L’Emilia-Romagna porta i suoi vini a New York per Vinitaly Usa 2026, per la prima volta nella metropoli americana

L’appuntamento apre la missione istituzionale di Rontini e Mammi tra Stati Uniti e Canada, dedicata al rafforzamento delle relazioni economiche, alla promozione delle eccellenze Dop e Igp e al turismo enogastronomico. La Regione presente con Enoteca regionale alla terza edizione della manifestazione. Gli Stati Uniti secondo mercato per l’export emiliano-romagnolo, con 4,98 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026

BOLOGNA – I vini dell’Emilia-Romagna protagonisti a New York, nel cuore di uno dei mercati più importanti e competitivi per l’agroalimentare italiano. Dal Lambrusco alle etichette della Romagna, dalle grandi denominazioni Dop e Igp alla cultura gastronomica di Casa Artusi: la Food Valley porta negli Stati Uniti le sue produzioni, le imprese e i consorzi di tutela, con una strategia che unisce promozione commerciale, valorizzazione dei territori e rapporti con gli operatori internazionali.

Vetrina d’eccezione è Vinitaly Usa 2026, il salone internazionale dedicato al vino italiano che quest’anno, dopo due edizioni a Chicago, approda per la prima volta a New York: oltre 300 gli espositori, circa 2.500 le etichette e più di mille i buyer, per un appuntamento che mette in contatto le aziende vitivinicole italiane con importatori, distributori e operatori del mercato nordamericano.

La presenza dell’Emilia-Romagna a New York si inserisce in un rapporto economico consolidato con gli Stati Uniti, secondo mercato di destinazione dell’export regionale dopo la Germania. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni complessive hanno raggiunto 4,98 miliardi di euro, in crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari all’11,3% delle vendite regionali all’estero. L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per valore delle merci esportate negli Usa, con una quota del 13,7% sul totale nazionale.

A trainare gli scambi sono soprattutto i settori della manifattura, dai mezzi di trasporto ai macchinari, che insieme valgono oltre 3 miliardi di euro. Ma è nella filiera agroalimentare allargata che l’Emilia-Romagna conquista il primato nazionale, con 562,1 milioni di euro di esportazioni nel primo semestre 2026, pari al14,5% del totale italiano. Un risultato a cui contribuiscono produzioni e comparti diversi: le esportazioni di prodotti lattiero-caseari sono aumentate del 5,1%, quelle di carni lavorate e prodotti a base di carne del 3,6%, mentre le macchine agricole hanno registrato una crescita del 18,4%. Nel 2025 il valore delle esportazioni della filiera agroalimentare allargata verso gli Stati Uniti aveva raggiunto 1,15 miliardi di euro, quasi il 50% in più rispetto al 2021.

In un mercato di queste dimensioni, ma segnato da una concorrenza crescente e dalle difficoltà legate ai dazi, la partecipazione a Vinitaly Usa assume un valore ancora più concreto: offrire alle imprese vitivinicole emiliano-romagnole occasioni di incontro con importatori e distributori, rafforzare la conoscenza delle produzioni regionali e valorizzare il legame tra vino, cultura gastronomica e attrattività turistica dei territori.

Al taglio del nastro dell’edizione 2026, al Pier 36 di Manhattan, la sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, Manuela Rontini, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare, Alessio Mammi.

“Il mercato internazionale del vino sta attraversando una fase di cambiamento profondo. I consumi rallentano, la concorrenza cresce e negli Stati Uniti i dazi aggiungono ulteriori difficoltà per le imprese, che devono confrontarsi con costi più elevati e condizioni commerciali sempre più incerte- dichiarano la sottosegretaria Rontini e l’assessore Mammi-. In questo scenario, la qualità da sola non basta: bisogna saperla raccontare, farla riconoscere e darle il giusto valore sui mercati. L’Emilia-Romagna ha un patrimonio vitivinicolo straordinario, fatto di denominazioni, territori, grandi realtà cooperative e piccole cantine che esprimono identità produttive diverse. La sfida è rafforzare il posizionamento dei nostri vini, valorizzandone le caratteristiche e l’origine, senza inseguire una competizione giocata soltanto sul prezzo. È anche per questo che abbiamo destinato 6,5 milioni di euro alla promozione del vino nei Paesi extra-Ue: risorse per accompagnare le imprese nella ricerca di nuove opportunità commerciali e sostenere la conoscenza delle nostre produzioni. Essere a Vinitaly Usa, a New York, vuol dire portare questo lavoro dove si incontrano gli operatori che orientano le scelte di acquisto e distribuzione sul mercato americano. Un’occasione per dare visibilità alle nostre denominazioni, rafforzare il rapporto con importatori e buyer e valorizzare il lavoro delle cantine. Perché il futuro del vino emiliano-romagnolo sui mercati internazionali si costruisce anche sulla capacità di far riconoscere, insieme alla qualità del prodotto, il valore dei territori e delle persone che lo producono”.

Vinitaly Usa, le eccellenze vitivinicole dell’Emilia-Romagna a New York

La terza edizione di Vinitaly Usa, organizzata da Veronafiere in collaborazione con Ita-Italian Trade Agency, si svolge fino al 27 ottobre al Pier 36 di New York, con 11mila metri quadrati di superficie espositiva. Una manifestazione rivolta agli operatori professionali, con degustazioni, incontri tra produttori e buyer, masterclass e momenti di approfondimento dedicati alle prospettive del mercato nordamericano. L’Emilia-Romagna partecipa attraverso Enoteca regionale, punto di riferimento per la promozione del patrimonio vitivinicolo regionale, con l’obiettivo di valorizzare le diverse denominazioni e favorire l’incontro tra le aziende e gli operatori commerciali internazionali.

Tra i momenti dedicati alle produzioni emiliano-romagnole, l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano, simbolo di una tradizione agroalimentare riconosciuta e apprezzata a livello internazionale. Accanto alla promozione del vino, Vinitaly Usa dedica attenzione anche all’enoturismo e turismo enogastronomico, un settore che offre nuove possibilità di valorizzazione delle produzioni e dei territori. Un’opportunità particolarmente significativa per l’Emilia-Romagna, dove il patrimonio vitivinicolo si intreccia con l’offerta culturale, paesaggistica ed enogastronomica, contribuendo all’attrattività delle destinazioni regionali.

A Eataly Downtown, la Food Valley incontra i media e gli operatori americani

La promozione delle eccellenze regionali è proseguita a Eataly Downtown, a Manhattan, con un evento che ha registrato il tutto esaurito. Circa cento gli ospiti attesi, tra giornalisti, rappresentanti dei media, food blogger e operatori del mercato americano, per un appuntamento dedicato a far conoscere da vicino il patrimonio agroalimentare dell’Emilia-Romagna e rafforzare le relazioni con chi ne può favorire la diffusione negli Stati Uniti. La serata, condotta dal giornalista e scrittore Andrew Cotto, ha alternato incontri e interventi istituzionali a degustazioni e preparazioni dal vivo, con protagonisti i vini regionali e alcune delle principali produzioni Dop e Igp della Food Valley. Tra i momenti centrali, l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano Dop, alla presenza dei rappresentanti del Consorzio di tutela. Spazio anche alla ricerca, con la presentazione dei risultati della prima indagine statunitense dell’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buongusto italiano di Casa Artusi, illustrati da Filippo Pini dell’Università di Bologna. All’iniziativa, organizzata in collaborazione con Apt Servizi, Art-ER, Unioncamere Emilia-Romagna, Casa Artusi e i Consorzi di tutela, la sottosegretaria Rontini, l’assessore Mammi e rappresentanti delle comunità emiliano-romagnole all’estero.

Il peso del mercato nordamericano per l’agroalimentare emiliano-romagnolo

Il valore strategico del Nord America per le imprese regionali è confermato dai dati sull’interscambio commerciale elaborati da Art-Er, che fotografano un sistema agroalimentare capace di mantenere una presenza significativa anche in una fase di incertezza internazionale. Nei primi sei mesi del 2026, le esportazioni della filiera agroalimentare allargata dell’Emilia-Romagna verso gli Stati Uniti hanno raggiunto 562,1 milioni di euro, pari all’11,3% dell’export regionale destinato al mercato americano. Il dato registra una diminuzione dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, più contenuta rispetto al calo del 9,1% registrato a livello nazionale. In crescita, tra le produzioni alimentari, il lattiero-caseario (+5,1%) e le carni lavorate e i prodotti a base di carne (+3,6%).

Il Canada rappresenta un ulteriore mercato di interesse per le imprese emiliano-romagnole, anche grazie alle opportunità offerte dall’accordo commerciale Ceta tra Unione europea e Canada, che ha eliminato gran parte dei dazi e rafforzato la tutela delle indicazioni geografiche europee.

Nel primo semestre 2026, l’export regionale della filiera agroalimentare allargata verso il Canada ha raggiunto 130,3 milioni di euro, in crescita del 2%, a fronte di una diminuzione del 5% registrata a livello italiano. L’Emilia-Romagna si conferma così la prima regione esportatrice italiana del comparto anche verso il mercato canadese, con una quota del 18,8% sul totale nazionale.

Tra i prodotti che registrano gli incrementi maggiori figurano le bevande (+19,8%), i prodotti lattiero-caseari (+8,7%) e i prodotti da forno e farinacei (+73%).

I dati della filiera agroalimentare allargata comprendono, oltre ai prodotti agricoli, alimentari e alle bevande, anche agrofarmaci e macchine agricole.

La Food Valley

tra promozione delle eccellenze e cultura gastronomica

Non solo vino. La presenza dell’Emilia-Romagna a New York è stata anche l’occasione per presentare, a Eataly Downtown, l’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buongusto italiano di Casa Artusi e i risultati della prima indagine condotta negli Stati Uniti sulla percezione della cultura gastronomica italiana, illustrati da Filippo Pini, ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna. Un progetto nato per studiare come le tradizioni culinarie vengono conosciute, vissute e tramandate nel mondo, anche alla luce del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Le prime rilevazioni americane mettono in evidenza soprattutto il valore attribuito alle tradizioni familiari (40%), alla trasmissione delle ricette tra generazioni (36%), all’utilizzo di prodotti freschi e stagionali (35%) e alla qualità e origine degli ingredienti (33%).

A completare l’iniziativa, un percorso dedicato ad alcune delle produzioni Dop e Igp più rappresentative della Food Valley: Parmigiano Reggiano Dop, Grana Padano Dop, Aceto Balsamico di Modena Igp, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop e Olio extravergine di oliva Brisighella Dop.

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