MANTOVA – Si spacciavano per Carabinieri, ma sono stati scoperti e denunciati dai Carabinieri veri.
È questa l’ironia della sorte che ha segnato la fine della scorreria criminale di tre giovani pregiudicati – due donne e un uomo, poco più che ventenni, originari della Puglia e della Campania – ritenuti responsabili di tre diverse truffe ai danni di altrettanti anziani residenti nel centro di Mantova e nell’hinterland. I tre sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Mantova per truffa aggravata in concorso.
Nel frattempo, i militari dell’Arma continuano le indagini per identificare un quarto complice, al momento rimasto ignoto. I colpi sono stati messi a segno tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Il meccanismo, ormai tristemente noto ma sempre efficace sul piano psicologico, vedeva l’azione coordinata del complice misterioso e dei tre trasfertisti.
Il quarto soggetto contattava telefonicamente le vittime spacciandosi per un carabiniere. Spiegava che era in corso un’indagine su una rapina avvenuta in una gioielleria di Mantova, sostenendo falsamente che l’auto dei pensionati fosse stata vista sul luogo del delitto.
Con questo pretesto, le vittime venivano indotte a racimolare gioielli, denaro e altri beni presenti in casa per “verificarli”, convincendole che potessero trattarsi della refurtiva del colpo in gioielleria. Poco dopo la telefonata, uno dei complici si presentava alla porta qualificandosi nuovamente come militare dell’Arma, facendosi consegnare l’oro e i contanti prima di dileguarsi.
I raid accertati sono avvenuti il 31 agosto 2026 a Bozzolo e il giorno successivo, il 1° settembre 2026, prima a Casaloldo e successivamente a Mantova città.
A tradire i finti militari è stata una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri del NOR-Sezione Operativa di Mantova. A meno di un mese dall’ultimo episodio, gli investigatori sono riusciti a chiudere il cerchio. Fondamentale è stato l’apporto dei sistemi di telecamere municipali di Mantova, Castiglione delle Stiviere e Viadana. I filmati hanno permesso di tracciare i movimenti e i percorsi dei truffatori.
L’analisi delle immagini ha consentito di individuare la base logistica del gruppo sul territorio provinciale e di isolare l’auto utilizzata per i colpi, una vettura presa a noleggio con cui i giovani erano arrivati dalla Campania.
Incrociando i dati e procedendo alle comparazioni fotografiche, i militari sono risaliti alle precise identità dei ventenni, i quali sono stati poi riconosciuti formalmente dalle vittime. Le indagini proseguono serrate per dare un volto e un nome al telefonista e per verificare se la banda sia responsabile di altri colpi messi a segno nella regione.
