VARESE – Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS presenta a Villa e Collezione Panza, a Varese, dal 5 novembre 2026 al 7 marzo 2027, David Tremlett. Somebody did Something on the Wall.
Era il 1973 quando Giuseppe Panza di Biumo decise di acquistare alcune opere dell’artista britannico David Tremlett (Saint Austell, 1945), che così entrò a fa parte della Collezione Panza: a distanza di oltre cinquant’anni il suo lavoro torna a Villa Panza, con due interventi site-specific, nella caffetteria e nel negozio, affiancati da una mostra che riunisce ventidue opere dell’artista e una selezione di materiale documentario inedito.
Due nuove opere entrano così nella collezione permanente di Villa Panza, riaffermandone la vocazione come luogo di sperimentazione e produzione artistica; un ruolo che il FAI, che possiede e gestisce la Villa donata nel 1996 da Giuseppe Panza di Biumo, porta avanti da trent’anni come parte fondante dell’eredità del collezionista, nel solco della tradizione del suo modo di collezionare; negli ultimi dieci anni, infatti, a seguito di mostre organizzate dal FAI Villa Panza si è arricchita di dieci nuove opere di grandi artisti contemporanei, da Bob Wilson a Meg Webster, da Robert Irwin a Toni Cragg, e da ultimo, David Tremlett.
Nato da un’idea di Nicoletta Pallini e a cura di Marta Spanevello, questo progetto affonda le radici nel rapporto tra David Tremlett e Giuseppe Panza di Biumo, che si avvicinò al lavoro dell’artista nei primi anni Settanta, nell’ambito del proprio interesse per le ricerche concettuali.
A colpire il collezionista era soprattutto il modo in cui Tremlett interpretava il paesaggio, traducendo l’esperienza della natura in forme astratte, capaci di evocarla attraverso pochi segni. Dal canto suo, l’artista rimase impressionato allora dalla linea rigorosa della ricerca del collezionista, dal suo modo di pensare concentrato, positivo, e rivolto al futuro.
Oggi Tremlett ritrova qui il suo passato, le origini del suo percorso, che la mostra approfondisce per raccontare le connessioni tra l’artista e questo luogo, e spiegare l’evoluzione della sua ricerca, ben rappresentata dalle due opere site-specific che ha pensato e realizzato per Villa Panza.
“A mio parere, il modo di pensare di Giuseppe Panza di Biumo appartiene al futuro, nel senso che è positivo, concentrato e focalizzato. È l’opposto di gran parte di ciò che sembra accadere oggi, che appare piuttosto privo di una direzione precisa. Questo luogo poggia su basi solide. È un posto in cui si può davvero pensare e stare in silenzio. Quindi tornare qui è sempre un privilegio” David Tremlett.
“Festeggiamo quest’anno trent’anni dalla donazione di Villa Panza al FAI. Abbiamo ereditato da Giuseppe Panza di Biumo non solo le splendide mura, il parco e la collezione d’arte unica al mondo, ma anche uno spirito: la missione a rinnovare e migliorare costantemente questo luogo grazie alla collaborazione con grandi artisti, come David Tremlett, che vi lasciano un segno che sarà qui per sempre e per tutti, e la vocazione ad offrire non una visita, ma un’esperienza coinvolgente e critica, capace di educare a una partecipazione attiva alla cultura, alla sua tutela come al suo godimento” Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI.
Gli interventi site-specific e la mostra sono stati inaugurati oggi a Villa e Collezione Panza alla presenza di David Tremlett; Daniela Bruno, Direttrice Culturale FAI; Enzo Rosario Laforgia, Assessore alla Cultura del Comune di Varese; Marta Spanevello, curatrice di Villa e Collezione Panza; Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia.
La prima opera, Graphite and Grease Corner (2026), realizzata nel rinnovato spazio della caffetteria, è stata ripescata dal suo archivio per questa occasione, da un piccolo disegno del 1970, profondamente legato agli inizi del suo lavoro, ancora precedente l’incontro con Giuseppe Panza di Biumo. È un’opera scultorea, come del resto tutti i lavori di Tremlett, che infatti dice di sé: “ero uno scultore…non mi si potrebbe mai considerare un pittore”. In grafite e grasso – “allora lavoravo part-time come meccanico” – nei toni del grigio e del nero, la composizione si estende in verticale in un angolo dell’ambiente settecentesco, coinvolgendo le superfici contigue in un disegno unitario che acquisisce una dimensione architettonica.
La seconda opera, invece, è uno dei suoi celebri wall-drawing, che occupa l’intero soffitto di 50 mq e le pareti del negozio, all’ingresso della villa e del percorso di visita: una composizione geometrica che combina la grafite al colore.
«L’opera è un ritorno alla grafite a cui sono accostate due tonalità di giallo. È meno drammatica di altri miei recenti lavori…è una sintesi tra le origini della mia ricerca e l’uso del colore che caratterizza oggi le mie ultime sperimentazioni. Il soffitto diventa forte, ma in assoluto dialogo con l’architettura della stanza.» dichiara Tremlett. Il lavoro si intitola Flip Over (2026) perché dialoga anche con la funzione di questo spazio, un negozio-bookshop: i quadrati in grafite evocano, nella visione dell’artista, le pagine di un libro, mentre il titolo gioca sul significato dell’espressione inglese flip over, «voltare» o «capovolgere»: il gesto di voltare la pagina di un libro diventa così un invito a ribaltare il consueto punto di vista, alzando lo sguardo verso il soffitto.
Accanto ai due interventi site-specific si sviluppa il progetto espositivo, che propone un affondo nella ricerca artistica di David Tremlett. L’esposizione, allestita nell’ala dei Rustici, negli spazi delle Scuderie e delle Rimesse, ripercorre le tappe principali della sua ricerca artistica, dalle sperimentazioni concettuali degli anni Settanta agli sviluppi più recenti.
Il progetto espositivo prende avvio da lavori composti da piccole schede ricoperte di polvere di grafite realizzate dall’artista durante il lungo viaggio zaino in spalla dall’Europa all’Australia occidentale, compiuto tra il 1971 e il 1974 per comporre, a partire da un materiale piccolo e leggero, trasportabile e a basso costo, le prime grandi opere su parete, che poi avrebbero caratterizzato il suo lavoro. Linee e curve minimali composte da schede di grafite sfumata a mano – “lavoro con i pigmenti da molti anni e li applico sempre a mano” -, associate a titoli che evocano i centri abitati attraversati, traducono l’esperienza diretta dei luoghi in segni e composizioni astratte, come in Anonymous Locations (1970) o Yalgoo (1974).
In mostra anche un’opera acquistata da Giuseppe Panza di Biumo nel 1975, Cue (1974) – in prestito dalla Panza Collection, Mendrisio -, che così descrisse nelle sue memorie: “L’artista traccia delle linee ondulate che rappresentano il profilo di montagne e colline della Scozia…fa uscire dall’immagine una forma semplicissima che rappresenta in modo adeguato la bellezza della natura… di cui Sto arrivando! cogliere le caratteristiche migliori…la forza evocativa di quelle semplici linee è completa, la forza delle idee che crea la realtà, la forma esatta ma astratta ha questo potere.»
Il percorso prosegue con le opere degli anni Ottanta e Novanta, nelle quali la sperimentazione sulla carta si sviluppa parallelamente ai grandi interventi architettonici. In Untitled Arches (G) (1989), FRONT (1990) e Somebody did Something on the Wall (1991), il pastello e la grafite, affiancati nell’ultima opera dal nastro adesivo, danno vita a nuove articolazioni formali e cromatiche.
È proprio Somebody did Something on the Wall a dare il titolo a questo progetto per Villa Panza. L’opera rappresenta l’uso della scrittura quale parte di un altro modo di lavorare di Tremlett, ma, vagamente ironica, allude a un’azione indefinita compiuta su una parete, di cui è ignoto l’autore, ma anche il senso: “Parlo spesso del concetto di senso anche in altre mie opere, del non senso, del perché…É tutto un insieme di poesia, forse, di ritmo e di domande. E’ così, alla fine, che nascono queste opere”.
A completamento dell’esperienza di visita, otto brani inediti, riprodotti lungo il percorso che collega le sale espositive, testimonianza del legame di Tremlett con la musica, accompagneranno i visitatori con rumori, suoni e frammenti di voci; raccolti sotto il titolo Loop Tape Compositions e registrati dall’artista tra il 1969 e il 1971, restituiscono le sperimentazioni sonore dei suoi esordi.
David Tremlett, una delle voci più autorevoli dell’arte britannica contemporanea, da oltre cinquant’anni si affida al disegno per dare forma allo spazio e orientare lo sguardo di chi lo attraversa, sviluppando un linguaggio che si esprime tra scultura, pittura, fotografia, suono e installazione. Nato a St. Austell, in Cornovaglia, nel 1945, frequenta il Falmouth College of Art e successivamente studia scultura alla Birmingham School of Art e al Royal College of Art di Londra, dove si diploma nel 1969, orientando le proprie esplorazioni nel solco dell’arte concettuale. Nello stesso anno realizza uno dei suoi primi wall drawings, dando avvio a una pratica che definirà il suo intero corpo di lavoro. Dagli anni Settanta intraprende lunghi viaggi in Nord America, Australia, Medio Oriente e Africa, dove luoghi e incontri alimentano un repertorio di segni, immagini e annotazioni; è a questa stagione che risalgono, infatti, le prime opere su carta in polvere di grafite, nelle quali l’esperienza del paesaggio si traduce in un lessico essenziale di forme lineari e curvilinee. A partire dagli anni Ottanta, questo repertorio di forme trova una nuova dimensione nel colore e il pastello diventa il suo principale mezzo espressivo. Applicato direttamente con le mani, dalla carta si estende a pareti, soffitti e facciate, dove dà vita a composizioni astratte che dialogano con le proporzioni degli ambienti e la disposizione degli elementi architettonici, ridefinendo l’articolazione dello spazio. Nel 1992 è selezionato per il Turner Prize, a conferma del rilievo internazionale della sua ricerca. Tra i numerosi interventi site-specific in contesti pubblici e privati figurano la Cappella del Barolo a La Morra, realizzata con Sol LeWitt (1999), Drawing for Free Thinking alla Tate Britain di Londra (2011), gli interventi a Palazzo Butera a Palermo (2019–2021) e The Organ Pipes a Reggio Emilia (2024).
La mostra si svolge con il Patrocinio di Regione Lombardia. Il FAI ringrazia il Comune di Varese per la collaborazione. Grazie a Bancomat, sponsor di Villa e Collezione Panza, per aver scelto di sostenere il FAI per il secondo anno consecutivo, contribuendo alla cura, alla manutenzione del Bene.
Villa e Collezione Panza è un museo riconosciuto dalla Regione Lombardia.
DAVID TREMLETT.
SOMEBODY DID SOMETHING ON THE WALL
a cura di Marta Spanevello
5 novembre 2026 – 7 marzo 2027
Villa e Collezione Panza – Piazza Litta 1, Varese, Italia
Orari di apertura fino al 10 gennaio 2027: da martedì a domenica – dalle 10:00 alle
18:00 (ultimo ingresso/chiusura biglietteria alle 17:15).
Dal 12 gennaio al 21 marzo 2027: da mercoledì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00 (ultimo
ingresso/chiusura biglietteria alle 17:15)
Biglietti:
Intero: € 15,00; Iscritti FAI: € 5,00; Studenti (fino a 25 anni):€ 10,00; Ridotto (6-18 anni): €
10,00; Famiglia (2 adulti + 2 bambini): € 40,00; Bambini (fino a 5 anni) e persona con
disabilità: ingresso gratuito
Soci INTO – The International Trusts Organisation, Soci Cercle des Mécènes e Soci
Bienfaiteurs della Société des Amis du Louvre: € 5; per l’elenco completo delle
organizzazioni partner, visitare il sito www.into.org/places/.
Prenotazioni: www.villapanza.it
Per ulteriori informazioni: Tel: +39 0332 283960 – Email: faibiumo@fondoambiente.it










