Perché la memoria aiuti il futuro, non solo delle nuove generazioni, a non ripercorre sentieri impervi fatti di lacrime, dolore ed umiliazioni, le testimonianze contano e non sono certo retorica inutile.
Roverbella, a tal proposito, mercoledì 26 gennaio, nell’ambito delle iniziative ideate per dare maggiore valore umano, storico e sociale alla Giornata della Memoria, si è stretta intorno all’ex Imi (Internati militari Italiani), Silvio Gattazzo, classe 1923 nel giorno della consegna da parte del Prefetto di Mantova, dottor Michele Formiglio, della medaglia d’onore attribuitagli dal presidente della Repubblica.
Silvio Gattazzo è nato a Poiana Maggiore (VI) il 14 luglio 1923. È stato chiamato alle armi l’11 gennaio 1943 e la sua destinazione è divenuta il 4 Regimento Autieri, 50 Btg. Autoragruppamento di Trento. Cinque giorni dopo l’armistizio, è stato catturato dalla truppe tedesche a Trento e deportato in un campo di concentramento in Germania. È rientrato dalla prigionia nella sua Roverbella il 9 settembre 1945.
La cerimonia caratterizzata dall’emozione e l’orgoglio di tutti i presenti si è svolta nella sala consiliare del Comune di Roverbella alla presenza del sindaco, Mattia Cortesi, del Prefetto, del presidente della Provincia, Carlo Bottani e di rappresentati delle forze dell’ordine locale e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
In apertura il primo cittadino ha sottolineato con un intervento molto sentito e puntuale l’importanza di questo riconoscimento, un’onorificenza che da ancor più risalto alla necessità di non dimenticare e fa comprendere all’intera comunità roverbellese quanto sia fondamentale considerare i sacrifici patiti da cittadini come Silvio Gattazzo come testimonianza di un’esperienza da non rivivere.
“Il saluto che vi porto a nome della comunità che ho l’onore di guidare da sindaco, – afferma Mattia Cortesi – è il saluto più cordiale, di affetto istituzionale da parte di una terra, quella roverbellese, dove i suoi uomini e le sue donne da sempre si contraddistinguono per la forte dedizione al lavoro unendo, ad esso, valori e principi che sono il basamento della nostra società nazionale. Di tutto questo ne sono un esempio tangibile le nostre attività imprenditoriali, artigianali e commerciali che rappresentano una parte del fiore all’occhiello dell’imprenditoria mantovana e in generale di quella italiana”.
“Il nostro territorio, nel corso della storia, ha visto – prosegue il primo cittadino roverbellese – durante le campagne napoleoniche e soprattutto durante l’intero risorgimento italiano, la sua particolare vocazione geografica e oserei dire tuttora caratteristica attuale: quella di essere uno dei punti più importanti di transito e di passaggio del lombardo-veneto. La denominazione celtica del nome Roverbella significa proprio: incrocio di strade. Nel corso dell’ultimo secolo Roverbella ha avuto il piacere di dare i natali a nostri concittadini che si sono contraddistinti, nel mondo intero, nello sport, nell’arte e nella musica: ne sono un esempio le medaglio d’oro olimpiche Giacomo Gaioni e Umberto Ferrari, il pittore Enos Passerini, il musicista Alberto Franchetti e il grande tenore Ismaele Voltolini”.
“La nostra comunità, – ribadisce Mattia Cortesi – così come tante dell’Italia intera, ha avuto l’onore di dare i natali a tanti uomini che grazie al loro sacrificio, al loro coraggio e al loro amore verso la nostra Patria, hanno sacrificato loro stessi per il riscatto di uno Stato Italiano unito e soprattutto della libertà democratica dello stesso. E un pensiero, doveroso in questo momento, va a tutti quei roverbellesi caduti nei vari conflitti della storia, uno tra tutti la nostra medaglia d’oro al valor militare Tenente Colonnello del Regimento Lancieri di Novara Conte Massimiliano Custoza caduto sul fronte Russo nel corso dell’ultimo conflitto mondiale”.
“Oggi – fa notare il sindaco – è un giorno particolare ed importante per la nostra comunità, perché elevando i sensi del dovere, della responsabilità e della riconoscenza, rendiamo ricordo del nostro passato, diamo responsabilità al nostro presente ma soprattutto ci facciamo carico del dovere di memoria per il nostro futuro. La cerimonia che stiamo vivendo vuole essere un giorno di particolare ringraziamento verso coloro che ancora oggi ci testimoniano in modo tangibile e visibile cosa sia stato aver vissuto in prima persona un periodo bellico ma soprattutto viviamo l’importanza di aver detto No! Risulta ancora molto importante per le giovani generazioni, incontrare e nel contempo ascoltare reduci, combattenti, ex internati”.
“Dai loro occhi e dai loro ricordi – sottolinea Cortesi – possiamo cogliere come fatti ed avvenimenti successi nel corso del secondo conflitto mondiale, abbiano segnato generazioni di ragazzi. Ed oggi in occasione del conferimento della medaglia d’onore al cittadino benemerito Silvio Gattazzo, siamo chiamati a fare memoria degli Internati Militari Italiani conosciuti come IMI. Internati Militari Italiani è la definizione attribuita dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori della Germania nazista nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’armistizio dell’Italia, l’8 settembre 1943. Dopo il disarmo, soldati e ufficiali vennero posti davanti alla scelta o di combattere nelle file dell’esercito tedesco e della Repubblica di Salò, in caso contrario, essere inviati nei campi di concentramento del Terzo Reich”.
“In pochissimi giorni – racconta il primo cittadino roverbellese dando spazio alla memoria – i tedeschi disarmarono e catturarono 1.007.000 militari italiani, su un totale approssimativo di circa 2.000.000 effettivamente sotto le armi. Di questi nei campi di concentramento del Terzo Reich vennero deportati circa 710.000 militari italiani con lo status di Imi, e di questi trovarono la morte nei campi di concentramento tra i 37 000 e 50 000 uomini. Roverbella ha l’onore, ancora oggi, di avere una delle poche sezioni locali combattentistiche che ha unito in sodalizio nostri concittadini roverbellesi che hanno vissuto sulla loro pelle le atrocità dei lager e dei campi di concentramento e che per loro hanno costituito le pagine più dolorose della propria vita”.
“Carissimo Silvio – conclude il suo intervento il sindaco – la sua presenza, oggi, consolida la cognizione di tutti noi Roverbellesi che per continuare a vivere in un avvenire democratico non occorre la guerra ma bensì ciascuno di noi dovrà legare il proprio destino agli strumenti del diritto e del consenso e nella piena consapevolezza che senza le diversità, soprattutto di idee, viene a meno il dono della libertà. Infine fare memoria, e vorrei sottolineare la vera memoria – quella che parte dalle coscienze e dal cuore deve rappresentare il dovere verso la nostra storia, l’amore del nostro futuro ma soprattutto il baluardo di un obbligo che deve rimanere scolpito nei nostri cuori: non dimenticare!”.
Paolo Biondo




