SUZZARA – GIORNATA DELLA MEMORIA A PIAZZALUNGA CULTURA

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PER NON DIMENTICARE.  Piazzalunga Cultura con il patrocinio del Comune di Suzzara, venerdì 20 e sabato 21 gennaio  propone una serie di iniziative e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa e affinché si faccia il possibile che simili eventi non debbano mai più accadere.
Venerdì 20 gennaio  Ore 18.00
Lettura scenica “I me ciamava per nome: 44.787”- Risiera di San Sabba. Alto Patronato del Presidente della Repubblica | Segnalazione Speciale e Premio Produzione 43° Premio Riccione per Il Teatro di e con Renato Sarti regista Teatro della Cooperativa, Torino

Pochi sanno cosa sia stata, in tutto il suo orrore, la Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager nazista in Italia munito di forno crematorio (da tremila a cinquemila le vittime). Una storia, ricca di documentazione,  che non merita l’oblio, perché, come affermò un sopravvissuto:  «Credo che ogni persona dovrebbe sapere e non dimenticare».

Venerdì 20 gennaio Ore 19.30
Inaugurazione mostra Cartoline dall’Olocausto italiano. Foto a cura di Foto 16 Club
Lo scatto fotografico come racconto visivo che trova il suo spazio nella Risiera di San Sabba di Trieste, ex lager nazista, dove i segni della memoria sono colti con cura, passione e drammaticità attraverso la fotografia.

Sabato 21 gennaio  Aula Magna “Istituto Superiore Manzoni”  Ore 9.30
Presentazione del libro Pop Shoah? Immaginari dal genocidio ebraico il Nuovo Melangolo, 2015. Relatore – Claudio Vercelli, curatore del libro e ricercatore di Storia contemporanea Istituto studi storici “Salvemini”, Torino.
Il discorso pubblico sulla Shoah si confronta sempre più frequentemente con una cultura pop che metabolizza ogni contenuto, riproducendolo all’infinito ma anche svuotandolo di significato.
Una riflessione sugli immaginari e sul loro “buon uso” diventa quindi imprescindibile per cogliere il significato da affidare alle nuove generazioni in relazione alla cognizione di una catastrofe che ha segnato la storia umana e dei suoi riflessi sulla formazione di una coscienza civile. Se tutto può essere Auschwitz, infatti, il rischio è che Auschwitz si riduca a nulla.

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