GIORNATE INTERNAZIONALI DI STUDIO SUL PAESAGGIO: ABBANDONI, IL PAESAGGIO E LA PIENEZZA DEL VUOTO

venerdì 18, giovedì 24 e venerdì 25 febbraio 2022
online sulla piattaforma Zoom

Spreepark, Berlino (foto di Luigi Latini)

Il tema dell’abbandono dei luoghi di lavoro e degli spazi di vita – dal mondo rurale alla montagna, dagli spazi minimi dell’abitare ai grandi complessi industriali – è da tempo al centro di ogni discussione sul futuro del nostro mondo e all’origine di una vitalità progettuale che, anche nel campo del paesaggio, sta generando nuovi metodi di lavoro e mentalità operative.

Lo sguardo sulle forme attuali di abbandono necessita un continuo approfondimento e una maggiore vicinanza ai luoghi fisici che la cultura del paesaggio e del giardino può affinare con una particolare attitudine progettuale e con specifici strumenti operativi, guardando a questa condizione come un valore in sé, immaginando ogni azione messa in campo non come misura riparatoria, ma come necessario esercizio di coesistenza con un processo di cambiamento in atto.

I luoghi dell’abbandono non sono dunque, soltanto, teatro della memoria o spazio in attesa di momenti di sostituzione, e le giornate di studio intendono aprire una discussione su come la condizione di sospensione o di rifiuto di un luogo possa generare una “natura dell’abbandono” che lo sguardo paesaggistico, con la complicità di molti altri contributi, è capace di cogliere e “coltivare” in chiave fattiva e condivisa.

Veduta aerea dell’area dell’ex polveriera di Volpago del Montello (Treviso)

Nello spazio di tre sessioni, saranno messi a confronto e discussi contributi che si muovono, il primo giorno, in ambiti come quello dell’abbandono della montagna e delle foreste o della campagna coltivata, affrontati da punti di vista come quello geografico, antropologico o paesaggistico, agronomico e forestale. I temi dell’evoluzione del paesaggio urbano contemporaneo e del destino degli spazi dedicati al “loisir”, che hanno visto l’abbandono di gradi strutture dedicate al tempo libero, saranno al centro della seconda e terza sessione del convegno.

Le Giornate internazionali di studio sul paesaggio, promosse e organizzate annualmente dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche a partire dal 2004, si propongono come occasione di aggiornamento critico e di confronto di idee per chi lavora a vario titolo e con diverse responsabilità nel campo del paesaggio. Di volta in volta articolate in base a un tema il più possibile definito, le varie edizioni esprimono, in forma concatenata e organica, lineamenti e confini di ricerche ed esperienze che hanno il compito di indirizzare, e possibilmente anticipare, contenuti che assumono una centralità nel panorama degli interessi nel campo del paesaggio, un panorama che vediamo in costante cambiamento dal punto di vista dell’offerta formativa, della sensibilità culturale e sociale, del quadro normativo e istituzionale.

Questo appuntamento esprime dunque il senso dell’approfondimento e dell’esplorazione che da sempre caratterizza l’impegno della Fondazione all’insegna di un tratto distintivo dato dall’attenzione al necessario attraversamento di campi di conoscenza diversi, dalla cultura del giardino agli studi storici e geografici, dalle questioni ambientali ed ecologiche a quelle di natura estetica e filosofica, ricavando da questo travaso sguardi innovativi e aperture sulla strumentazione oggi necessaria nella pratica del progetto orientato al paesaggio. Tutto questo con una mentalità che si distacca dalle regole di mondi ancorati al confine di singoli ambiti disciplinari e che, nel lessico maturato negli anni recenti, parla del proprio interesse per il paesaggio in termini di “studio e cura dei luoghi”.

Spreepark, Berlino (foto di Luigi Latini)

Le giornate di studio sul paesaggio sono progettate dal Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche, con il coordinamento di Luigi Latini e Simonetta Zanon

Comitato scientifico:
Luigi Latini, architetto, Università Iuav di Venezia (presidente); Giuseppe Barbera, agronomo, Università degli Studi, Palermo; Hervé Brunon, storico del giardino, CNRS, Centre André Chastel, Parigi; Thilo Folkerts, paesaggista, 100Landschaftsarchitektur, Berlino; Anna Lambertini, paesaggista, Università di Firenze; Monique Mosser, storica dell’arte, Scuola superiore di architettura, Versailles; Joan Nogué, geografo, Università di Girona, Osservatorio del Paesaggio della Catalogna; José Tito Rojo, botanico, Università di Granada.
Membri onorari: Carmen Añón, paesaggista, Università di Madrid; Domenico Luciani, architetto, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche dal 1987 al 2009.
Partecipano ai lavori del Comitato i responsabili dei diversi settori di attività della Fondazione,
Patrizia Boschiero, Francesca Ghersetti, Massimo Rossi, Simonetta Zanon.

Per il paesaggio

Il valore della ricerca e il rapporto con la città e il territorio di appartenenza: un convegno, un premio internazionale, due mostre presentazione del programma di attività per il 2022

(di Luigi Latini)

A partire dal 1987 la Fondazione Benetton Studi Ricerche sviluppa una missione culturale che coniuga la volontà di incidere nel proprio territorio di appartenenza con la determinazione di coltivare il senso della ricerca, nel quale appare evidente la natura internazionale del proprio lavoro. Questo doppio registro è all’origine dell’apertura alla città e alle realtà locali e dello sforzo di tener viva e mettere a disposizione una ricca eredità di relazioni e di prestigio internazionale maturata negli anni.

Vale la pena ricordare, ad esempio, come la Fondazione rappresenti nel panorama italiano un caso unico e lungimirante, che precede la Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta nel 2000.

Sul tema del paesaggio, tema centrale rispetto alla storia e alla missione culturale della Fondazione, si concentrano le principali iniziative pubbliche messe in campo per il 2022:

  • la prima è frutto di un lungo lavoro di ricerca maturato in seno alla Fondazione e sarà una mostra a Ca’ Scarpa (e un libro) sul tema della rappresentazione del mondo, e si aprirà all’insegna di un programma di più mostre sullo stesso tema, in collaborazione con la Fondazione Imago Mundi;
  • la seconda è un momento internazionale di confronto, le Giornate internazionali di studio sul paesaggio sul tema dell’“abbandono”, un tema non estraneo alle realtà locali che la Fondazione ha esplorato, per esempio con i suoi workshop (si pensi alla Polveriera del Montello)
Natur-Park Schöneberger Südgelände, Berlino, Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2022. Fotografie di Marco Zanin, Fabrica, per Fondazione Benetton Studi Ricerche, Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2022, ottobre 2021
  • a maggio il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino riprende la sua cadenza annuale e parlerà di un luogo che emerge dalla stagione del paesaggismo della Berlino post bellica, e ci offrirà una riflessione sul senso della “natura” nella città contemporanea, con richiami fertili dal punto di vista delle connessioni con il nostro territorio e i molti casi nei quali la dismissione di infrastrutture ha costituito un’opportunità di pensare al paesaggio in chiave progettuale;
Carlo Scarpa, Tomba Brion, foto di Masaaki Sekiya
  • il quarto evento, in autunno, una seconda mostra di respiro internazionale negli spazi di Ca’ Scarpa, che illustrerà lo straordinario lavoro del fotografo giapponese Masaaki Sekiya, la sua riflessione sulle opere di Carlo Scarpa e sui luoghi che hanno saputo interpretare magistralmente il paesaggio veneto.

Trentadue solo le edizioni del Premio, diciotto quelle delle Giornate internazionali di studio sul paesaggio; e ora l’avvio di una stagione di mostre che danno vita a luoghi significativi, tutti improntati a un lavoro di interpretazione critica di edifici storici per mano di Tobia Scarpa, già di per sé, dunque, espressione di una filosofia che pone il lavoro della Fondazione a cavallo tra la sensibilità per la storia e la ricerca contemporanea.

L’intreccio tra il lavoro culturale della Fondazione e l’articolazione dei luoghi nei quali esso si svolge ci appare, infatti, come una concatenazione di attività e edifici che disegna a Treviso una sorta di “topografia del sapere” o, se vogliamo, una “cittadella” della cultura unica nel panorama italiano. Una “cittadella” che intende diventare “città diffusa”, se pensiamo alla densità di luoghi rappresentata dal nucleo Bomben Caotorta, passando poi a Ca’ Scarpa, alle Gallerie delle Prigioni, alla Chiesa di San Teonisto e, infine, a Casa Cozzi, la sede meno urbana (nella campagna di Zero Branco a Treviso), ma in totale sintonia con lo spirito del nostro lavoro.

Questa visione presuppone un allargamento di campo che, a partire dalla collaborazione con la Fondazione Imago Mundi, si apre a una visione coordinata rispetto alle realtà culturali di Treviso e immette nello spazio fisico della città il prodotto del proprio lavoro di studio e di ricerca nel campo del paesaggio, ma anche in quello della storia del gioco e dei beni culturali (con i progetti dedicati ad esempio alla Treviso urbs picta e alla musica antica). Un lavoro di coordinamento e collaborazione che, a una scala più ampia, auspichiamo di approfondire anche rispetto al ricchissimo panorama di istituzioni e fondazioni venete che, proprio a partire da un terreno comune rappresentato dal paesaggio, possono trovare nella Fondazione un punto di riferimento e una vicinanza strategica.

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