Un racconto per immagini che descrive la vita di un villaggio, Kirov, trentasette anni dopo il disastro nucleare di Chernobyl.

Sabato 1 aprile alle ore 10:00, nella Sala dei Miti di Palazzo Sartoretti, Catalina Isabel Nucera presenterà “The Village – Photobook” il libro fotografico da cui è nata una mostra di grande impatto, capace di aprire interrogativi e scavare nelle emozioni.
Fino al 25 aprile, il sabato e nei giorni festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, il pubblico potrà poi visitare il percorso fotografico allestito nel Ridotto del Teatro “Rinaldi”.
Kirov è un villaggio circondato da boschi nell’estremo sud della Bielorussia, proprio vicino alla frontiera ucraina. Kirov esiste solo per la sua gente, perché per tutti gli altri è un luogo fantasma, troppo contaminato per continuare a essere abitato.
Dopo il disastro nucleare del 26 aprile 1986, la sua terra ha una contaminazione di 31 curie per chilometro quadrato; i suoi abitanti – 312, compresi 88 bambini – hanno in corpo ben più di un millisievert (unità di misura dell’energia radioattiva assorbita da organi e tessuti umani) oltre la norma.
“Da diversi anni – spiega Catalina Isabel Nucera – torno a Kirov per dare il mio aiuto ai bambini e alle loro famiglie: la dignità e l’ostinazione di chi continua a vivere là, seppellendo in questa terra i propri morti e piantando in questa terra i propri semi, come se questo fosse l’unico luogo possibile da chiamare ‘casa’, continua a stupirmi ogni volta. Kirov è il teatro di una fiaba nera: a scuola, in chiesa, nelle case con gli steccati dipinti di colori accesi – costruite qualche metro più in là del punto in cui sorgevano prima del disastro – si respira un’energia misteriosa e impalpabile. Kirov contiene un segreto: come e perché si continua a vivere in un luogo di morte?”.
Oggi il ricordo del disastro nucleare rimane negli archivi polverosi della biblioteca, nei barattoli delle conserve stipati nelle dispense, nel tessuto carnoso dei funghi contaminati da cesio 137 e stronzio 90 che a Kirov la gente ama raccogliere e mangiare, ma sbiadisce dalla memoria di chi, per continuare a vivere, preferisce dimenticare. Tutto questo viene colto negli scatti di Catalina.
Catalina Isabel Nucera
Italo-argentina, cresce nello studio fotografico dei genitori, vivendo di fotografia dalla nascita. Studia Scienze delle Comunicazione dove approfondisce l’argomento fotografico. Lavora per otto anni nel canale di Televisione della Città di Rio Cuarto in Argentina, ricoprendo diverse mansioni: dalla giornalista alla ideatrice e conduttrice televisiva. Si trasferisce in Italia e conserva la passione per la fotografia continuando a documentare la vita privata. Il 2012, segna il suo incontro con la fotografia come potente mezzo espressivo. La fotografia diventa una necessità espressiva sempre più evidente. Un modo d’incanalare l’impellente bisogno creativo e comunicativo. Nei suoi racconti fotografici s’interessa dell’aspetto antropologico, non trascurando l’estetica. Dopo un percorso dedicato al reportage decide di sperimentare anche un linguaggio concettuale.
Info. http://www.kattynucera.com/




