegro conclusivo: dopo l’energia quasi trionfale del terzo movimento, la musica approda infatti a un Adagio lamentoso che progressivamente si spegne.

Enigmi mette così in relazione due modi profondamente diversi di affidare alla musica ciò che ancora non conosciamo: nella Patetica un significato che il compositore sceglie di non rivelare; in Turandot una risposta dalla quale dipendono la vita, la morte e, infine, l’identità stessa di Calaf. Il Concerto per violino completa la serata interamente dedicata a Čajkovskij, affidando la parte solistica a Francesca Dego, accanto all’Orchestra della Svizzera italiana e a Krzysztof Urbański sul podio.

AMORI E DANZE: le passioni, da Händel a Verdi

Giovedì 1 ottobre alle ore 20.30, Amori e danze affida all’Orchestra Ghislieri, diretta da Giulio Prandi, e al controtenore Carlo Vistoli un viaggio nel teatro musicale di Georg Friedrich Händel, attraverso sinfonie, arie e danze tratte da dieci opere, da Agrippina a Rinaldo, da Ariodante a Orlando, Alcina e Giulio Cesare.

L’intersezione con Un ballo in maschera prende forma proprio intorno alle due parole che danno il titolo alla serata. Amori e danze attraversano il teatro di Händel, dove la voce dà forma alle molte declinazioni della passione – desiderio, seduzione, gelosia, furore, abbandono – mentre la danza partecipa alla costruzione dello spettacolo e ne scandisce il movimento. Più di un secolo dopo, in Un ballo in maschera, Verdi porta amore e danza a incontrarsi nel cuore stesso della tragedia. Nel terzo atto, durante la grande festa mascherata, il coro canta «Fervono amori e danze»: intorno, la musica e il ballo continuano, mentre Riccardo e Amelia vivono il loro ultimo incontro e Renato si prepara a compiere la propria vendetta. La leggerezza della festa e la tensione del dramma procedono così simultaneamente, fino a quando il ballo diventa il luogo nel quale amore, gelosia e morte finiscono per convergere. Da Händel a Verdi, Amori e Danze mette così in relazione due modi storicamente differenti di trasformare passioni e movimento in teatro: dalla successione di arie e danze dell’opera barocca alla drammaturgia verdiana, dove la danza non fa più soltanto da cornice all’azione, ma diventa lo spazio stesso nel quale il destino dei personaggi si compie.

A dare voce all’universo händeliano sarà Carlo Vistoli, Premio Abbiati 2023 come miglior cantante e protagonista di alcuni dei titoli presenti nel programma, tra cui Rinaldo, Giulio Cesare, Partenope e Alcina. Con lui l’Orchestra Ghislieri e Giulio Prandi, che ha fatto della ricerca e della riscoperta del repertorio settecentesco uno degli assi centrali del proprio percorso artistico.

Con lui l’Orchestra Ghislieri e Giulio Prandi, che dal 2003 ha sviluppato con l’ensemble pavese un’intensa attività di ricerca sul repertorio settecentesco. Orchestra Ghislieri è oggi ospite dei principali festival europei e nel 2018 ha debuttato nella stagione dei Berliner Philharmoniker; Prandi, dopo i recenti debutti alla Scala, al Maggio Musicale Fiorentino, a Santa Cecilia e al San Carlo, nel 2027 debutterà alla Fenice proprio con la Partenope di Händel.

MASQUERADE: dalla maschera alla verità

Sabato 3 ottobre alle ore 20.30, Masquerade chiude Preludi d’Autunno con l’Orchestra Filarmonica Italiana diretta da Nayden Todorov. In programma la Suite da Pulcinella di Igor Stravinskij, l’Ouverture Otello di Antonín Dvořák e la Masquerade Suite di Aram Chačaturjan: tre pagine che costruiscono, una dopo l’altra, un percorso dalla maschera alla gelosia, dalla rappresentazione alla verità, fino all’intersezione con Cavalleria rusticana e Pagliacci.

Con Pulcinella entra in scena la maschera della Commedia dell’Arte: Stravinskij guarda al Settecento e ne rielabora i materiali attraverso il proprio linguaggio, facendo del passato una materia nuova. Con l’Otello di Dvořák il percorso cambia registro e porta al centro la gelosia, passione che altera lo sguardo sull’altro e conduce alla distruzione. Nella Masquerade Suite di Chačaturjan, nata dalle musiche di scena per l’omonimo dramma di Michail Lermontov, maschera e gelosia si incontrano: il sospetto del tradimento trasforma progressivamente il gioco delle apparenze in tragedia.

È su questo terreno che Masquerade incontra Cavalleria rusticana e Pagliacci, opere nelle quali gelosia, tradimento e violenza diventano motori dell’azione drammatica. Ma è soprattutto in Pagliacci che il percorso trova il suo esito più radicale: il teatro entra nel teatro e la rappresentazione finisce per coincidere con la vita. Canio sale sul palcoscenico nei panni di un marito tradito mentre sta vivendo, fuori dalla finzione scenica, quello stesso dramma.

La maschera, che in Pulcinella appartiene ancora al gioco e alla convenzione teatrale, arriva così in Pagliacci a non poter più separare il personaggio dall’uomo: la finzione cede alla realtà e il teatro, anziché nascondere, finisce per rivelare la verità.

A guidare l’Orchestra Filarmonica Italiana sarà Nayden Todorov, direttore bulgaro dalla carriera internazionale e dalla particolare versatilità di repertorio, che ha collaborato con orchestre quali London Symphony Orchestra e Vienna Symphony e con interpreti come Martha Argerich, Maxim Vengerov, Plácido Domingo e Thomas Hampson. Dal 2017 è Direttore musicale della Filarmonica di Sofia.

Con Preludi d’Autunno – Intersezioni Sinfoniche il Teatro Fraschini sceglie un modo originale per ricordare che il repertorio non è fatto di opere isolate: le musiche si parlano attraverso il tempo, e ascoltarne una può cambiare il modo in cui ascolteremo la successiva.

==============

La Stagione è promossa e organizzata dalla Fondazione Teatro Fraschini, soci fondatori Comune di Pavia e Fondazione Monte di Lombardia, in collaborazione con OperaLombardia, I Solisti di Pavia, il Conservatorio Franco Vittadini, Ghislieri Musica, l’Università degli Studi di Pavia, Arnaboldi Palace. Intesa Sanpaolo, che conferma il suo sostegno come Main Sponsor della Stagione 2026/2027, considera l’arte e la cultura come una risorsa strategica del Paese in grado di innescare processi di crescita anche sul piano sociale, economico e occupazionale. Inserito a pieno titolo nel proprio Piano di Impresa, l’impegno della Banca verso la cultura e l’arte è una componente significativa del programma di sostenibilità ESG di Intesa Sanpaolo.

INFORMAZIONI DI BIGLIETTERIA

Quattro Cavalieri Card

La card, in vendita dal 5 settembre, è acquistabile al prezzo di 50 € esclusivamente presso la Biglietteria del teatro. È personale, incedibile e dà diritto alla riduzione del 25% su tutti gli spettacoli (eccetto i Musical) programmati dalla Fondazione Teatro Fraschini.

BIGLIETTERIA – ORARI DI APERTURA

dal lunedì al sabato → dalle ore 17:00 alle ore 19:00

mercoledì e sabato anche alla mattina → dalle 11:00 alle 13:00

biglietteria@teatrofraschini.org; tel. 0382/371214

biglietteria online teatrofraschini.vivaticket.it

CALENDARIO

Vendita nuovi abbonamenti in corso

Vendita Quattro Cavalieri Card dal 5 settembre 2026

Vendita biglietti Preludi d’Autunno e Racconti d’Opera dal 5 settembre 2026

Vendita biglietti Opera e “Gaber – Mi fa male il mondo” dal 19 settembre 2026

Vendita biglietti Prosa; Danza; Operetta; Laltroteatro; Solisti d’Orchestra; Café Concert; La Domenica dei Talenti; POLI-FONIE; Musical; Teatro per Famiglie; Sei a teatro, good game!; NextGen Factory – Under30 dal 17 ottobre 2026

Vendita 4Beginners dal 17 ottobre 2026

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.