CURTATONE, Giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne – Incontro con le autrici FASULO e ANGERI e l’autore CLERICI

GB

Aiutare le donne vittime di violenza, aiutando gli uomini autori della violenza ad intraprendere un percorso di consapevolezza e di cambiamento.

In occasione delle manifestazioni per la Giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne, il Comune di Curtatone, Area Servizi alla persona, Culta e Servizi Scolastici organizza per il 25 novembre, un incontro con gli autori Sinvia Fasulo, Fabio Clerici e Raphaella Angeri, con l’obiettivo di dire no alla violenza.

L’appuntamento è alle ore 10.00 nella sede della biblioteca del Comune in piazza Corte Spagnola 3,

Silvia Fasulo, autrice di “Ciao mamma, quando scrivere poesie aiuta ad elaborare il lutto”

Marinella è una donna forte e combattiva, malata, ormai da anni, di tumore. La sera del 18 novembre 2018, quando è in casa da sola, scivola e non riesce a rialzarsi, restando coricata a terra per ore. La figlia, non riuscendo a contattarla telefonicamente, si preoccupa e contatta un paio di amici che fanno intervenire pompieri e ambulanza. La donna, trasportata in stato confusionale all’ospedale, viene ricoverata prima in oncologia e poi, quando non reagisce più alle terapie, trasferita alle cure palliative, dove il 30 dicembre viene a mancare. I sentimenti della figlia Silvia sono parecchio contrastanti: ha a che fare con veri e propri angeli, infermiere, oss e volontari che si occupano della madre e a cui lei sarà grata per sempre, ma anche con personale freddo che, a mala pena, le rivolge la parola e che, anzi, sceglie prima il cambio di reparto e poi l’esclusiva terapia, tramite la morfina. La rabbia è tanta e il rifiuto della dipartita della madre la fa da padrone. Da qui inizia un lungo e lento cammino introspettivo, basato sul presente, ma anche sui cari ricordi della madre. Questo percorso aiuterà Silvia ad accettare, un poco alla volta, la scomparsa dell’amata Marinella.

Fabio Clerici, autore di “Ogni abuso sarà punito”

Parole incisive come lame d’acciaio, quelle che usa Fabio Clerici in una silloge che rappresenta un vero e proprio compendio di tutto il male che dilaga nel mondo moderno. Parole di denuncia dei crimini contro la persona e la sua dignità, sia che vengano commessi da altri, sia che vengano perpetrati su se stessi. Troviamo il racconto della donna violata, il grido dell’infanzia abusata, l’orrore delle deportazioni e dei campi di sterminio. E, sopra tutti, il crimine altrettanto orrendo dell’indifferenza nei confronti della vita, di qualunque vita, perché tutto e tutti hanno un valore, anche se spesso questa società opulenta e ciecamente protesa verso il successo e la supremazia sembra non averne coscienza. L’autore utilizza un linguaggio scarno; racconta, come in un verbale di polizia, casi di drammatica attualità, con immagini forti e al tempo stesso piene di rispetto verso le vittime. La peculiarità di questo libro è che si tratta di una profonda e personale rielaborazione ispirata a casi di cronaca realmente accaduti ed è notevole l’impegno dell’autore di esprimere in forma poetica i contenuti di atti e riguardanti episodi di drammatica attualità. Il libro è stato stampato con caratteri a lettura facilitata.

Raphaella Angeri, autrice di “Giù le mani da mamma!”

La voce dei figli è preziosa quanto quella delle donne. A volte, forse, di più. Portare nelle scuole queste testimonianze potrebbe essere un ottimo modo per educare i giovani al rispetto per la vita. È un testo straziante, disarmante, doloroso e impressionante allo stesso tempo e che lascia un segno in chi legge. Non ha il linguaggio tipico che si usa quando si mandano appelli importanti alla politica; il messaggio che si percepisce è immensamente più umano che istituzionale. Questo non toglie niente alla sua forza, anzi: arrivare al cuore delle persone è una missione molto delicata e difficile da compiere. Questi racconti hanno in comune l’inascoltato punto di vista dei figli, il loro controverso rapporto con un padre da odiare e amare e l’affetto smodato per una mamma da proteggere. Il primo colpisce per il tono asciutto, scevro da orpelli, crudo e terribile. Il secondo è più lento, ordinato e cauto. Emerge il difficile ruolo protettore del figlio maschio. Il terzo afferra l’anima per la delicatezza con cui è narrato, per i piccoli dettagli che solo gli occhi puri e ingenui di una creatura possono cogliere. Il quarto è una testimonianza drammatica della vita di un figlio e una madre alle prese con la tossicodipendenza del padre. Il contrario di quanto avviene generalmente.

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