Il prezioso dipinto di Tiziano “L’apparizione di Cristo alla Madre”, patrimonio religioso e culturale della comunità di Medole da oltre 400 anni, verrà trasferito a breve al Museo Civico San Domenico di Forlì. L’opera è stata infatti scelta per essere esposta nell’ambito della mostra.
“Preraffaelliti. Rinascimento Moderno” che si terrà dal 24 febbraio al 30 giugno.
In occasione del prestito si è provveduto ad una pulitura in loco, reso possibile dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, con il supporto della Curia vescovile di Mantova e dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Cremona Lodi e Mantova.
L’associazione Genius Loci Medole, in collaborazione con la Parrocchia di Medole, Pro Loco Medole e Associazione Colline moreniche, ha deciso di documentare e raccontare l’intervento condotto dalla dott.ssa Anita Masiero con una presentazione che avrà luogo sabato 27 gennaio alle ore 14:30 presso la Chiesa Parrocchiale.
La dott.ssa Masiero illustrerà il suo lavoro sul dipinto, ma anche la genesi e le vicende legate a quest’opera, che smontata dalla sua sede presbiterale, potrà essere ammirata a distanza ravvicinata.
Arrotolata e nascosta per sfuggire ai saccheggi napoleonici, questa tela fu restaurata una prima volta a Venezia nel 1858 dal Fabris che contestualmente appose alcune varianti all’originale.
Un successivo restauro si rese necessario nel 68 in seguito ai danni riportati dal furto avvenuto tra la notte del 25 e 26 aprile di quell’anno.
Le notizie relative a questo capolavoro di Tiziano sono poche e non documentate con certezza.
Molte restano le domande in attesa di risposta a partire dalla datazione che si fa risalire all’incirca al 1554. In verità la scena raffigurata dal Vecellio non è narrata nei vangeli canonici. Sembra invece compatibile con un episodio del vangelo apocrifo di Gamaliele, avvalorando così l’ipotesi che il quadro sia antecedente al Concilio di Trento e pertanto alla datazione stimata.
Nessuna certezza anche per quanto riguarda il modo con cui l’opera sia arrivata a Medole.
Pare fosse un dono di Tiziano alla comunità di Medole per il beneficio parrocchiale assegnato dal Duca di Mantova al figlio Pomponio, ma quest’ultimo non risulta aver mai esercitato funzioni sacerdotali a Medole.
Straordinariamente intrigante è anche il mistero legato al volto di un putto in basso a destra inserito tra la schiera dei cherubini. I tratti somatici sono ben delineati e lo sguardo è rivolto all’osservatore. Questo dettaglio, non facilmente identificabile a distanza, crea un potente legame tra l’opera e il suo fruitore. Non sappiamo chi sia questo fanciullo che da secoli cerca di stabilire un contatto con chi ammira il dipinto. Forse il suo segreto non verrà mai rivelato, di certo comunque è stato testimone discreto di generazioni di medolesi che almeno una volta durante le funzioni religiose, hanno cercato, senza mai riuscirci, di contare con esattezza tutti gli angeli della Pala.

