

MILANO – Oltre cento pagine, trenta firme femminili e un unico grande tema: attraversare il presente attraverso il cinema, lasciandosi guidare dalle immagini del mare e dagli sguardi delle donne.
Giornaliste, accademiche, critiche, studiose e appassionate di cinema hanno costruito un numero corale che mette in dialogo esperienze e prospettive diverse, interrogando il cinema come spazio di libertà, confronto e riflessione sul nostro tempo.
Cosa significa costruire un intero numero di rivista affidandolo a trenta voci di donne?
Significa innanzitutto creare uno spazio nel quale la scrittura, la voce e lo sguardo possano tornare a essere strumenti di dialogo con il mondo dell’Arte. È da questa esigenza che nasce il secondo numero di CineMoi, che sceglie di mettere al centro le donne e il mare: due immagini mobili e mutevoli, capaci di evocare le oscillazioni dell’animo, la tensione verso l’altrove, il desiderio di incontro e la necessità di attraversare i confini.
Abbiamo pensato la donna e il mare come luoghi mobili, mutevoli, mai definitivamente circoscrivibili.
Il mare è movimento, profondità, trasformazione; è lo spazio in cui le distanze si misurano e, allo stesso tempo, possono essere attraversate. È anche il luogo nel quale si manifestano alcune delle contraddizioni più profonde dell’Europa contemporanea: frontiere, migrazioni, conflitti, responsabilità. Ma è proprio nel mare che possiamo ancora immaginare nuove forme di solidarietà, di prossimità, di cura.
È a questa possibilità che affidiamo anche il nostro sguardo sul femminile.
Per questo la presenza della Flottiglia attraversa idealmente le pagine di CineMoi: come gesto umano e politico, pratica di attraversamento e responsabilità, testimonianza di un pensiero che rifiuta l’indifferenza.
La sua presenza diventa una rotta simbolica che incontra quella delle trenta donne che hanno scelto di mettersi in viaggio con noi.
Trenta firme, trenta sguardi che condividono la rotta di chi sale su una barca e affronta l’ignoto portando con sé la risorsa delle proprie idee; di chi, in un mondo ossessionato dal controllo, introduce un caos etico; di chi rompe la normalizzazione del pensiero e restituisce alla cultura la possibilità di interrogare, contraddire, immaginare.
E così, dentro questo viaggio, ci sono Claudia Cardinale, Brigitte Bardot, Agnès Varda, Teresa Saponangelo, Nan Goldin, Alina Marazzi, Judith Butler, Romana Maggiore Vergano, Miriam Candurro, Daniela Ciancio, Tizza Covi, Chloé Zhao e molte altre protagoniste, intervistate, raccontate e rilette attraverso la lente di ingrandimento di chi scrive e pensa il cinema con libertà, invenzione e immaginazione critica.
La presentazione al Cinema Anteo di Milano
Il secondo numero di CineMoi sarà presentato giovedì 8 ottobre alle ore 17.30 al Cinema Anteo – Palazzo del Cinema di Milano, in un incontro dedicato alle ragioni, alle voci e agli sguardi che hanno costruito questo numero.
A dialogare con Antonella Silvestri, giornalista e autrice televisiva, saranno:
· Paolo Mereghetti, critico cinematografico;
· Annamaria Gallo, direttrice responsabile di CineMoi;
· Michela Mancusi, direttrice editoriale di CineMoi.
Sarà un’occasione per raccontare non soltanto il contenuto della rivista, ma soprattutto il percorso che ha portato alla sua costruzione: un lavoro corale nel quale trenta donne hanno messo in comune competenze, sensibilità e prospettive differenti per interrogare il cinema e, attraverso il cinema, il nostro presente.
Perché dedicare un intero numero sulle voci femminili?
Perché il femminile, come suggerisce Claudia Cardinale in copertina, ci mette in ascolto. Ci invita a sentire prima di vedere, a spostare i confini, a dilatare gli orizzonti del possibile.
Non una semplice categoria, dunque, ma una postura dello sguardo: una possibilità di stare nel mondo e nel cinema lasciandosi attraversare dalle contraddizioni, dalle intuizioni, dalle domande.
È questo il viaggio del secondo numero di CineMoi: fare del cinema un’esperienza viva, politica e collettiva. Un luogo nel quale incontrare le immagini, ma anche le idee che le attraversano. Un luogo nel quale trenta voci femminili non rappresentano semplicemente un tema, ma costruiscono una comunità di sguardi.
Un numero da leggere come si attraversa il mare: senza una sola direzione possibile, con la consapevolezza che ogni approdo è anche l’inizio di un nuovo viaggio.