L’ONOREVOLE BARONI dice STOP alle denominazioni ambigue per i succedanei della carne: il governo vieti le etichette di “salame” di tofu o “fiorentine” di seitan

ROMA – “Quand’anche le strategie EU e gli obiettivi generali del Green New Deal utilmente invitino a incrementare l’assunzione di proteine di origine vegetale riducendo il consumo di cibi di origine animale, vanno bandite le denominazioni ambigue che inducono i consumatori ad acquistare prodotti altri rispetto al contenuto, e danneggiano pesantemente il settore zootecnico“.

Nell’ambito della manovra appena approvata alla Camera, un emendamento a firma dell’on. Anna Lisa Baroni apre dunque alla possibilità di disciplinare per legge l’uso delle etichette che rimandino ambiguamente ai prodotti a base di carne.

Il mercato propone infatti un numero sempre crescente di derivati da cereali e/o vegetali che – presentandosi come “spezzatino” di quinoa, “fiorentina” di seitan, “polpette” green, “mortadella” vegetale, “salame” di tofu e così via – inducono l’acquirente a ritenerli perfetti sostituti degli alimenti a base di carne.

E’ invece dimostrato che non solo gli apporti nutrizionali sono significativamente differenti ma anche che questi prodotti, pur di dichiarata ed esclusiva origine vegetale, contengono un gran numero di ingredienti e additivi funzionali a richiamare la consistenza, la forma, il colore e il sapore della carne, ma del tutto privi dei corrispondenti valori proteici.

“Da lungo tempo la filiera zootecnica è gravemente penalizzata, oltre che dalla crisi e dalla pandemia, da dinamiche di mercato e dispute tra Stati che colpiscono sia l’allevamento dei suini sia le fasi di macellazione, trasformazione e produzione di salumi” sottolinea Baroni, parlamentare e membro della commissione agricoltura per Forza Italia.

“Rifinanziando il Fondo nazionale per la suinicoltura (10 milioni di euro per l’anno 2021)” conclude la deputata azzurra “il parlamento da’ un segnale forte di sostegno alla filiera: il governo faccia dunque la sua parte e favorisca concretamente un consumo corretto e consapevole, scoraggiando le cattive pratiche e la concorrenza sleale”.

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