Il direttore Galli Torrini all’incontro al MASAF con il dg dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale e il sottosegretario La Pietra: “Non è solo questione di proprietà intellettuale, ma scelta strategica per il futuro dell’agricoltura”
FIRENZE – “Difendere una denominazione di origine non significa soltanto proteggere un nome, ma tutelare un intero sistema economico, produttivo, sociale e culturale. Significa difendere il lavoro delle imprese, gli investimenti dei produttori e il legame inscindibile tra un prodotto e il suo territorio”.
Così Saverio Galli Torrini, direttore del Consorzio Vino Chianti, è intervenuto all’incontro organizzato stamani al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste con il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale Daren Tang, il sottosegretario di Stato Patrizio La Pietra e altri consorzi di tutela del settore vitivinicolo e del food.
“Il sistema internazionale deve riconoscere sempre più chiaramente il valore delle denominazioni di origine, non soltanto come strumenti commerciali, ma come diritti collettivi legati ai territori e alle comunità produttive – ha detto il direttore del Consorzio Vino Chianti –. In questo percorso, una collaborazione più stretta tra istituzioni internazionali, autorità nazionali e Consorzi di tutela può contribuire a costruire un sistema di protezione più efficace e a sostenere le imprese sui mercati globali”.
“La tutela deve andare di pari passo con la valorizzazione: non basta difendere le denominazioni dagli utilizzi impropri, bisogna anche accrescerne la conoscenza, la reputazione e il valore percepito. La vera sfida è trasformare la notorietà internazionale in un maggiore valore economico per i produttori e per i territori – ha sottolineato Galli Torrini –. Un obiettivo ancora più importante in una fase complessa per il comparto vitivinicolo, tra cambiamenti nei consumi, tensioni sui mercati e difficoltà economiche per numerose imprese”.
“Il Chianti ha una forte vocazione internazionale e il suo nome rappresenta un elemento di riconoscibilità e di valore. Questa notorietà è una grande opportunità, ma comporta anche rischi legati alla contraffazione, alle imitazioni e all’evocazione indebita delle nostre denominazioni, fenomeni che possono danneggiare le produzioni autentiche e generare confusione nei consumatori. Per questo – ha aggiunto il direttore – riteniamo indispensabile rafforzare gli strumenti di protezione, soprattutto nei Paesi extraeuropei”.
Galli Torrini ha concluso il suo intervento sottolinenando che “la tutela delle Indicazioni Geografiche non è soltanto una questione di proprietà intellettuale, ma una scelta strategica per il futuro dell’agricoltura italiana, delle nostre imprese e del Made in Italy nel mondo”.
