SAN BENEDETTO PO (MN)- Venerdì 11 settembre, si è inaugurata ufficialmente l’esposizione RAMO RADICE RUVIDO dell’artista Giovanna Gazzi, alla presenza di un pubblico numeroso e particolarmente interessato, con gli interventi del sindaco Roberto Lasagna, della conservatrice Federica Guidetti, della promotrice culturale Annalisa Marini e di Simone Drovandi segretario di ArcaDomus.
L’evento è stato preceduto il 5 settembre da una visita guidata di apertura coordinata tra gli interventi dell’artista e del critico d’arte Alfredo Sigolo.
La mostra è stata patrocinata dal comune di San Benedetto Po, dal Museo civico Polironiano, dalla provincia di Mantova, dal Consorzio dell’Oltrepò mantovano e sostenuta dall’associazione culturale ArcaDomus di Mantova; è visitabile fino al mese di ottobre.
L’occasione per parlare di una straordinaria scultrice emergente è la sua originalità dedicata alla natura di un patrimonio, quello padano, fatto di acque e di vegetazione, in un territorio che accomuna il fiume Po e la spiritualità. Le opere di Giovanna Gazzitrovano, infatti, la loro perfetta collocazione in una cornice di straordinario interesse come l’Abbazia Benedettina del Polirone a San Benedetto Po.
Un luogo, in cui i principi delle origini e le radici si coniugano con l’arte in un percorso naturale e immersivo nella vegetazione autoctona padana, tra alberi e arbusti, tra tronchi, rami, fogliame e radici. Ogni forma campeggia in uno spazio ideale, si racconta e si fa contemplare nell’armonia tra i vuoti e i pieni, in perfetto equilibrio tra loro.
La mostra si sviluppa in una serie di 22 sculture in ceramica ispirate agli alberi, con uno sguardo particolare rivolto a quegli esemplari che mostrano, con maggiore evidenza, i segni della forza, dell’età o della sofferenza. Il titolo RAMO RADICE RUVIDO richiama le caratteristiche formali e tattili che l’albero evoca e che lo definisce in una relazione continua tra interno e esterno, tra vuoto e pieno, tra fibra e crosta. La cifra stilistica espressa dall’artista nelle opere è originale e legata all’ambito della ricerca artistica dell’informale.
A tal proposito, ha detto di lei Alfredo Sigolo, curatore della mostra: -La natura è da sempre il campo d’indagine dell’artista, in essa ritrova quel senso di meraviglia e di mistero che dall’osservazione delle forme come gli alberi e le foglie, dall’ascolto dei fenomeni naturali come il vento, dall’esperienza tattile delle superfici, dei volumi e dello spazio, diviene ricerca. L’esito dello studio è sintetizzato in un ciclo di forme plastiche che non imitano la natura, non rappresentano il mondo fenomenico ma ambiscono a costituirsi come una realtà nuova, indipendente, fatta di colore, forma, ritmo, luce e spazio, frutto dell’esperienza sensoriale derivante dal contatto con l’ambiente naturale. In linea con quanto affermava la storica Dora Vallier nel suo “L’arte astratta” del 1980, le sue opere si collocano dunque oltre l’apparenza e il visibile perché transitate attraverso un processo interiore-.
Giovanna Gazzi, artista di origi polesane, è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti “G. B. Cignaroli” di Verona. Ha insegnato Discipline grafico pittoriche e materie affini nei licei artistici.
Ha lavorato come illustratrice editoriale per le edizioni scolastiche e per la narrativa d’infanzia.
Ha svolto numerosi laboratori e atelier di pittura, illustrazione, animazione alla lettura, didattica dell’arte per tutte le fasce d’età presso enti pubblici, fondazioni e organismi.
Si è formata nell’ambito della decorazione su ceramica con la maestra d’arte e restauratrice Teresa Capucci e ha approfondito nella “bottega” di scultura, sotto la guida del maestro Denis Raccanelli, un percorso sulla forma. Le specie vegetali e gli elementi che compongono il paesaggio del territorio, ispirano da anni la sua ricerca sulla forma e sulle superfici. Ricerca che, tuttora in atto, si esplica sia nell’ambito della produzione ceramica, che nelle illustrazioni e nell’attività di insegnamento dell’acquerello botanico, quest’ultimo, peraltro, praticato anche in questo periodo nei comuni mantovani e polesani.



