Una tecnica impiegata in casi selezionati di arteriopatia obliterante degli arti inferiori, che evita disabilità invalidanti, garantendo una migliore qualità di vita
MANTOVA – La struttura di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Mantova introduce la reoferesi, una tecnica chenei pazienti in emodialisi migliora l’emoreologia – cioè il modo in cui il sangue scorre e si deforma nei vasi – nonché il flusso sanguigno nel microcircolo. L’approccio è impiegato in casi selezionati di arteriopatia obliterante degli arti inferiori ed evita disabilità invalidanti, garantendo una migliore qualità di vita.
“Si tratta diuna procedura extracorporea – spiega il direttore del reparto Giuseppe Mazzola – che filtra il plasma e rimuove selettivamente sostanze ad alto peso molecolare, riducendo la concentrazione di fibrinogeno, di lipoproteine e di alfa2macroglobulina, tre importanti classi di macromolecole che svolgono funzioni biologiche collegate principalmente alla coagulazione, al trasporto dei grassi e alla regolazione immunitaria ed enzimatica. La tecnica in questione riduce inoltre la viscosità del sangue, migliora la vasodilatazione endotelio-mediata e la perfusione nel microcircolo, consentendo di trasportare nutrienti e ossigeno ai tessuti, rimuovere i prodotti di scarto cellulare e favorire la guarigione delle ulcere ai piedi”.
L’arteriopatia obliterante degli arti inferiori è una patologia severa con prevalenza fino al 40 per cento nello stadio terminale dell’insufficienza renale cronica. Ulcere ai piedi e amputazioni di vario grado complicano la vita di questi pazienti. Angioplastica e by pass risolvono le stenosi del macrocircolo, ma non del microcircolo dove un effetto benefico sul flusso sanguigno si ottiene solo a seguito del miglioramento di emoreologia, viscosità plasmatica e alterazione del rivestimento interno dei vasi sanguigni (che con la malattia perdono la loro capacità di regolare correttamente il tono vascolare, la pressione e la coagulazione del sangue).
Il protocollo ‘Rheopad’ messo a punto dal gruppo di studio della Nefrologia e Dialisi sull’aferesi terapeutica, supportato dalle linee guida Asfa-American Society of apheriesis 2023, descrive come utilizzare la metodica in termini di numero, durata e cadenza delle sessioni a cui sottoporre i pazienti. Puntualizza poi i test di laboratorio e strumentali da eseguire prima, durante e dopo il trattamento.
“Nel nostro centro dialisi – sottolinea Mazzola – dal marzo 2025 a oggi, abbiamo sottoposto 7 pazienti in emodialisi a questo protocollo, monitorando l’andamento del fibrinogeno, pcr, emocromo ed assetto lipidico. Abbiamo ottenuto una riduzione del fibrinogeno tra il 40 ed il 50 per cento su un volume di plasma trattato. Dei 5 pazienti con ulcere al terzo stadio abbiamo registrato in 2 pazienti guarigione completa delle lesioni con risoluzione della sintomatologia e miglioramento del perimetro di marcia, vale a dire la distanza massima che una persona riesce a percorrere a piedi prima che la comparsa di dolore, crampi o debolezza muscolare. In 3 pazienti si è visto un miglioramento del grado delle lesioni con tessuto vitale e granulazione”.
I risultati del lavoro a cura dei professionisti della struttura saranno presentati in occasione del 67° Congresso Nazionale della Sin-Società Italiana di Nefrologia, che si terrà a Sorrento dal 10 al 13 novembre 2026.
