LA STORIA DI COLDIRETTI e IL SOGNO di PAOLO BONOMI nel libro di NUNZIO PRIMAVERA

Nunzio Primavera.jpgDalla nascita di Coldiretti alla Riforma Agraria degli anni Sessanta. Ripercorre questo periodo in maniera approfondita, appassionata, minuziosa il giornalista Nunzio Primavera, nel suo saggio “La gente dei campi e il sogno di Bonomi. La Coldiretti dalla fondazione alla riforma agraria” (360 pagine 360, 18.00 €, Laurana Editore, Milano) è arrivato in libreria e negli store on-line.

Era il mese di ottobre del 1944 quando Paolo Bonomi, partigiano cattolico novarese, decise di fondare Coldiretti. L’Europa era ancora devastata dagli ultimi, terribili mesi della seconda guerra mondiale. È una fase molto complessa per l’Italia, dove si cerca con grande fatica di riorganizzare la parte del Paese già liberata, ma ancora fortemente scossa e azzerata dal punto di vista economico, sociale, produttivo, sindacale.

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Bonomi fin da subito compie scelte scomode e spesso dirompenti. Innanzitutto, ricorda Nunzio Primavera (nella foto allegata), con la mancata adesione al momento della fondazione di Coldiretti al “Patto di Roma” del giugno 1944, che sostituisce il sistema corporativo fascista e che avrebbe dovuto riorganizzare il sistema di rappresentanza sindacale sotto la visione egemonica delle sinistre. Ebbene, Coldiretti decide di non sottoscrivere l’accordo, rompendo così l’unità sindacali disegnata da Bruno Buozzi, Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio.

Bonomi trova però l’appoggio incondizionato di Alcide De Gasperi e, in Vaticano, di alcune figure quali monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI) e monsignor Pietro Pavan. L’azione rivoluzionaria di Coldiretti è quella di riconoscere per la prima volta a milioni di famiglie contadine lo status di categoria lavoratrice ed economica, fino ad allora praticamente assenti dalla vita sociale dell’Italia.

Osteggiata da comunisti e latifondisti e, inizialmente, anche da una parte del mondo cattolico, la riforma agraria riassegna le terre ai contadini creando, come ricorda Carlo Petrini nella prefazione, la più grande redistribuzione di ricchezza mai realizzata in Italia.

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