AMEYA CANOVI presenta il nuovo libro DI TROPPA (O POCA) FAMIGLIA – domenica 26 novembre, Libreria Libraccio di Mantova

L’attualità dirompente nelle nostre vite può e deve essere oggetto di discussione, ma soprattutto di dialogo per capire come la cultura può essere alleata di cambiamento. Fatti di cronaca, violenza contro le donne sono di dominio quotidiano sempre di più e parlarne serve, tanto.

L’Associazione Pepitosa in carrozza con la collaborazione della libreria Libraccio di Mantova, pone al centro questa tematica ospitando la presentazione del nuovo libro di Ameya Canovi, Di troppa (o poca) famiglia, domenica 26 novembre alla Libreria Libraccio di Mantova.

L’associazione Pepitosa in carrozza, cerca attraverso incontri e progetti di dare alla cultura della diversità un nuovo respiro di discussione, collaborando con grandi nomi della letteratura italiana e col mondo dell’attivisimo sociale, “perché ascoltando gli altri, possiamo capire anche noi stessi e possiamo imparare ad essere portatori sani di rispetto verso il prossimo”, commenta Valentina Tomirotti giornalista e Presidente.

 PRESENTAZIONE: Domenica 26 novembre, ore 11:00, al Libraccio di Via Verdi- Mantova

Ameya Canovi, Di troppa (o poca) famiglia

Radici, zavorre e risorse: un percorso dentro le relazioni affettive, verso le libertà affettive. Quando pensiamo alla famiglia, la prima immagine che ci viene in mente è, con buona probabilità, quella di due genitori e dei relativi figli. D’altronde, oggi il concetto di famiglia è talmente interiorizzato e condiviso che quasi mai si riflette sul suo reale significato e sul ruolo che gioca nella vita di ognuno di noi. C’è persino chi sostiene di non averne una, ignorando che famiglia si è, prima di tutto, con se stessi: tutti noi, che ci piaccia o no, siamo anche la somma delle storie di chi ci ha preceduto. Proprio di questo tratta Ameya Canovi nel suo nuovo libro, partendo dal presupposto che ogni nucleo familiare è come un albero: le radici, forti oppure fragili, lo nutrono e sostengono, e i rami crescono dando origine, in alcuni casi, a foglie e frutti, in altri restando «a maggese». Insieme a coloro che sono venuti prima, quest’albero forma una foresta che può essere prospera e rigogliosa o, al contrario, poco accogliente. Trovare il coraggio di prendere il proprio vissuto e addentrarsi in quel bosco alla scoperta delle tracce di chi ci ha preceduto non è facile. Spesso, però, è l’unico modo per conoscere davvero se stessi. È questo il viaggio in cui ci accompagna l’autrice: fra trattazione, ricordi personali, soste riflessive e testimonianze in cui ogni lettore può riconoscersi, dimostra come ricostruire la propria storia familiare sia fondamentale per scoprire le proprie eredità emotive, la presenza di traumi transgenerazionali, il modo in cui ci relazioniamo a noi stessi e agli altri. Tenendo a mente che, qualunque siano la nostra storia e le nostre radici, è sempre possibile prendersi cura delle ferite e trasformarle in risorse.

“Non siamo la metà di nessuno. Soltanto se siamo interi possiamo stare a fianco. Altrimenti all’altro ci aggrapperemo per non cadere. Questa è l’essenza della dipendenza affettiva. Occorre promuovere una cultura dell’Interdipendenza”, racconta Ameya Canovi.

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