Colpizzi, presidente di Confagricoltura Firenze, all’assemblea generale: “Negli ultimi 35 anni persi 58mila ettari di superficie agricola, cereali – 21%, pascoli – 38,2%. Dobbiamo creare le condizioni perché le nuove generazioni scelgano di restare nel settore”. Al confronto tra gli altri l’assessore regionale Marras e il presidente nazionale di Confagricoltura Giansanti
FIRENZE – “Il volto delle campagne intorno a Firenze rischia di cambiare in modo profondo se non riusciamo a mantenere viva la presenza delle imprese agricole. Negli ultimi 35 anni, secondo i dati Irpet, la superficie agricola utilizzata nella provincia fiorentina ha perso 58.000 ettari: una superficie, tanto per dare un’idea, pari a quella dei comuni di Greve, San Casciano, Figline, Fiesole e Pontassieve messi insieme. E preoccupa ancor di più il fatto che questo fenomeno si sia amplificato nell’ultimo decennio: dal 2010 al 2020 le superfici coltivate sono ulteriormente crollate del 13,64%, più di quattro volte rispetto all’Italia dove calano del -3,31%. Per questo non basta guardare alla produzione: dobbiamo costruire condizioni economiche e professionali che permettano alle aziende di continuare a operare e alle nuove generazioni di raccogliere il testimone”.
È il messaggio lanciato da Francesco Colpizzi, presidente di Confagricoltura Firenze, nel corso dell’assemblea generale dell’Unione degli Agricoltori di Firenze, dedicata a “Seminare dialogo per coltivare prospettive. I giovani, il mercato, le politiche agricole”, che si è svolta all’Auditorium della Camera di Commercio di Firenze.
Un confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali e del mondo economico. Sono intervenuti l’onorevole Irene Gori della commissione agricoltura alla Camera, l’assessore regionale all’economia, attività produttive, credito, turismo e agricoltura Leonardo Marras e il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.
Presenti inoltre il presidente della Camera di Commercio di Firenze Massimo Manetti, la vicesindaca di Firenze Paola Galgani, la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi, il presidente del Consiglio di Amministrazione di SACE Guglielmo Picchi, il presidente CEFS Giovanni Tamburini e il coordinatore PSE della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Dario Nardella.
“La questione agricola riguarda direttamente anche l’assetto del territorio – spiega Colpizzi –. Quando un’attività non trova più le condizioni per proseguire, non viene meno soltanto una fonte di reddito: si indebolisce quella presenza quotidiana che contribuisce a mantenere curate le campagne e a conservarne le caratteristiche. È un processo che dobbiamo governare prima che diventi difficile da invertire”.
Per il presidente di Confagricoltura Firenze, una delle priorità è quindi rendere il settore nuovamente capace di attrarre chi oggi si trova davanti alla scelta se intraprendere o meno un percorso professionale nell’agricoltura. “Nel nostro territorio il 54,8% delle aziende agricole ha un conduttore ultrasessantenne e solo il 6,9% delle aziende sono gestite da giovani, contro il 9,3% a livello nazionale. L’età media degli agricoltori fiorentini è di 62 anni. Sono numeri che purtroppo parlano chiaro. Un giovane deve poter vedere nell’impresa agricola un progetto di vita e di lavoro, non una scommessa senza prospettive – sottolinea Colpizzi –. Questo significa intervenire sulla redditività, facilitare gli investimenti, ridurre gli ostacoli burocratici e accompagnare le aziende nelle trasformazioni che stanno interessando il settore”.
Al centro dell’assemblea anche il futuro della politica agricola europea, in vista delle prossime decisioni sul suo assetto. L’Unione degli Agricoltori di Firenze chiede che le nuove scelte non si limitino a rafforzare gli strumenti di sostegno nei momenti di maggiore difficoltà, ma contribuiscano a rendere più solide e autonome le aziende.
“Il punto è passare da una logica prevalentemente difensiva a una politica che accompagni lo sviluppo – conclude Colpizzi –. Servono strumenti per chi vuole investire, innovare e aumentare la propria capacità competitiva. Solo creando queste condizioni possiamo assicurare continuità alle imprese e, attraverso di esse, proteggere il paesaggio agricolo che fa parte dell’identità di Firenze e del suo territorio”.






