APERTURA TRIENNALE MILANO – PHOTO GRANT DI DELOITTE 2026: MARIA TURCHENKOVA e ATEFE MOEINI, PROXIMITIES 2026

Installation view (C) Arianna Angelini

MILANO – Dal 16 ottobre al 29 novembre, Triennale Milano presenta la mostra della 4^ Edizione del Photo Grant di Deloitte, che quest’anno accoglie – nelle sue due sezioni – i progetti fotografici Numb State di Maria Turchenkova (1987), la fotografa documentarista russa vincitrice dell’edizione 2026, categoria Segnalazioni, e Go Live di Atefe Moeini (1998), l’artista iraniana vincitrice dell’edizione 2025, categoria Open Call.

In mostra anche un’anteprima dell’idea progettuale AYLLU – Famiglia di Angela Ponce (1994), la fotogiornalista e fotografa documentarista peruviana vincitrice dell’edizione 2026, categoria Open Call.

Il Photo Grant di Deloitte, il concorso fotografico più importante d’Italia e tra i principali a livello internazionale, è promosso da Deloitte Italia con il patrocinio di Fondazione Deloitte, in collaborazione con Triennale Milano, con la direzione artistica di Denis Curti e il team di Still Love.

L’EDIZIONE 2026 DEL PHOTO GRANT DI DELOITTE

Nato con l’obiettivo di stimolare il dibattito sulle principali sfide – economiche, sociali e politiche – della nostra epoca, il premio esplora quest’anno il tema Proximities. Fotografe e fotografi sono stati invitati a indagare le molteplici dimensioni della prossimità – sociale, economica e relazionale – e le forme di divario che caratterizzano il nostro tempo. In un contesto segnato da crescenti disuguaglianze, dalla mediazione tecnologica delle relazioni e dalla frammentazione del tessuto sociale, il concetto di prossimità assume nuove e complesse configurazioni. La fotografia è stata quindi chiamata a osservare e raccontare queste dinamiche, rendendo visibili le relazioni, le connessioni e le esclusioni che modellano la nostra vita quotidiana.

Durante la conferenza stampa è stato poi annunciato il tema del 2027 che sarà Infinities.

Numb State di Maria Turchenkova

Installation view (C) Arianna Angelini

Sviluppato a partire dal 2014, Numb State di Maria Turchenkova è un viaggio attraverso i paesaggi della Russia per indagare la persistenza della sua storia di violenza. Realizzato nel corso di anni di lavoro sul campo, il progetto fotografico esplora la continuità tra le pratiche politiche dell’era sovietica e quelle della Russia contemporanea, oggi segnata dalla guerra in Ucraina.

Il lavoro prende le mosse dalla storia del Gulag, il sistema di campi di lavoro forzato attraverso cui lo Stato sovietico, per oltre settant’anni, deportò milioni di persone, marchiandole come “nemici del popolo”. Migliaia vi morirono e le loro famiglie vissero per decenni senza conoscere il destino dei propri cari. La loro assenza e il terrore che ne derivò sono entrati profondamente nella memoria collettiva, senza che questo trauma sia mai stato pienamente affrontato o riconosciuto.

«Sono cresciuta nel periodo successivo al crollo dell’URSS. Sembrava a portata di mano la possibilità di una Russia diversa – più aperta, democratica, riconciliata con il proprio passato. Per un breve momento fu possibile porre domande, senza paura, sui crimini dello Stato sovietico e sul destino delle nostre famiglie. Ma questa finestra di opportunità si chiuse rapidamente», racconta Turchenkova.

Da giovane fotografa, ha iniziato a documentare il ritorno dell’autoritarismo e delle ideologie imperialiste, nelle strade di Mosca, nel Caucaso e in Ucraina a partire dal 2014. Il 2022 ha segnato un ulteriore punto di svolta: la guerra su vasta scala contro l’Ucraina e l’intensificarsi della repressione delle voci dissidenti hanno trasformato profondamente lo spazio pubblico e la vita quotidiana.

In questo contesto, secondo Turchenkova, molti russi hanno sviluppato meccanismi di sopravvivenza già presenti durante la tirannia sovietica: apatia, paralisi politica e conformismo di fronte alla propaganda. L’intorpidimento diventa così una risposta alla violenza di Stato, una forma di ritiro dall’azione e dalla capacità di interrogarsi e resistere.

È questa condizione latente che Numb State cerca di rendere percepibile. La Transiberiana, che attraversa il Paese da ovest a est, e le immagini ricorrenti dei passeggeri profondamente addormentati a bordo dei treni diventano una metafora di una società ripiegata su sé stessa. I corpi immobili e i volti indisturbati suggeriscono una pace apparente, mentre intorno continua a muoversi la macchina della violenza di Stato.

Dal finestrino scorrono città, stazioni e fabbriche, molte delle quali costruite dai prigionieri del Gulag, componendo un paesaggio in cui passato e presente si sovrappongono. Le tracce di quella storia stanno progressivamente scomparendo, cancellate dal tempo e dai tentativi di riscrittura delpassato. Eppure la memoria persiste, radicata nei luoghi e nella società, continuando a plasmare comportamenti e coscienza collettiva.

Numb State costruisce così un paesaggio psicologico sospeso e inquieto, in cui trauma, memoria e adattamento si intrecciano. Quando un passato traumatico viene represso invece di essere affrontato, suggerisce Turchenkova, può riemergere trasformandosi in nostalgia, risentimento, mito e fanatismo. Il passato non scompare: continua a vivere nei luoghi, nelle persone e nei ricordi, fino a condizionare il presente.

Go Live di Atefe Moeini

Il progetto fotografico Go Live di Atefe Moeini nasce da un’esperienza biografica dell’artista: nel 2018 è stata arrestata dalla polizia morale a Teheran per aver indossato jeans strappati, un foulard rosso e un cappotto lungo.

«Sono stata gettata in una macchina della polizia, trattenuta per ore e costretta a cambiarmi con ciò che loro consideravano abbigliamento “islamico” prima di essere rilasciata», ricorda Atefe Moeini. «Ciò che mi è rimasto non è stata solo la paura, ma una profonda frattura, la sensazione che il mio corpo fosse diventato un campo di battaglia».

Installation view (C) Arianna Angelini

Questo evento è stato l’inizio di Go Live, lavoro fotografico ancora in corso, incentrato sulle vite delle donne iraniane, la cui presenza nello spazio pubblico è costantemente sorvegliata, giudicata e punita.

Moeini ritrae donne che, come lei, sono state arrestate o ammonite per il loro abbigliamento, chiedendo loro di indossare proprio quegli abiti incriminati. Alcune mostrano il volto, altre scelgono l’anonimato: insieme, danno forma a una ribellione silenziosa, una memoria visiva di resistenza, orgoglio e sopravvivenza.

Il titolo del progetto deriva dal tatuaggio di Tina, una delle donne ritratte, e richiama i video delle donne iraniane trascinate, picchiate o arrestate per le strade del Paese: andare “in diretta” significa rivendicare la propria visibilità prima che possa essere cancellata, trasformando la presenza in un gesto di autodifesa.

Trasferitasi negli Stati Uniti nel 2024, Moeini prosegue il progetto attraverso oggetti legati alla propria vita passata – hijab, uniformi scolastiche, tessuti dell’infanzia – che entrano in ritratti sospesi tra memoria e performance. È il nuovo capitolo, Before the Fall, che riunisce amiche esiliate, combattenti anonime e gesti di cura tra donne, in immagini realizzate tra Iran e Stati Uniti dal 2019 al 2026.

Nel suo insieme, Go Live si configura così come una testimonianza potente sulla possibilità di essere viste e di riappropriarsi della propria immagine dopo anni in cui la visibilità delle donne è stata sottoposta a controllo e repressione.

L’anteprima: AYLLU – Famiglia di Angela Ponce

Il progetto di Angela Ponce affonda le sue radici nella realtà del Perù contemporaneo, dove ogni anno circa 120.000 giovani migrano dalle aree rurali verso i centri urbani. Un esodo storico che oggi accelera drasticamente a causa delle disuguaglianze e dei danni del cambiamento climatico, che minacciano l’agricoltura e l’allevamento andini.

Con AYLLU (famiglia in lingua Quechua), l’autrice intende esplorare la trasformazione dei sistemi sociali e relazionali nelle comunità ad alta quota di Phinaya e Qiqo a Cusco. Dove la connettività è precaria, i dispositivi elettronici diventano veri e propri cordoni ombelicali: genitori e nonni si spingono sulle montagne alla ricerca di segnale per effettuare videochiamate ai propri figli e

alimentare i telefoni con pannelli solari nelle abitazioni tradizionali.

Grazie al supporto del Photo Grant di Deloitte, il lavoro, che la fotografa realizzerà nei prossimi dodici mesi, metterà a confronto la partenza delle nuove generazioni verso l’ambiente urbano con la permanenza degli anziani tra le montagne. Un’indagine visiva su ciò che svanisce e su ciò che resiste, per documentare come il tessuto dell’Ayllu rifiuti di spezzarsi, trovando nella connessione digitale l’unico strumento contemporaneo per preservare la prossimità e l’affetto familiare.

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Note biografiche

Maria Turchenkova (1987) è una fotografa documentarista il cui lavoro esplora gli effetti della guerra e il rapporto tra memoria e spazio. Nata a Mosca, ha studiato arti visive in Russia, in Francia e attraverso workshop internazionali. È fellow del Paul Klebnikov Civil Society Program presso l’Harriman Institute della Columbia University. Ha sviluppato progetti personali e realizzato incarichi per diverse testate in Ucraina, nel Caucaso settentrionale e in Medio Oriente. Il suo lavoro è stato pubblicato su Le Monde, The New York Times e TIME Magazine, ed è stato esposto in mostre internazionali. Vive e lavora a Parigi.

Atefe Moeini (1998) è un’artista che lavora principalmente con la fotografia, la scrittura e la costruzione di mondi. È nata e cresciuta a Bushehr, nel sud dell’Iran, e ha vissuto a Teheran dal 2017, quando ha compiuto 18 anni, fino al suo trasferimento negli Stati Uniti nel 2024. Il suo lavoro unisce narrazioni visive immaginative a un approccio intuitivo alla creazione d’immagini. Traendo ispirazione dalle esperienze personali, crea fotografie che esplorano l’intersezione tra individualità e connessione umana condivisa. La sua pratica è profondamente influenzata dall’intensità lirica del rapunderground iraniano e dal suo ruolo nel sostenere i movimenti per la libertà in Iran negli ultimi vent’anni. È anche ispirata dai videoclip pop della diaspora, prodotti da cantanti iraniani in esilio a Los Angeles, e dalla loro capacità di suggerire mondi alternativi, accendendo l’immaginazione verso vite che avrebbero potuto essere vissute. Come parte della Biennale di Teheran 2023, Moeini ha presentato un’installazione fotografica intitolata Six Windows and a Balcony in un appartamento nel centro di Teheran, dove aveva vissuto durante le proteste del 2022. Moeini è attualmente studentessa del programma MFA presso la Yale School of Art.

Angela Ponce (1994) è una fotogiornalista e fotografa documentarista peruviana che affronta problematiche sociali nel contesto latinoamericano. Con un’attenzione particolare rivolta alle narrazioni delle comunità indigene peruviane, ai cambiamenti climatici, all’estrattivismo e ai conflitti armati. Collabora frequentemente con The New York Times, The Washington Post e Reuters. Le sue fotografie sono state pubblicate anche su Los Angeles Times, Bloomberg, BBC, Die Zeit, The Guardian, NPR, El País, tra gli altri.

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