François Reboul, da una carriera di successo in oncologia alla libertà della pittura, a Venezia

Non è mai troppo tardi per cambiare prospettiva:

François Reboul e la libertà di ricominciare

A Venezia, la mostra che racconta una ricerca pittorica nata dal gesto e dal colore.

Ci sono vite che sembrano già compiute e che, invece, ricominciano.

VENEZIA – È quello che è accaduto a François Reboul, francese, per gran parte della sua vita medico oncologo tra Europa e Stati Uniti e oggi artista che vive e lavora a Venezia.

Durante il primo lockdown, Reboul è tornato alla pittura, una passione che lo aveva accompagnato fin dalla giovinezza e che aveva lasciato in secondo piano per dedicarsi alla medicina. Da allora dipinge ogni giorno. Non come passatempo, ma come una vera necessità. È da questo ritorno alla pittura che nasce il percorso presentato a Venezia con From Chaos to Freedom, seconda parte del progetto espositivo iniziato con Beyond Chaos, a cura di Vittoria Brachi. La mostra, in programma fino al 22 novembre 2026 presso Spazio SV, nell’ex Scoletta di San Zaccaria, riunisce nuove opere e lavori provenienti da cicli precedenti e propone una riflessione sul rapporto tra caos e libertà, tra impulso e controllo, tra ciò che accade sulla tela e ciò che progressivamente prende forma.

Dal caos alla libertà

Reboul dipinge direttamente sulla tela, senza disegni preparatori.

Il quadro nasce attraverso un processo fisico e intuitivo in cui il gesto, la materia e il colore costruiscono progressivamente l’immagine. Le pennellate possono sovrapporsi, interrompersi, accelerare o rallentare. La superficie conserva le tracce di questo processo. Il riferimento è alla grande tradizione dell’Espressionismo Astratto americano e alla Scuola di New York, che Reboul aveva incontrato già durante un viaggio negli Stati Uniti nel 1960. Ma il suo lavoro non cerca di ricostruire quel linguaggio: lo utilizza come punto di partenza per una ricerca personale sviluppata molti decenni più tardi.

Se per gli artisti dell’Action Painting il caos poteva essere una condizione stessa della pittura, per Reboul il caos diventa invece qualcosa da attraversare.

Da qui il titolo della mostra: From Chaos to Freedom.

«La cosa più essenziale della vita, se voglio liberarmi dal caos, è la libertà nelle opere. È una necessità per tendere verso la serenità», racconta l’artista.

Per Reboul, tuttavia, la libertà non coincide con l’assenza di controllo, ma con la possibilità di abbandonare ciò che si conosce per lasciare emergere qualcosa di inatteso. Il suo processo alterna continuamente gesto e riflessione: prima genera il disordine, poi osserva, seleziona, interviene, talvolta distrugge e ricomincia. «Dipingo per scoprire qualcosa che ancora non conosco», spiega. È questa disponibilità all’imprevisto a rendere ogni tela un’esperienza nuova, mai completamente programmabile.

La libertà, dunque, non è soltanto il risultato finale del quadro. È il modo stesso in cui il quadro viene realizzato.

Una mostra costruita come un percorso

Il progetto espositivo si sviluppa sui due livelli di Spazio SV e ha come protagonisti due grandi dittici di recente realizzazione, attorno ai quali sono organizzate opere di diversi formati.

Al piano terra, una grande composizione è dominata da campiture dorate attraversate da energiche pennellate di blu cobalto. La pittura sembra oltrepassare i confini fisici della tela e suggerire una continuità del gesto nello spazio.

Al piano superiore il registro cambia. Rossi profondi, blu e violacei entrano in dialogo con segni neri e avorio, creando una superficie più intensa e drammatica, nella quale la materia pittorica diventa protagonista.

Sono due paesaggi visivi differenti, ma appartenenti allo stesso percorso: due modi attraverso cui la pittura può trasformare il disordine in una nuova possibilità di equilibrio. Come osserva la curatrice Vittoria Brachi, «la libertà evocata dal titolo non è soltanto un esito formale, ma una dichiarazione poetica che mette in relazione arte e vita».

L’atelier veneziano

Il progetto non si esaurisce nello spazio espositivo.

L’Atelier François Reboul, a Cannaregio, in uno spazio affascinante recuperato da un cantiere, permette di entrare nel processo che genera le opere: vedere le tele, i materiali, le tracce del lavoro e comprendere più da vicino il rapporto quotidiano di Reboul con la pittura.

L’atelier è inoltre visitabile su appuntamento.

Una seconda vita, senza cancellare la prima

La storia di Reboul non è quella di un uomo che ha semplicemente abbandonato una professione per dedicarsi all’arte.

La medicina rimane parte della sua biografia e della sua esperienza del mondo. Il rapporto con la cura e con la medicina, del resto, affonda le radici nella sua storia familiare. Suo padre, Georges Reboul, fu uno dei pionieri della radioterapia moderna in Francia e contribuì alla nascita e allo sviluppo di un importante centro oncologico ad Avignone, l’Institut Sainte-Catherine. François è cresciuto in questo ambiente, nel quale il lavoro medico si intrecciava con una forte attenzione alla comunità, alla ricerca e alla responsabilità verso il paziente. Una storia familiare che ha lasciato un segno nella sua formazione e nel suo modo di guardare al mondo.

Prima di diventare pittore, Reboul ha passato decenni a confrontarsi professionalmente con la malattia, il tempo, il corpo e la fragilità dell’esistenza. Parallelamente ha coltivato la fotografia e viaggiato a lungo in Asia e Sud America. Il ritorno alla pittura non cancella quindi ciò che è venuto prima. Al contrario, sembra raccoglierlo.

C’è forse un filo che unisce queste esperienze apparentemente lontane: la capacità di osservare ciò che cambia, di confrontarsi con l’incertezza e di cercare, anche nelle situazioni più complesse, una nuova possibilità. Se nella medicina il suo lavoro era rivolto a comprendere e affrontare la fragilità della vita, oggi nella pittura Reboul accetta di entrare nell’incertezza senza volerla eliminare, lasciando che diventi origine di nuove forme.

Forse è anche per questo che From Chaos to Freedom può essere letta non soltanto come una mostra di pittura astratta, ma come la testimonianza di una trasformazione personale.

Reboul non cerca di ricominciare da capo. Cerca, piuttosto, di dare una nuova forma a tutto ciò che è venuto prima.

E la tela diventa il luogo in cui questa trasformazione può ancora accadere.

FROM CHAOS TO FREEDOM

François Reboul
 Mostra personale a cura di Vittoria Brachi

Fino al  22 novembre 2026

Spazio SV
 Campo S. Zaccaria, 4693 – Venezia

Atelier François Reboul
 Calle Zoccolo, Cannaregio 2510 – Venezia

Per completare il percorso di visita è possibile visitare, su appuntamento, lo studio veneziano dell’artista e scoprire dal vivo il suo processo creativo. su prenotazione a info@cristinagatti.it

Website www.francoisreboul.com  Instagram @francoisreboulofficial

Francois Reboul è un artista francese che vive e lavora tra Venezia e la Provenza. Interessato fin dalla giovane età all’Arte moderna, le sue tele riflettono il percorso di studio individuale e la passione per l’Espressionismo Astratto e la Scuola di New York, i due punti fondanti della sua pratica artistica.

Durante la sua vita, Reboul ha potuto esperire con i propri occhi il fermento di New York negli anni Sessanta, ormai nuova e affermata capitale della cultura e dell’arte dal Secondo dopoguerra. Questo suo legame con gli Stati Uniti si esplicita in seguito a un evento tanto semplice quanto decisivo: la visione, con il padre, del film América insólita (1960), pellicola che lo ha portato a un viaggio in solitaria negli USA durato ben tre mesi, a partire dal giugno del 1960. In questo periodo Reboul scopre musei, gallerie, spazi artistici di New York innamorandosi del clima della città e lasciandosi pervadere dal suo fervore artistico e culturale.

Trascorsi tre mesi nelle più grandi città degli Stati Uniti, da Chicago a New Orleans, da Los Angeles a Houston, Reboul ritorna in Francia. Il suo sogno è quello di diventare un grande artista, o un professore di filosofia. Al ritorno, però, Reboul capisce che la via dell’arte è qualcosa di lontano dalla realtà, forse troppo bello per essere vero, e sceglie di seguire le orme del padre diventando un medico. La sua decisione, tuttavia, non gli impedisce di frequentare gli ambienti artistici parigini, città in cui studia.

Dopo una brillante carriera come oncologo, che lo ha portato a viaggiare principalmente tra Francia e Stati Uniti, Reboul viaggia per dieci anni tra Giappone, India, Cina e Sud America, approfondendo i suoi interessi per la fotografia. La pittura non è ancora ritornata in primo piano nella vita dell’artista. È solo durante il primo lockdown che Reboul, tornato in Provenza, inizia a chiedersi “che cosa volevo diventare quando avevo 15 anni?” La risposta è lì, semplice: un artista. Ogni giorno, per tre mesi, Reboul dipinge e crea un corpus sostanzioso di più di duecento opere, i suoi primi gemiti pittorici. Da quel momento in poi, non ha mai smesso di dipingere.

POETICA

Per Francois Reboul l’arte è un mezzo per raggiungere il subconscio. La sua produzione artistica, infatti, origina dal concetto di caos, condizione che definisce ogni opera. La pittura di Reboul è un tentativo di dipingere il caos per cercare di controllarne i movimenti e le andature, fermandolo su tela. L’approccio dell’artista è sequenziale e si svolge perseguendo un percorso, paradossalmente, ordinato e metodico: il punto di partenza di ogni tela è un solo colore a cui Reboul ne affianca, successivamente, altri due o tre al massimo, alla ricerca di una sublimazione della caoticità che deve emergere attraverso il pigmento puro e le linee tracciate dal pennello. L’astrazione che permea le opere è, per l’artista, una forma di libertà: la pittura è istintuale, utile a bloccare la miriade di pensieri che galleggiano nella mente; la pittura è anche visione pura, sganciata dal riferimento al reale. Non vige la ricerca di un processo intellettuale o cerebrale, quello che Reboul esprime è una serie di sentimenti “estetici”.

Per questo motivo l’astrattismo non è solo il genere pittorico prediletto dall’artista, ma anche il suo punto di partenza, l’elemento ispiratore della sua poetica: l’Espressionismo Astratto, in particolare, e la Scuola di New York sono i capisaldi su cui fonda la sua pratica pittorica, studiando e lasciandosi ispirare dai grandi maestri del secondo Novecento quali Wilhelm De Kooning, Joan Mitchell e, tra i più contemporanei, l’artista inglese Cecily Brown. Nella sua riflessione sulla pratica pittorica Reboul, ripercorrendo la grande importanza che ha avuto la figuratività nell’arte, approda alla conclusione che, specialmente dopo l’avvento della fotografia, ci fosse l’esigenza di interpretare la realtà, vedere oltre alla sua superficie, cosa che il mezzo fotografico riusciva ormai a realizzare alla perfezione. I paesaggi che si vanno dipingendo, così come i “paesaggi” dipinti da Reboul, sono quelli interiori, dell’anima, creando una rivoluzione del fare pittura di cui Francois è un fedele e attento discepolo.

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