MANTOVA – GALLERIA ARIANNA SARTORI: “AUTORITRATTI FORMATO TESSERA” di MARCELLO DIOTALLEVI

Marcello (400).jpgDall’11 al 23 giugno 2016

Inaugurazione alla presenza dell’artista

Sabato 11 giugno – ore 18.00

La Galleria Arianna Sartori di Mantova (Via Cappello 17) presenta “AUTORITRATTI FORMATO TESSERA” nuova personale dell’artista MARCELLO DIOTALLEVI che sarà presente all’inaugurazione Sabato 11 giugno alle ore 18.00. Diotallevi, artista di fama internazionale, ritorna per la terza volta ad esporre per il pubblico mantovano: nel 2008 aveva presentato la personale “Lettera di Citera” e nel 2010 “Arabe Fenici e Fiabe al Vento”.

 

Marcello e Arianna (2010)

L’artista Marcello Diotallevi e la curatrice Arianna Sartori nel 2010

Qui il significato, al di là dell’intrigante congegno linguistico-iconico – spiega Stelio Rescio – è da ricercare nell’idea-progetto di una “ripetizione differente” in cui la ricorrenza seriale della stessa immagine è ottenuta, ogni volta, mediante una diversa tecnica esecutiva. Parrebbe una manifestazione di frigidità concettuale, non fosse per il fatto che attraverso un dispositivo in apparenza asettico affiorano, a guardar bene, insorgenze dell’io.

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Dove è presente (questo, ci sembra, è il tratto unificante del suo intero percorso di lavoro, compresa l’attuale serie degli “Autoritratti formato tessera”) un inquieto interrogarsi sulla creatività artistica come prodotto e attributo dell’individuo. Anche in questa esperienza, nella quale l’interrogazione è spinta più a fondo, si ha uno svolgimento nel tempo lungo, col predisporre le cose per successivi interventi. In questo caso però compiuti in prima persona. Non è una svolta da poco. Diotallevi si esercita in un gioco combinatorio il cui oggetto è la propria immagine; o meglio, la sua “riproduzione meccanica”, servendosi nel modo più usuale del “fai da te” fotografico cui sono adibite le apposite “cabine” che contribuiscono ad imbruttire il nostro paesaggio urbano. Autolesionismo a parte (“fa a pezzi” il proprio volto a colpi di forbici: sulla carta, è vero, tuttavia la metafora è bruciante) c’è il declassamento di questo “luogo” pittorico di illustre ascendenza che è l’autoritratto, a prodotto “senza qualità” (che tuttavia, rispetto alle precedenti esperienze, segna una più marcata evidenza; ha spessore, intensità espressiva: e non tutto è dovuto al “realismo” dell’immagine). Su di essa Diotallevi interviene con un procedimento di scomposizione-ricomposizione. Rimescolando però le carte, per cui a reintegrarsi tra loro, per ricostruire l’insieme, non son i “tasselli” giusti. Ne risulta un mosaico scombinato, dove i diversi spezzoni di tratti somatici, capi di vestiario, “ornamenti”, sono arbitrariamente accostati in modo da offrire quattro “apparenze” diverse dello stesso individuo. O meglio, un “io iperdiviso” in visione simultanea. L’identità è, insieme, offerta e negata, col deviare l’attenzione sul suo gioco funambolico (che pure è intriso di materia esistenziale). L’autore esibisce una carta d’identità falsa. Non tanto però da evitare che tra le pieghe di questa sua manipolazione sia dato intravedere una qualche scomoda verità. Ad esempio, che questo apparentemente sconnesso declinare il tema dell’identità (che poi è un giocare mettendosi in gioco) rimandi alla condizione, che stiamo vivendo un po’ tutti, di obsolescenza dell’io”.

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Indicazioni per una corretta lettura dei miei autoritratti:

  • Non è una operazione fotografica.
  • è, semmai, un caso di transustanziazione fotografica.
  • è un viaggio alla ricerca di me stesso (nell’io iperdiviso).
  • è un trasformismo esibizionistico a scopo autopromozionale.
  • è come gli altri mi vedo-no.
  • è la difesa della propria identità attraverso il camuffamento.
  • è un alfabeto somatico.
  • è il prodotto di un esperimento di bio-ingegneria. (32 gemelli clonali).
  • è un tiro mancino fatto a Lombroso.
  • è l’anagrafe di una nuova e sconosciuta religione politeista.
  • è un tentativo di immortalità.
  • è la banda del buco (i soliti ignoti).
  • Pur non avendone le prove, sono quasi certo che è qualcosa.
  • è un gioco?!
  • “… è tutto da rifare!” (Gino Bartali).
  • Sono.

M.D.

Marcello Diotallevi è nato. Si pre-occupa di arte da oltre quarant’anni. Non ha mai tentato di riprodursi per accattivarsi la benevolenza degli dèi. Ora, egli danza. Abita a Fano ma non ci vive. Morirà in questo secolo.

Marcello Diotallevi è nato il 24 aprile del 1942 a Fano. Ha vissuto a Roma dal 1946 al 1974 dove, per un decennio, ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore – nei primi anni Settanta -, quindi per un po’ si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Sul finire degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva. In oltre quarant’anni di costante attività ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Ha allestito mostre personali nelle maggiori città italiane e all’estero, partecipando nel contempo a esposizioni collettive in tutto il mondo. Fa parte del gruppo di intervento artistico “I metanetworker in spirit”. Si occupa in prevalenza di Poesia Visiva, Mail Art, installazioni e libri d’artista. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur, 1983). Nel 2007 è invitato al 52° Biennale di Venezia, Eventi Collaterali, “Camera 312 – promemoria per Pierre”. Figura nella Storia dell’arte italiana del ‘900, Generazione anni Quaranta di Giorgio di Genova, edizioni Bora, Bologna 2007. Dal 1974 abita a Fano.

Galleria Arianna Sartori Arte & Object Design 

Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA – Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

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