Il percorso promosso dalla Fondazione Officina Belle Arti affronta il tema del passaggio del testimone: il futuro del territorio nasce dall’alleanza tra imprese, istituzioni, giovani ed Economia Civile.
REGGIOLO (RE) – Si è conclusa con successo a Reggiolo la prima tre giorni di “Radici in Movimento”, il percorso promosso dalla Fondazione Officina Belle Arti in collaborazione con i 15 Comuni della Bassa Reggiana. Dopo tre giornate di intenso confronto tra imprese, istituzioni, università, terzo settore e giovani, l’iniziativa entra ora nella sua fase cruciale: tradurre le idee emerse in risultati concreti per il futuro economico, sociale e culturale della Pianura Reggiana.
Ideato da Fabio Storchi e da Roberto Angeli, sindaco di Reggiolo, il progetto intende superare frammentazioni e contrapposizioni per costruire una visione di territorio coesa e orientata al futuro, integrandosi pienamente con gli obiettivi del Patto per lo sviluppo della Pianura Reggiana (sottoscritto da Confindustria Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna e dai Comuni dell’area).
Il filo conduttore delle tre giornate è stato il valore del passaggio generazionale. Per Fabio Storchi, il passaggio del testimone non è la semplice successione alla guida di un’azienda, ma la trasmissione guidata di valori, competenze ed esperienze che i giovani devono poter rielaborare con nuovi linguaggi e strumenti.
Questo principio trova riscontro immediato nella prassi: gli studenti del Dipartimento di Economia e Comunicazione dell’Università hanno curato l’identità visiva dell’iniziativa, dimostrando come i giovani debbano essere protagonisti attivi delle politiche territoriali e non meri spettatori.
Prossima tappa: dai principi ai cantieri di lavoro
La chiusura della tre giorni di Reggiolo segna l’avvio della fase attuativa. Nei prossimi mesi, le linee guida tracciate durante l’evento verranno declinate in azioni e progetti operativi su temi chiave: infrastrutture e formazione avanzata per il nuovo lavoro; politiche abitative e welfare territoriale per trattenere i giovani talenti; nuovi spazi di partecipazione e responsabilità per le nuove generazioni.
«Le radici non sono un passato da conservare immutato, ma il patrimonio da cui partire per costruire il nuovo», si è ribadito in conclusione dei lavori. La Pianura Reggiana si candida così a diventare un modello laboratoriale di sviluppo dove la competitività economica coincide con la qualità sociale e generazionale del territorio.
Al centro delle sessioni di lavoro è emersa la profonda interdipendenza tra sistema produttivo e comunità: la competitività delle imprese dipende dalla solidità del territorio in cui operano, e viceversa.
Una nuova sostenibilità (Modello NeXt ESG): Lorenzo Semplici (Centro Studi NeXt) ha illustrato il modello NeXt ESG, che rilegge gli indicatori di sostenibilità alla luce dell’Economia Civile (Conoscere, Riconoscersi, Connettere, Innovare), ponendo l’accento su coesione sociale, qualità del lavoro e valore distribuito alla comunità.
Governare l’innovazione e la transizione tecnologica: Alessandro Malavolti, presidente di Unindustria Reggio Emilia, e Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, hanno richiamato la necessità di una forte regia pubblica e formativa di fronte all’avanzare di robotica e intelligenza artificiale. L’innovazione tecnologica deve essere guidata dal capitale umano e accompagnata da politiche per la casa, welfare e qualità della vita. La generatività dei territori: l’intervento dell’economista Leonardo Becchetti ha evidenziato come un territorio “generativo” sia quello capace non solo di conservare ricchezza, ma di creare nuova fiducia, relazioni e opportunità per trattenere e attrarre competenze.
Il filo conduttore delle tre giornate è stato il valore del passaggio generazionale. Per Fabio Storchi, il passaggio del testimone non è la semplice successione alla guida di un’azienda, ma la trasmissione guidata di valori, competenze ed esperienze che i giovani devono poter rielaborare con nuovi linguaggi e strumenti.
Questo principio trova riscontro immediato nella prassi: gli studenti del Dipartimento di Economia e Comunicazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia hanno curato l’identità visiva dell’iniziativa, dimostrando come i giovani debbano essere protagonisti attivi delle politiche territoriali e non meri spettatori.
