Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Piazzale di Villa Giulia, 9
16 settembre – 29 novembre 2026
ROMA – Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma e l’Associazione Culturale RO.SA.M. presentano la mostra L’indovino di Mouna Rebeiz, dedicata ai tarocchi, a cura del critico d’arte Roberta Semeraro, che aprirà al pubblico dal 16 settembre al 29 novembre 2026 presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Mouna Rebeiz, artista di origini libanesi, aveva già presentato a Venezia nel 2022, in occasione della 59ª Biennale d’arte presso il Padiglione della Repubblica di San Marino, l’installazione L’indovino (The Soothsayer), ripensata in chiave site-specific per la magnifica sede rinascimentale di Villa Giulia.
Concepita tra la globalizzazione dell’Intelligenza Artificiale e le tradizioni simboliche, l’installazione si compone di ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori. I tarocchi, realizzati su superfici specchianti di grandi dimensioni per interagire direttamente con il visitatore, indicano un percorso di conoscenza più profonda del sé.
L’Indovino trae ispirazione dal Giulio Cesare di Shakespeare, dove l’aruspice etrusco Spurinna ammonisce Cesare a non recarsi il 15 marzo al Senato, predicendogli in caso contrario la morte. Ignorando la rivelazione dell’indovino, Cesare verrà ucciso nella più celebre congiura della storia romana.
Proprio il legame con la tradizione divinatoria etrusca è all’origine dell’idea della curatrice Roberta Semeraro di portare il progetto a Roma, collocandolo negli spazi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’arte della divinazione occupava infatti un ruolo centrale nella cultura etrusca e il Museo conserva ancora oggi importanti testimonianze e reperti legati alle pratiche degli aruspici e degli indovini.
«Le opere di Mouna Rebeiz attraversano il tempo confrontandosi con un tema universale che accompagna l’umanità fin dalle origini: il rapporto con il divino e il destino dei singoli – afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo — Come gli antichi segni affidati dagli Etruschi al rito, all’arte e all’interpretazione del mondo invisibile, gli arcani evocati dall’artista aprono uno spazio di contemplazione in cui passato e presente si riflettono l’uno nell’altro. L’opera invita lo spettatore a percorrere un cammino in cui ogni simbolo, ieri come oggi, non offre risposte definitive, ma genera domande che attraversano il tempo».
Il dialogo tra l’opera contemporanea di Mouna Rebeiz e il patrimonio archeologico del Museo assume inoltre un significato ancora più profondo alla luce della storica acquisizione da parte dello Stato Italiano della Tomba François di Vulci, uno dei più straordinari capolavori della pittura etrusca.
Nei celebri affreschi della tomba compaiono infatti figure legate al tema della profezia e della divinazione, come Anfiarao e Cassandra, insieme a riferimenti alla pratica dell’ornitomanzia, a testimonianza della centralità che il rapporto con il sacro e con la previsione del fato rivestiva nel mondo antico.
Centrata sulle potenzialità della mente umana di esplorare ciò che sfugge al controllo della ragione e degli algoritmi attraverso cui opera l’Intelligenza Artificiale, l’installazione sarà allestita nella sala semicircolare del museo in dialogo con i reperti archeologici che testimoniano l’antico sapere etrusco al quale appartenne Spurinna. L’indovino con il quattordicesimo arcano, mostrerà ai visitatori la propria profezia nel suggestivo Ninfeo sorto sull’antico acquedotto romano.
La Temperanza, rappresentata da una donna che travasa l’acqua, offrirà ai visitatori uno spettacolo unico e irripetibile di pittura e musica ispirato all’opera Mythodea di Vangelis, alla quale Rebeiz ha dedicato un dipinto di più di sedici metri di altezza.
Mythodea fu composta dal grande musicista greco per ricordare l’esplorazione della NASA su Marte, l’unico pianeta dove grazie alla presenza dell’acqua sembra esserci stata nel passato qualche forma di vita e che potrebbe rappresentare in futuro un rifugio per gli esseri umani. Il percorso di conoscenza terminerà nella sala dello zodiaco dove saranno allestiti pannelli esplicativi sulla Transizione Ecologica e informazioni sul risparmio delle risorse energetiche.
Il progetto tecnico dell’allestimento è affidato allo Studio Palinsesto di Londra di Simonpietro Salini e Federico Lippi, mentre l’installazione Mythodea avrà la regia dell’artista visivo e regista sloveno Atej Tutta.
La mostra avrà anche una propria dimensione virtuale attraverso il profilo Instagram @lindovino.exhibition, già online. Il canale non si limiterà ad anticipare i contenuti dell’esposizione, ma consentirà, a partire dal giorno dell’inaugurazione, di interagire con i Tarocchi di Mouna Rebeiz.
L’intento della curatrice Roberta Semeraro è osservare, attraverso l’interazione dei followers, come l’Intelligenza Artificiale, programmata secondo logiche algoritmiche, si confronterà con un sapere fondato sulla casualità. Ogni mese verrà elaborato un report sull’interazione dei followers con l’account i cui risultati saranno condivisi con i visitatori nel corso della mostra, offrendo uno spunto di riflessione sull’influenza dell’Intelligenza Artificiale nei processi decisionali individuali e sul ruolo dei pregiudizi algoritmici nella formazione delle scelte.
È inoltre in corso a Venezia, fino all’8 novembre 2026, una personale dell’artista dal titolo Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo opere di Mouna Rebeiz, a cura di Roberta Semeraro, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia presso il Museo di Palazzo Mocenigo Centro Studi del Tessuto, del Costume e del Profumo.
Mouna Rebeiz è un’artista contemporanea libanese-canadese nata nel 1957. Cre-sciuta in un ambiente familiare ricco di musicisti, pittori e poeti, ha sviluppato fin da giovane una profonda passione per l’arte. Affascinata dalle molteplici sfaccettature dell’essere umano e della psiche, ha studiato psicologia alla Sorbonne di Parigi e all’Università Saint Joseph di Beirut.
Nel 1995, Rebeiz ha incontrato Alix de la Source, docente al Louvre specializzata in pittura del XVIII secolo, che le ha insegnato le tecniche dei grandi maestri. Ha poi perfezionato la sua padronanza dei colori nei corsi rinascimentali con Abraham Pincas all’ENSBA di Parigi e con Mohamed El Rawas alla Scuola di Belle Arti di Beirut.
Il lavoro di Rebeiz combina le tecniche tradizionali dei “vecchi maestri” con temi contemporanei, esplo- rando l’essere umano e la sua psiche. Nel 2015, ha organizzato una mostra alla Saatchi Gallery di Lon- dra intitolata “Le Tarbouche”, in cui ha reinterpretato il fez, un simbolo tradizionale mediorientale di virilità maschile, trasformandolo in un elemento femminile. L’asta successiva ha raccolto fondi per l’organizzazione “Innocence in Danger”, dedica- ta alla protezione dei bambini contro gli abusi ses- suali.
Nel 2022, Rebeiz è stata invitata a esporre alla 59ª Biennale di Venezia, presentando “The Soothsayer”, una serie di 22 opere basate sugli ar- cani maggiori dei Tarocchi di Marsiglia, dipinte su pannelli di alluminio lucidato.
Attualmente, Mouna Rebeiz vive e lavora tra Londra, Parigi e Milano continuando a esplorare nelle sue opere le tensioni tra tradizione e modernità, Oriente e Occidente, maschile e femminile.
Roberta Semeraro storica dell’arte, narratrice, curatrice e critica d’arte contemporanea si laurea in lettere con indirizzo artistico contemporaneo presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
La sua tesi di laurea sperimentale dal titolo “I teatrini di Fausto Melotti” le frutta il punteggio finale di 110 e lode.
Compie diversi viaggi e lunghi soggiorni all’Estero, in Sud America, Australia, Giappone, Cina, India, Indonesia, Africa e Europa.
Nel 1999 si dedica come storico dell’arte all’organizzazione dei viaggi culturali fondando il brand “Art&Travel” e collabora con musei, gallerie private e l’Associazione Dimore Storiche in Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Umbria, Toscana.
Nel 2001 intraprende i suoi studi sulla sesta arte partendo dalle teorie di Walter Benjamin.
Nel 2002 fonda con il regista Marco Agostinelli e la scrittrice/giornalista Margherita D’Amico, l’Associazione Culturale “La Sesta Arte” di cui sarà presidente sino al novembre 2010, con lo scopo da una parte di divulgare l’arte digitale attraverso mostre e pubblicazioni e dall’altra di promuovere il Patrimonio Artistico d’Italia con la realizzazione di documentari e video d’arte.
Nel giugno 2002 presenta all’Istituto Luce due video/arte “NATO” e “Cuore di Cane” di Agostinelli che partecipano successivamente al Festival Internazionale del Cinema di Locarno, al Viper Film Festival di Basilea e all’Invideo Festival dello Spazio Oberdan a Milano.
Nel febbraio del 2003 cura la mostra monografica di Agostinelli alla Rocca Paolina di Perugia con il Comune e la Provincia di Perugia, nell’ambito della quale vengono presentati al pubblico i tecno/quadri realizzati dall’artista seguendo le teorie sperimentali della sesta arte di Semeraro .
Nell’estate del 2003 nell’ambito dell’International Free Forum di Bolognano organizzato da Lucrezia De Domizio Durini, espone per la prima volta alla critica le dissertazione sulla sesta arte. Sempre nel 2003 cura e presenta in Italia il ciclo di video proiezioni pubbliche “Le torri d’avvistamento” dedicato ai tragici eventi delle Torri Gemelle e alle loro conseguenze nel mondo. La manifestazione culmina con la proiezione dell’opera “Corpus After Towers” proiettata sul bastione del Fortino Sant’Antonio di Bari, la sera del venerdì Santo in collaborazione con il Comune e la Provincia di Bari.
L’anno successivo sempre nel giorno venerdì Santo, cura la mostra nel Museo d’Arte Sacra Contemporanea di Stauros e la proiezione dell’opera video “Beslan” nella cripta del Santo nel Santuario di San Gabriele a Teramo in collaborazione con Padre Adriano di Bonaventura e il Segretario dei Beni Culturali del Vaticano, monsignor Carlo Chenis. Si instaura un rapporto di stima e amicizia con il direttore del Museo Stauros che la porterà a partecipare a diverse edizioni della Festa dell’Artista organizzate presso il Museo Stauros.
Per Agostinelli presenta l’opera “Television Cross” nella pubblicazione “Scultura del Pensiero” della Silvana Editoriale e cura la mostra dal titolo omonimo organizzata al Museo Crocetti di Roma. Da Television Cross saranno realizzate tre grandi sculture luminose, chiamate appunto sculture del pensiero: l’albero della vita, l’albero della morte e faro di luce. Presenta “Faro di luce” per la prima volta al pubblico nel giardino del Museo Boncompagni Ludovisi nell’ambito della mostra dedicata a Giorgio Capranica del Grillo.
In questi stessi anni contemporaneamente ai suoi studi sull’espressione delle nuove arti visive, porta avanti la sua personale ricerca nell’ambito della narrativa sui tre diversi generi: romanzo storico, giallo e novella. Nel 2002 pubblica per Progedit il romanzo “L’arte per una vita, il marchese Giorgio Capranica del Grillo” che si può ritenere una sorta di compendio storico dei suoi lunghi studi nell’archivio Capranica del Grillo dedicati a ricostruire l’entità storico/artistica del marchese pittore vissuto all’inizio dello scorso secolo. Come riconoscimento per il romanzo le sarà affidato l’incarico di curare e organizzare la grande mostra dedica al pittore presso il Museo Boncompagni Ludovisi di Roma, in collaborazione con la Sovrintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Sempre nel 2002 pubblica per Progedit il giallo “La giostra della passione” ambientato a San Paolo del Brasile ed ispirato ad un delitto di cronaca accaduto qualche anno prima.
Nel 2004 è stata tra i vincitori del concorso organizzato dalla casa editrice Terre di Mezzo con la novella “L’uomo che veniva dal vento” ambientata in Sicilia nell’isola di Filicudi e inserita poi nell’antologia Sirene, edizioni Terre di Mezzo. Sempre nel 2004 pubblica per Edimond il romanzo “Non ti lascerò mai” ambientato in Umbria e con il quale è finalista nell’ambito del premio letterario Città di Fondi.
Nella sua carriera letteraria ha offerto solidarietà e a favore di associazioni onlus come FAI e Ali di scorta, mettendo a disposizione il ricavato delle vendite dei suoi libri e intervenendo con letture e presentazioni.
Nel 2004 presenta come ideatrice e sceneggiatrice al Ministero per i Beni Culturali la collana di documentari dal titolo “I viaggi di Julie Parker” per la realizzazione di una serie di documentari dedicati ai siti e musei archeologici delle varie regioni d’Italia i cui proventi verranno devoluti alle Soprintendenze Archeologiche. I documentari vengono diffusi nelle edicole su tutto il territorio italiano con la rivista Archeo della De Agostini.
Proprio nell’ambito di queste produzioni nasce la stretta collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, di cui curerà la sceneggiatura del documentario dedicato appunto ai beni archeologici della città di Spoleto e dintorni, dal titolo “A Passeggio con Vespasia”. Ma prima di questo lavoro la stessa Fondazione commissionerà all’Associazione il video monografico sulle proprie attività di cui Roberta Semeraro scrive la sceneggiatura, e
successivamente Semeraro firmerà la sceneggiatura del documentario sul nuovo “Museo del Ducato di Spoleto” voluto dalla Fondazione.
Scrive la sceneggiatura per il Comune di Roma dei documentari “Roma, casa d’Europa” in occasione della firma in Campidoglio della Costituzione Europea e “Musei Capitolini” diffuso nelle edicole del Lazio attraverso il quotidiano Il Tempo e presente nei vari book shop dei musei romani.
Nel 2008 inizia la collaborazione con la Fondazione-Museo Venanzo Crocetti di Roma e con la Banca di Credito Cooperativo di Teramo, città natale del grande scultore recentemente scomparso. Negli spazi del museo in via Cassia a Roma, presenta la mostra “Sculture del Pensiero” di Marco Agostinelli. Subito dopo scrive la sceneggiatura del documentario monografico dedicato a Venanzo Crocetti. Nell’autunno-inverno cura la mostra monografica di Marco Agostinelli, che vede coinvolti il Comune di Venezia, la Provincia di Venezia e la Regione Veneto nella splendida cornice di Palazzo Zenobio a Venezia, già sede di padiglioni espositivi della Biennale di Arti Visive.
Dal 2009 al 2011 ha collaborato costantemente come curatrice di mostre, con Palazzo Zenobio dell’ordine mechitarista degli Armeni di San Lazzaro. Si ricorda soprattutto la mostra “Kaarisilta e Paul Gustaffson” degli artisti della nota scuola filandese di rieducazione attraverso le arti visive, con la partecipazione dell’Ambasciata della Finlandia. Sempre nel giugno dello stesso anno ospita come curatrice del Palazzo la mostra organizzata dal MAXXI di Roma “Abitare le case, di Michele Valori” in occasione della Biennale di Architettura
Nel 2010 fonda l’Associazione Culturale veneziana (Palazzo Zenobio/RO.SA.M.) di cui diviene presidente qualche anno dopo. Nel 2010 presenta al Comune dell’Aquila il progetto di scultura ambientale “Nove artisti per la ricostruzione” con la partecipazione di Mauro Staccioli, Hidetoshi Nagasawa e Beverly Pepper.
Dal 2012 al 2014 ha collaborato come curatrice con lo spazio espositivo l’Officina delle Zattere a Venezia dove tra le mostre più importanti durante la 54 Biennale, ha curato “Metamorfosi del virtuale” con la partecipazione di ORLAN, Pia MyrvoLD e Miguel Chevalier. Nell’estate del 2013 cura la mostra “Il filo conduttore” di Federica Marangoni per il parco di scultura di Brufa.
Nel 2013 cura la donazione del grande teatro per Parco del Sole da parte della scultrice americana al Comune dell’Aquila, i cui lavori di realizzazione sono stati finanziati da ENI per circa un milione di euro. Nel 2014 collabora al progetto “Vedere la musica” con l’Universita di Tor Vergata di Roma.
Tra il 2014 e 2015 cura (insieme alla Sovrintendenza di Roma, al Comune di Roma, alla Fondazione Roma Arte-Musei e all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America) la mostra di scultura ambientale dell’artista Beverly Pepper al Museo dell’Ara Pacis.
Nel 2014 inoltra domanda al Quirinale per l’onorificenza a Beverly Pepper che l’artista riceve dal presidente Napolitano nel gennaio dell’anno successivo.
Nel 2015 presenta al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il progetto “The table of silence” di Rossella Vasta sostenuto dall’UNESCO per il quale ottiene il patrocinio. Sempre nello stesso anno in occasione della 55 Biennale dell’Arte e dell’Expo di Milano presenta quattro installazioni nello spazio espositivo EL MAGAZEN dell’ARTE di Venezia, elabora il progetto per la mostra “Il gioiello monumentale” presentandolo a Palazzo Mocenigo dei Musei Civici Veneziani e le viene affidata la cura della rassegna di pittura “L’opera unica” dal Centro Culturale Don Orione Artigianelli.
Nel 2016 cura la mostra “The Wall of Democracy” al centro Culturale Don Orione Artigianelli e scrive il soggetto e la sceneggiatura del film “Gli Angeli dell’Arte” (voce narrante Ottavia Piccolo) per Kaarisilta, la storica scuola finlandese di arte per persone diversamente abili. Da dicembre 2016 a febbraio 2017 cura la mostra “Mare Internum, the table of Silence” di Rossella Vasta in collaborazione con gli artigiani di Lampedusa al Museo dell’Ara Pacis di Roma con il patrocinio dei Comuni di Lampedusa e Palmanova, dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Contemporaneamente cura la mostra di fotografia “Evaporations” al museo di Palazzo Cipolla a Roma per la Fondazione Arte-Musei in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America. Il 13 gennaio del 2017 presenta al Magazzino Gallery di Palazzo Polignac Contarini la mostra “Omaggio a Lucrezia” dedicato al noto personaggio del mondo dell’arte, la baronessa Lucrezia de Domizio Durini.
A maggio 2017 scrive e presenta la guida DADO dedicata alle mostre e agli eventi culturali organizzati dall’associazione RO.SA.M. In occasione della Biennale dell’arte di Venezia ed elabora il progetto di sostenibilità “OCEANUS” che vede coinvolto l’artista inglese Jason deCaires Taylor dedicato all’inquinamento della plastica nel mare per il quale ottiene il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e dell’UNESCO.
Sempre nello stesso anno entra a far parte del comitato scientifico del premio “La Calcina-John Ruskin, scrivere di architettura”. Nel 2018 collabora con Emergency per la donazione e installazione permanente nella sede di Venezia dell’opera di Rossella Vasta dedicata agli immigrati e proveniente dal Museo dell’Ara Pacis di Roma e per la cura della mostra fotografica “Fiori di Strada” dedicata alle attività della Ong KISEDET in Tanzania.
A settembre dello stesso anno pubblica con la casa editrice Progedit il libro “Ricostruire con l’arte” che presenta il 22 settembre a Palazzo dell’Emiciclo del Consiglio Regionale d’Abruzzo e il 17 novembre all’Ateneo Veneto. Sempre il 22 settembre ha curato e organizzato l’evento di inaugurazione dell’amphisculpture di Parco del Sole all’Aquila in collaborazione con il Comune dell’Aquila e la Fondazione CARISPAQ.
A gennaio 2019 viene invitata da ANCE giovani L’Aquila a curare nell’ambito del progetto “Nove artisti per la ricostruzione” la donazione di opere da parte dell’artista Linda Karshan al Consiglio Regionale d’Abruzzo.
Il 29 marzo 2019 Karshan dona le opere Soundings e l’opera site specific costruita nella antica neviera della biblioteca di Palazzo dell’Emiciclo in collaborazione con le autorità e gli studenti dell’Università dell’Aquila, in occasione del convegno nazionale ANCE giovani.
A maggio dello stesso anno presenta alla Biennale di Venezia 2019 la mostra “Te veo, Me veo” dell’artista dominicana Lidia Léon nella chiesa palladiana delle Zitelle, in occasione dei 120 anni di relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Repubblica Dominicana e in collaborazione con la Fondazione LiLeon e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America. Presenta il libro “Ricostruire con l’arte” nel padiglione della Regione Puglia al Salone del Libro di Torino 2019.
Scrive il libro monografico “Te veo, Me veo exhibition and the art work of Lidia Leon” e viene nominata dal Ministro della Cultura della Repubblica Dominicana curatrice del Padiglione Nazionale alla Biennale di Venezia 2020. Per la giornata internazionale della memoria 2020 cura la mostra Ninez Rubata al Magazzino Gallery di Venezia , con i patrocini del Museo Ebraico, del Comune di Venezia e dell’Ambasciata della Repubblica Dominicana in Italia.
A gennaio del 2020 è invitata dall’Ambasciata Italiana a Santo Domingo a tenere la conferenza “Impacto Economico y social del Arte, Las Biennale de Arte” presso l’UNIBE. Il Centro Leon di Santiago la invita a presentare la mostra fotografica di Maurizio Rossi “Omaggio a Te veo,Me veo”.
Nel 2021 cura il Padiglione della Repubblica Dominicana alla 17 Biennale di Architettura di Venezia ed è membro fondatore del collettivo CC dei curatori internazionali della Biennale. Successivamente nell’ottobre del 2022 “Conexion” l’opera da lei curata per il Padiglione Dominicano sarà ospitata nella chiesa di St. Mary le Strand a Londra. Ad aprile del 2022 cura la mostra “Memory: The light of Time” di Federica Marangoni alla Biblioteca Marciana di Venezia con il sostegno di Generali. Sempre nel 2022 ha curato per il Distretto Turistico di Venezia Orientale e il Comune di Portogruaro a Palazzo Vescovile la grande mostra monografica “L’arte per la fisica. Da Luigi Russolo a Renzo Bergamo.”A settembre del 2022 è stata invitata dall’Istituto Italo Latino Americano di Roma a presentare il libro “Te veo, me veo exhibition and the art work of Lidia Leon”.
Tra le mostre più importanti da lei curate negli ultimi anni si annoverano :
“Monumenta, arte in cantiere” mostra di scultura ambientale sul territorio della Puglia, committente Ministero dei Beni Culturali Segretariato Regionale Puglia;
“The idea of Sculpture. From the hand to the robot” mostra di sculture e bozzetti provenienti dalla Casa Buonarroti di Firenze e dal Museo dei Bozzetti di Pietrasanta;
“Seven Celestial Spheres” installazione di pittura ideata per la Scuola Grande dei Carmini di Venezia; “L’indovino” in programmazione a settembre 2026 presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma.
Fa parte dell’AICA ( Associazione Italiana Critici d’Arte) e svolge rapporti di consulenza per Enti Pubblici e spazi espositivi istituzionali pubblici e privati. Collabora costantemente come curatrice per lo spazio espositivo no-profit Magazzino Gallery di Palazzo Polignac Contarini.
Dal 1991 ad oggi ha tenuto conferenze, ha scritto cataloghi e curato mostre per numerosi artisti in diversi spazi espositivi e delle sue attività hanno parlato quotidiani e mass media.
https://www.robertasemeraro.it
MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VILLA GIULIA
Il Museo Nazionale Etrusco ha sede in due straordinarie ville del Rinascimento, situate subito fuori le mura di Roma, nelle quali ancor oggi si respira la magnificenza di uno dei periodi più felici della storia e dell’architettura italiana.
Villa Giulia e Villa Poniatowski vennero fatte edificare da papa Giulio III del Monte durante il suo pontificato (1550-1555): in origine erano parte della grande “Vigna Iulia” che occupava una grossa porzione di terreni a nord di Porta del Popolo, lungo la via Flaminia.
Entrata nei possedimenti della Camera Apostolica all’indomani della morte del papa, Villa Giulia mantiene ancor oggi il suo carattere rinascimentale: cuore della Villa sono infatti i giardini e lo splendido Ninfeo, le cui fontane sono alimentate dall’antico Acquedotto Vergine.
Per la sua realizzazione Giulio III chiamò i più grandi artisti dell’epoca: Jacopo Barozzi da Vignola (“architetto di S. Santità”) e Bartolomeo Ammannati, con il probabile contributo di Michelangelo Buonarroti e Giorgio Vasari, si occuparono degli aspetti architettonici, mentre l’apparato decorativo venne affidato a Prospero Fontana supportato da un’équipe di artisti, tra cui il giovane Taddeo Zuccari. Del ricco apparato decorativo rimangono oggi parte degli stucchi e gli affreschi che caratterizzano le sale della Villa. All’esterno, il portico ad emiciclo è decorato con motivi a grottesche ispirate alle pitture della Domus Aurea, mentre le sale del piano nobile accolgono uno straordinario ciclo di affreschi, tra cui le raffigurazioni dei Sette Colli di Roma.
Villa Poniatowski è la seconda sede del Museo, inaugurata nel 2012 a seguito di un importante intervento di restauro. Deve il suo attuale aspetto a Giuseppe Valadier che, agli inizi dell’800, trasformò il preesistente edificio cinquecentesco in una villa neoclassica su incarico del proprietario dell’epoca, il principe Stanislao Poniatowski, nipote dell’ultimo re di Polonia. Anche questa villa era immersa nel verde circondata da un ampio giardino con terrazze a gradoni, ornato di sculture antiche e fontane. Oggi accoglie le collezioni provenienti dall’Umbria e dal Latium Vetus.
All’indomani dell’Unità d’Italia, nel 1889 per impulso di Felice Barnabei – archeologo e politico italiano – Villa Giulia venne trasformata in un museo sulla base di un ambizioso e avveniristico programma di esplorazioni archeologiche e di un innovativo progetto museografico. Il progetto era finalizzato a dotare la città di Roma di un “Museo Nazionale che sia uno dei principali centri della cultura storica ed artistica”, articolato in una sezione destinata alle “antichità urbane” (coincidente oggi con la sede del Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano) e una incentrata sulle “antichità extraurbane”.
Quest’ultima sezione, per la quale si scelse come sede la Villa di Papa Giulio III, era destinata ad accogliere tutti gli oggetti scoperti nell’area che gravitava sulla Capitale per estendersi anche a una parte dei territori un tempo dipendenti dallo Stato della Chiesa, dal Lazio all’Umbria
Il progetto di Barnabei mirava a recuperare uno dei luoghi più affascinanti del Rinascimento italiano e, al tempo stesso, dotare la neonata nazione di un museo interamente dedicato alle origini più remote dell’identità italiana, grazie a un’esposizione incentrata sulle antichità preromane.
Nel corso del ‘900 il Museo divenne sede centrale della Soprintendenza archeologica destinata alla tutela del Lazio settentrionale, coincidente con l’area occupata da alcune delle più importanti città etrusche: Veio, Cerveteri, Tarquinia e Vulci. Per queste ragioni Villa Giulia, arricchitasi nel frattempo anche della vicina Villa Poniatowski è divenuta il più importante museo etrusco al mondo, potendo vantare nelle sue raccolte alcuni tra i più celebri capolavori di questa civiltà, per un totale di oltre 6000 oggetti su di una superficie espositiva di oltre 3000 mq.

Per la sua straordinaria storia e importanza culturale, nel 2016 il Museo Nazionale Etrusco è stato inserito tra gli istituti di “rilevante interesse nazionale” dotati di autonomia scientifica e amministrativa. In seguito al decreto di riorganizzazione del Ministero, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ha acquisito la gestione e la valorizzazione del Parco Archeologico di Veio.












