Torna l’evento “Libri in Villa” a Caprino Veronese presso Villa Carlotti (in Piazza Roma), microfestival dedicato al libro e alla lettura ideato e organizzato da Oligo Editore nel fine settimana di sabato 26 e domenica 27 settembre.
Il tema di quest’anno è CONTRO OGNI VIOLENZA
| Villa Carlotti Piazza Roma, 6 37013 Caprino Veronese (VR) |
PROGRAMMA
Sabato 26 settembre
15.00
Inaugurazione istituzionale e presentazione del progetto “Parole della politica”
15.30
Alla ricerca della pace
Sandra Manzella, autrice di Fiorirà il deserto. Voci e volti dal Mar Morto al monte Carmelo (Oligo), dialoga con Giuseppe Armani, sindaco
Sull’autrice:
“Ha il piglio sicuro e l’attenzione minuziosa di chi conosce luoghi e persone, ma soprattutto di chi ama ciò che conosce e vuole renderne partecipi altri” (Pierbattista Pizzaballa – Patriarca di Gerusalemme dei Latini, dalla prefazione di Gerusalemme ancora)
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha segnato pesantemente la vita in Israele e in Cisgiordania. I due anni seguenti hanno visto il sanguinoso conflitto di Gaza e la devastante guerra con l’Iran in un contesto caratterizzato da precari equilibri internazionali. Esistono, nonostante tutto, operatori di pace che credono nel dialogo culturale, ecumenico e interreligioso, nell’impegno sociale, nella promozione umana: le loro esperienze offrono uno sguardo di riconciliazione e restano segni di speranza dove la quotidianità diventa incontro e perseveranza coraggiosa.
Sandra Manzella vive a Mantova, dove insegna Lingua Inglese; viaggiatrice e appassionata di archeologia biblica, è membro attivo di Agorà delle Religioni per la promozione del dialogo interreligioso. Tra i suoi reportage ricordiamo Gerusalemme, viaggio al centro del mondo (Unicopli 2018), L’Oasi delle Rose, il lebbrosario del Cairo (Edizioni Dehoniane 2020) e Gerusalemme ancora (Oligo 2024). Per CN ha pubblicato i racconti Orizzonti in verticale (2023).
16.30
La violenza contro le donne. Casi di cronaca e strumenti della legge
Alessandro Politi, giornalista Rai e autore di Cento regole segrete del giornalista d’inchiesta (Oligo), dialoga con Erica Vianini, vicesindaca e assessora alla Cultura
Un resoconto sulla situazione italiana attraverso la voce di uno dei più autorevoli giornalisti investigativi in Italia, che per l’occasione presenterà anche il suo libro, Cento regole segrete del giornalista d’inchiesta (Oligo), nato dall’esperienza vissuta tra il lavoro in strada, in redazione e nei corridoi delle procure. È il risultato di anni di lavoro per la carta stampata e per la televisione, di inchieste sotto copertura per Le Iene e di centinaia di servizi realizzati per la Rai. Deriva anche da una lunga e faticosa formazione: studi di psicologia della comunicazione, meccanismi cerebrali analizzati attraverso le neuroscienze cognitive, tecniche di persuasione, linguaggio del corpo, approfondimento giuridico delle tecniche di interrogatorio forense fino all’approfondimento dell’attività criminologica e criminalistica. Conoscenze apprese direttamente sul campo da cui nascono queste cento tecniche che troverai qui. Considerale non un mero elenco di “trucchetti”, piuttosto un vero e proprio arsenale di possibilità per poter fare questo mestiere o per capirne i meccanismi.
Alessandro Politi (Milano, 1988) è una delle giovani voci più apprezzate del giornalismo investigativo italiano. Laureatosi prima in Giurisprudenza, ha poi conseguito le lauree magistrali in Psicologia cognitivo comportamentale, Neuroscienze cognitive e Scienze pedagogiche, la laurea triennale in Scienze criminologiche forensi e investigative e un master di secondo livello in Scienze criminologiche e forensi. È autore del primo manuale italiano di giornalismo investigativo, pubblicato dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dalla Fondazione Murialdi, e coordina laboratori universitari di Giornalismo investigativo presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università dell’Insubria di Varese. Negli anni ha lavorato come inviato e collaboratore per diverse testate e programmi, tra cui Le Iene (Italia 1), “Oggi”, “FQ Millennium”, IlGiornale.it, Rainews.it, IlFattoQuotidiano.it. Per Rai 1 dal 2024 è autore e conduttore della rubrica Unomattina Crime e nel 2026 è inviato per 1mattina News, Storie Italiane e Storie di Sera.
17.30
La violenza della mafia
Francesco Mongiovì, già Sovrintendente Capo Coordinatore della Polizia di Stato, scorta del giudice Giovanni Falcone e autore di Uomo di Stato. La mia vita in polizia, dalla scorta a Falcone agli arresti di Brusca e Provenzano (Oligo), dialogo con Nicola Specchierla, consigliere comunale
“La cupezza di quei maledetti giorni delle stragi di Capaci e di via d’Amelio ci sovrastano e rivivono nelle parole di Mongiovì, con un coinvolgimento emotivo non altrimenti riscontrabile. I nominativi dei latitanti catturati, Provenzano, Aglieri, Brusca, solo per citarne alcuni, scorrono veloci nella narrazione per quanti sono ma, se solo ci si attardasse a soppesarne la caratura criminale, ci si renderebbe conto della loro valenza stratosferica” (Franco Gabrielli, ex capo della Polizia di Stato).
Palermo, anni Ottanta. Francesco entra in Polizia nel clima rovente dopo l’attentato al generale Dalla Chiesa. Seguiranno anni di servizio allo Stato, prima come scorta nella Quarto Savona 15, questo il nome in codice del servizio di protezione del giudice Giovanni Falcone, e poi nella Sezione Catturandi, per dare la caccia e consegnare alla giustizia i latinanti più pericolosi, come Giovanni Brusca, l’uomo che premette il telecomando della strage di Capaci. Tra aneddoti e frammenti di vita vera, Francesco Mongiovì ci porta dietro le quinte della sua Palermo, ripercorrendo anni di missioni pericolose, spesso sotto copertura, per mostrarci dall’interno la lotta alla mafia.
Francesco Mongiovì (Palermo, 1959), già Sovrintendente Capo Coordinatore della Polizia di Stato, oggi in quiescenza, alla fine del 1988 è stato assegnato alla scorta del giudice Giovanni Falcone. Dopo la strage di Capaci è stato destinato alla Sezione Catturandi, in cui è rimasto per ventitré anni partecipando attivamente alla cattura di molti dei più pericolosi boss mafiosi di Cosa Nostra. Ha concluso la sua carriera nella Sezione Antidroga.
18.30
Quaderni Culturali Caprinesi
Presentazione del XV volume a cura di Davide Coltri (Il Rio)
Questo quindicesimo numero dei Quaderni Culturali Caprinesi, pur inserendosi nel solco di una tradizione editoriale consolidata, presenta varie innovazioni. Le modifiche più significative riguardano l’oggetto libro e le sue possibilità di fruizione: grazie alla collaborazione con la casa editrice Il Rio, è cambiata la veste grafica; un codice ISBN rende l’opera tracciabile; inoltre, il numero può essere consultato, interamente o per capitoli, in modalità elettronica.
Dal punto di vista dei contenuti, sono state mantenute – anche se a volte rinominate – molte delle sezioni che ricorrevano nei quattordici numeri precedenti, confermando il focus sulla ricerca storica e artistica degli articoli più specialistici. Prospettive più personali e intime, ma non per questo scevre da interesse storico, animano invece i contributi inerenti a personaggi notevoli del territorio caprinese. Completamente nuova e fortuita nella sua costituzione è la sezione dedicata alla spiritualità, mentre quella dedicata alle ricorrenze e agli anniversari si è imposta de facto per le numerose celebrazioni, sia istituzionali che associative, tenutesi in questo biennio. Si noterà che sono messe in pausa le parti dedicate alla poesia, cui si vuole dare un nuovo indirizzo a partire dal prossimo numero. Conclude il volume una sezione completamente nuova, dedicata ai caprinesi di nuovissima generazione – l’intento è quello di includere storie e realtà che, nate in luoghi lontani, fanno ora parte del tessuto sociale caprinese.
Domenica 27 settembre
15.30
1943. La giustizia delle donne davanti alle leggi della guerra
Roberto Alessandrini, autore con Roberto Piumini di Antigone in Polesine (Oligo), dialoga con Olivia Guaraldo, presidente del Comitato Biblioteca Museo Giovanni Arduino
Terra anfibia e marginale, proverbialmente lontana dagli accadimenti importanti, il Polesine è attraversato da presagi notturni di gufi e di civette, fatti misteriosi, vicende che riguardano la guerra, l’amore, la follia, poetici malintesi e insopprimibili desideri di fuga. Lo sguardo si disorienta nell’imponenza orizzontale del paesaggio che trascende in un territorio linguistico che si avventura in carnevali anarchici di sillabe e si fa racconto. In questa terra piena di odori, le donne si muovono con sorprendente risolutezza da protagoniste, come sarte di un matriarcato carsico, avvolte di un fascino discreto o lunare. Delle storie qui raccolte, che in un riflesso di specchi sono sia in prosa sia in poesia, solo la prima, che dà il nome al libro, è tutta vera: un racconto familiare, di resistenza al nazifascismo che chiama in causa la più alta giustizia contro il delirio delle leggi degli uomini. Le altre, non meno vere, si concedono le esagerazioni del racconto che nasce orale.
Roberto Alessandrini insegna Antropologia culturale all’Università Pontificia Salesiana di Roma e collabora alla cattedra Unesco Educazione, crescita, uguaglianza dell’Università di Ferrara. Ha tradotto testi di France, Girard e Le Lionnais. Scrive su “Il Venerdì di Repubblica”.
16.30
Voci dall’Ucraina
Adriano Stabile, autore di La notte dell’Europa (CN), dialoga con Olivia Guaraldo
“Cari lettori, quando si prende in mano un libro come questo, la prima domanda da farsi è semplice: da dove nasce? Perché i veri libri di politica non nascono a tavolino. Nascono nelle strade, nelle lunghe riunioni nei circoli, nelle discussioni che iniziano con una domanda e finiscono ore dopo con altri mille interrogativi. Ed è così che questo libro prende vita. Nasce dall’idea che la politica non può vivere senza luoghi di confronto, senza persone che si guardano negli occhi e discutono” (On. Pier Luigi Bersani).
Questo libro nasce dall’urgenza di dare forma e ordine a pensieri maturati in condizioni estreme, tra le notti insonni trascorse in Ucraina, su un treno o nei bunker, mentre le sirene antimissile scandivano il tempo dell’attesa e della paura. Dalle pagine di un diario prende vita un racconto che è insieme testimonianza e riflessione, memoria e ricerca di senso. L’autore, tra i 110 volontari italiani del MEAN sopravvissuti al più violento attacco su Leopoli dall’inizio della guerra, porta dentro queste pagine uno sguardo segnato dall’esperienza diretta, che restituisce autenticità e profondità a ogni parola. Attraverso immagini vive e frammenti di esperienza, il libro è un viaggio nel cuore dell’Europa contemporanea, interrogandosi su cosa significhi oggi difendere la pace, la democrazia e l’ambiente. Non solo uno sguardo a est: Adriano Stabile guarda anche con preoccupazione a occidente e alle nuove strategie internazionali promosse dall’America dei nostri giorni.
Adriano Stabile (Desenzano del Garda, 1988) è laureato in Economia politica ed è un piccolo imprenditore. Da sempre impegnato nel mondo dello sport, opera come tecnico in discipline olimpiche e paralimpiche. Appassionato di teatro, nel tempo ha maturato esperienze nel mondo del volontariato e della cooperazione internazionale, ad esempio partecipando al progetto MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) e operando nei Corpi Civili di Pace europei, ispirati al pensiero di Alex Langer, e partecipando a iniziative in Ucraina nell’ambito del Giubileo della Speranza promosso da papa Francesco. Dal 2023 è Segretario provinciale del Partito Democratico di Mantova.
17.30
Abbasso la guerra!
Letture e commenti dal libro di poesie di Rudyard Kipling, Gli anni di mezzo (Oligo), con Maurizio Taormina, traduttore, in dialogo con Davide Coltri, operatore umanitario e scrittore
Per la prima volta in italiano una delle raccolte poetiche più dimenticate e più potenti del primo Novecento: le liriche che Rudyard Kipling dedica agli anni della fine: la fine di un impero, di un ordine, di un’illusione. Composte tra l’inizio del Novecento e la fine della Grande Guerra – che gli strappò il figlio – queste poesie sono il diario interiore di un mondo che si frantuma, e di un uomo che tenta di dare senso alla perdita. Un Kipling diversissimo dall’autore del Libro della giungla, che dietro la voce solenne e ferita del poeta, dipana il crollo della fiducia nella civiltà, la rabbia contro i nemici, il lutto, e il dubbio che nulla sarà più come prima. Pochi libri raccontano con tanta lucidità e disperazione la fine di un tempo e l’inizio dell’abisso. Queste non sono solo poesie: sono epitaffi, inni spezzati, avvisi ai sopravvissuti.
Maurizio Maria Taormina, di formazione storico-umanistica e giuridica, affianca alla scrittura narrativa e saggistica l’attività di laboratori di teatro e memoria civile. Tra le sue pubblicazioni più recenti segnaliamo Chiamatemi Riviera (NFC, 2025) e il saggio A Rimini con Pier Vittorio Tondelli, in L’Italia è un romanzo. Atlante letterario. Luoghi storie paesaggi (Touring Club Italiano, 2025).
18.30
Camminando attraverso i campi bruciati dall’amore
Presentazione del libro di Francesco Permunian (Oligo). L’autore dialoga con Fabio Coltri, consigliere comunale
“Una prosa che capta l’ineluttabilità della tragedia umana, catturata senza falsi pudori nello sforzo invano che dagli anni incantati dell’infanzia la vorrebbe maturarsi nella vecchiaia.
Permunian ha appreso che il mostro non si veste dell’alterità di chi lo addita per strada ma al contrario lo riflette, rispecchiandolo in un ghigno che affraterna, nell’aria stantìa dei salotti borghesi, gli individui umani che, come scrisse Guido Piovene, «si inoculano a vicenda le loro piccole pazzie» (Stefano Malosso).
“Francesco Permunian si aggira ramingo tra le rovine di un’epoca, tormentato da ricordi imperituri e visioni macabre. Da esule alienato, concepisce figure sempre nuove ma in fondo uguali a se stesse, utili a lambire un orrore incombente. Invita chi legge a seguirlo nelle sue peregrinazioni epifaniche, per provare a scorgere un disegno sotteso alle interviste semiserie, alle liriche, alle prose traboccanti autobiografismo. I luoghi del Garda e del Polesine strutturano la topografia della memoria di un autore votato a scrivere con il ricordo delle lacrime, come gli suggerì Andrea Zanzotto” (Alice Pisu).
Il fantasma di un’antica littorina ci porta da Cavarzere – estremo lembo di terra tra il Polesine rodigino e la laguna veneziana – a Desenzano, sul lago di Garda, patria d’elezione di Francesco Permunian, tra le voci più originali della letteratura italiana contemporanea. Fotografie di Berengo Gardin e Mario Giacomelli, Renzo Bertasi, Gianni Fucile, Pino Mongiello e ancora dipinti e disegni di Roberto Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti, Tullio Pericoli –che hanno condiviso un pezzo di strada con l’autore – si alternano, come specchi infranti, a potenti narrazioni in cui, non senza ironia, Permunian dà voce, tra gli altri, ad Artaud, Baudelaire, Céline, la famiglia di Maria Callas. Uno zibaldone di carte, un insieme frammentario, eppure coerentissimo, di parole, voci, anime che si agitano nel buio di ricordi, veri o verosimili.
Francesco Permunian (Cavarzere, 1951), dopo l’esordio narrativo di Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero 1999), ha pubblicato diversi romanzi e racconti con molti editori (Editoriale Scientifica, Il Saggiatore, Italo Svevo, Ponte alle Grazie, Quodlibet, Rizzoli). Con Sillabario dell’amor crudele (2019) ha vinto il Premio Dessì. Il suo ultimo libro è Anime farfuglianti nella notte (2025, Palingenia). Per Oligo ha pubblicato Calabiani. Antologia privata dei miei demoni infantili (2020), Stradario sentimentale del lago di Garda e del monte Baldo (2022) e I demoni beati. Bracconaggi e scorribande in distretti di caccia riservata (2024). Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri, Andrea Cortellessa, Andrea Caterini, Franco Cordelli, Giulio Ferroni, Salvatore Silvano Nigro, Bruno Quaranta, Ermanno Paccagnini, Sandra Petrignani.



