Incontro letterario alla Fondazione Sanguanini con Mauro Acquaroni e il suo romanzo provocatorio sulla ricerca della perfezione nell’uomo

Mauro Acquaroni presenta “Lomparfe – ovvero l’Uomo Perfetto”:
fino a dove può spingersi l’uomo nella ricerca della perfezione?

Locandina per la presentazione del romanzo 'Lomparfe' di Mauro Acquaroni, evento programmato per il 13 novembre 2026 presso la Biblioteca Fondazione Sanguanini a Rivarolo Mantovano. Include un QR code per maggiori informazioni e il dialogo con l'editore Dario Bellini.

Che cosa accade quando l’idea di perfezione smette di essere un’astrazione filosofica e diventa un progetto? E che cosa rimane dell’uomo quando il corpo, la scienza e persino la vita stessa sembrano poter avere un prezzo?

Sarà “Lomparfe – ovvero l’Uomo Perfetto”, il nuovo romanzo di Mauro Acquaroni pubblicato da Gilgamesh Edizioni, il protagonista del secondo appuntamento del calendario 2026–2027 degli incontri letterari organizzati presso la Biblioteca della Fondazione Sanguanini di Rivarolo Mantovano.

L’incontro si terrà venerdì 13 novembre 2026, alle ore 21.00, nella sede della Biblioteca della Fondazione Sanguanini, in via Gonzaga 39/B a Rivarolo Mantovano (MN).

A dialogare con l’autore sarà Dario Bellini, editore di Gilgamesh Edizioni.

Copertina del romanzo 'Lomparfe' di Mauro Acquaroni, raffigurante una statua in marmo che rappresenta un uomo con un'espressione pensierosa.

Dopo l’incontro inaugurale del 16 ottobre, dedicato alla poesia e alle voci di Stefano Prandini, Glauco Ghidini e Pietro Gualazzi, il nuovo appuntamento cambia radicalmente registro e conduce il pubblico dentro un romanzo difficilmente riconducibile a un solo genere: satira, apologo filosofico, confessione giudiziaria, racconto grottesco e discesa progressiva in un territorio nel quale scienza, denaro ed etica cominciano pericolosamente a sovrapporsi.

Al centro di Lomparfe c’è il dottor Hugo Barthelet, medico e chirurgo, chiamato a ricostruire davanti a un giudice la concatenazione apparentemente casuale di eventi che lo ha portato a conoscere Dieudonné Lemieux, ricchissimo erede di una dinastia finanziaria, intelligente, eccentrico e animato da una crescente ossessione per la perfezione.

Barthelet racconta la propria storia direttamente a un “Vostro Onore”, ammettendo fin dall’inizio che nulla di ciò che è accaduto può essere compreso isolando un singolo gesto dalle circostanze che lo hanno preceduto. La sua deposizione diventa così anche una riflessione sulla responsabilità: quanto siamo davvero padroni delle nostre scelte e quanto, invece, preferiamo attribuire alle coincidenze, all’ambiente o agli altri ciò che abbiamo deliberatamente lasciato accadere?

L’incontro fra Hugo e Dieudonné avviene in un ambiente già di per sé emblematico: quello del chess boxing, disciplina che alterna scacchi e pugilato, pensiero e forza fisica, strategia e violenza. Un ossimoro sportivo che finisce per anticipare uno dei grandi temi del libro: l’illusione che l’essere umano possa essere scomposto nelle sue qualità migliori e poi ricostruito eliminandone difetti, fragilità e imperfezioni.

È proprio da questa frequentazione che nasce il gioco.

Dieudonné propone all’amico di immaginare l’Homme Parfait, l’Uomo Perfetto: non una vaga figura ideale, ma un essere da progettare selezionando, nel mondo reale, le parti migliori possibili. I piedi perfetti. Le gambe perfette. Gli organi migliori. I sensi più efficienti. Il corpo più completo.

Parigi diventa il terreno di questa singolare ricerca perché, secondo Dieudonné, “tutto il mondo è qui a Parigi”: una città nella quale ogni eccellenza, ogni diversità e ogni storia umana possono essere incontrate senza dover andare altrove. Quello che inizialmente appare a Hugo come il capriccio intellettuale di un milionario annoiato comincia però, lentamente, a mutare natura.

La struttura stessa del romanzo accompagna il lettore in questa progressione. Il progetto procede anatomicamente: dai piedi alle gambe, dagli organi interni ai sensi, dagli arti al volto, fino a costruire una sorta di catalogo umano nel quale ciascun “pezzo” appartiene a una persona e ciascuna persona porta con sé una storia.

Ed è qui che la provocazione di Acquaroni acquista la sua forza.

Gli uomini e le donne incontrati dai protagonisti non sono semplicemente depositari di qualche eccezionale qualità fisica. Sono spesso persone fragili, sconfitte, marginali, impoverite, malate o comunque poste nella condizione di poter essere osservate anche attraverso la lente del bisogno. Il corpo umano comincia allora a essere trattato come qualcosa che si può valutare, scegliere, contrattare.

La domanda diventa inevitabile: se qualcuno è disposto a vendere qualcosa di sé e qualcun altro possiede abbastanza denaro per comprarlo, il semplice accordo fra le parti rende moralmente accettabile qualsiasi transazione?

È precisamente su questo confine che Lomparfe costruisce la propria inquietudine.

Non a caso il romanzo si apre con un surreale dibattito televisivo nel quale un notaio, un sociologo, una filosofa, un sacerdote, un influencer e rappresentanti politici discutono proprio della liceità di ciò che il libro racconta. Da una parte l’idea secondo cui tutto ciò che non è vietato sarebbe consentito; dall’altra l’esistenza di principi morali che precedono la norma scritta. In mezzo, il mercato, la libertà individuale, la religione, la politica, l’etica e la responsabilità della scienza.

Acquaroni costruisce così un romanzo che utilizza spesso l’ironia e il paradosso per affrontare interrogativi tutt’altro che leggeri.

Che cos’è, realmente, la perfezione?

È possibile definire un essere umano come la somma delle prestazioni migliori?

Un corpo perfetto coincide con un uomo perfetto?

Esiste un limite che scienza, tecnica e disponibilità economica non dovrebbero oltrepassare nemmeno quando quel limite non è espressamente fissato dalla legge?

E soprattutto: quando tutto può essere acquistato, esiste ancora qualcosa che non dovrebbe essere in vendita?

Sono domande che attraversano il romanzo senza trasformarlo in un trattato. Acquaroni sceglie invece una narrazione rapida, provocatoria, spesso sarcastica, costruita attraverso incontri, dialoghi, situazioni paradossali e continui slittamenti fra comicità e inquietudine.

Il lettore viene così condotto nella stessa posizione di Hugo Barthelet: all’inizio osserva il progetto quasi divertito, incuriosito dalla stravaganza di Dieudonné; poi, quasi senza accorgersene, comincia a domandarsi quando esattamente il gioco abbia smesso di essere un gioco.

Ed è forse proprio qui che si trova uno degli aspetti più attuali di Lomparfe.

La società contemporanea sembra chiedere continuamente all’individuo di diventare una versione migliore di sé: più efficiente, più sano, più bello, più produttivo, più performante, più longevo. La tecnologia promette di correggere i limiti; il mercato offre strumenti per trasformare il corpo; la medicina amplia continuamente ciò che è possibile fare.

Ma la possibilità tecnica coincide necessariamente con la liceità morale?

Il romanzo di Acquaroni prende questa aspirazione e la conduce alle sue conseguenze più estreme, fino a mostrare il lato oscuro di un’idea apparentemente innocente: migliorare l’uomo.

Non è casuale neppure il dialogo sotterraneo con il mito di Frankenstein e con la figura di Prometeo, richiamati all’interno dello stesso romanzo. Il sogno dell’uomo che vuole diventare creatore attraversa da secoli la cultura occidentale; Lomparfe lo trasporta nel presente, in una società nella quale non sono più soltanto la scienza e la conoscenza a offrire potere, ma anche il denaro e la possibilità di trasformare qualsiasi cosa — perfino il corpo — in merce.

Ne nasce un libro volutamente scomodo, capace di far sorridere e, poche pagine dopo, di trasformare quello stesso sorriso in disagio.

L’autore

Uomo sorridente seduto a un tavolo, indossando una camicia chiara e una cravatta a pois, in un ambiente di ufficio con libri sullo sfondo.

Mauro Acquaroni nasce a Sabbioneta (MN) nel 1961. È notaio e non si accontenta di vivere le proprie passioni, ne scrive. Scrive di Roma e Parigi in un divertissement letterario con “Gioco, partita, incontro”. Scrive di compagni di classe, di radio private, di paradossi e finte verità in “Fosse vero. Scrive di un giovin” Notaio parigino alle prese con Eric, testimonianza di cent’anni di storia e di sensi di colpa, cullati sulle acque della Senna e sulle note di un adagio di Albinoni, in “Luc”. Scrive di un adolescente sbocciato sul ring, per una sola stagione, imploso in sé e rapito da un disco dei Pink Floyd in “Come un jab”.

Con Gilgamesh Edizioni pubblica “Piccioni – Romanzo senz’acca”, “De La Tour – Il peccato del tennista”, “L’Utile – à la recherche de”, “Ho visto – J’ai vu”, “Morte presunta di un notaio”, “2040” e “Lomparfe”.

L’incontro rientra nel calendario 2026–2027 degli appuntamenti letterari della Fondazione Sanguanini, realizzati in collaborazione con Gilgamesh Edizioni.

L’ingresso è libero.

L’appuntamento

Venerdì 13 novembre 2026 – ore 21.00

Biblioteca Fondazione Sanguanini

Via Gonzaga 39/B

Rivarolo Mantovano (MN)

Presentazione del romanzo

LOMPARFE

ovvero L’Uomo Perfetto

di Mauro Acquaroni

Con l’autore dialoga

Dario Bellini

editore di Gilgamesh Edizioni

INGRESSO LIBERO

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