Dal 2 al 15 marzo alla Galleria Mantova Art Desig di Mantova si terrà la mostra collettiva dal titolo Magie d’oriente, Scorci sul Giappone di Kakou Imagawa, Yuriko Damiani, Massimo Berretta, a cura di Lucia Quasimodo.
Vernissage sabato 2 marzo ore 18:00.
KAKOU IMAGAWA
Nata in Hokkaido, Giappone, nel 1956
Kakou Imagawa dopo oltre quaranta anni di studio e pratica nel perfezionamento dell’arte della calligrafia, dal 1997 è docente di calligrafia in diverse Università.
Kakou Imagawa è un’artista unica in quanto sceglie di produrre da sola il supporto sul quale poggia la calligrafia, creando un’ambientazione per la calligrafia stessa, preferendo controllare tutti gli aspetti del lavoro finito, l’armonizzazione dei vari materiali, come antiche stoffe giapponesi da kimono o obi (la cintura del kimono), facendoli risaltare.
Questo approccio rappresenta un cambiamento radicale rispetto alla tipica calligrafia contemporanea in Giappone.
YURIKO DAMIANI
Nasce a Roma da madre giapponese, pittrice e insegnante di decorazione su porcellana, e padre italiano, profondo conoscitore della cultura del Sol Levante.
Nel 1999 fonda la catena di negozi di arredamento DCube che diventano ben presto un punto di riferimento del design nel centro nord Italia. Fondamentale per il suo percorso artistico la straordinaria esperienza lavorativa nel 1997 a Tokyo nello studio dell’Architetto Yoshinobu Ashihara contribuendo alla progettazione della Symphony Hall di Kanazawa (Giappone). Durante questa esperienza comprende l’importanza degli equilibri fra “pieni” e “vuoti” tipici dell’arte giapponese fondamentali nella sua arte. Nel 2009 tiene una conferenza durante il Simposio sull’Illuminazione Led alla facoltà di architettura di Kyoto.
Il primo affaccio nel mondo della porcellana avviene nel 2014 a Milano durante il Convegno Internazionale XIII Convention Azzurra, dove riceve l’Honarable Mention per l’opera presentata White Parrot Vase e successivamente nel 2016 con Colorful Butterfly Vase. Sempre nel 2016 pubblica il libro Favole di Porcellane edito da Gangemi Editore.
Nel 2017, 2018 e 2021 partecipa alla Convention Italia Show a San Giorgio Canavese, Torino, in qualità di giurata. Nel 2019 decide di presentarsi al concorso classificandosi terza con l’opera Il Sole e la Luna.
Nel 2019, 2020, 2021 realizza, per La Pecora Nera Editore, le targhe per la premiazione dei migliori ristoranti di Roma, Milano e Torino.
Nel 2021 realizza, su commissione della Pallini SpA, la Bottiglia in Porcellana di Limoncello più grande del mondo, alta 68 cm con una capienza di 5 lt.
Nel 2022 lei realizza, sempre per La Pecora Nera Editore, il Premio Speciale Evoluzione 2022 in occasione dell’evento Evoluzione 2022 dedicato all’olio extra vergine di qualità.
E’ l’inventrice della tecnica “Sotto oro e Oro Antico Giapponese” per cui è chiamata a fare dimostrazioni e seminari in tutta Italia.
Mostre recenti: 2022 – Waves of Weaving, Domus Art Gallery, Atene, Grecia; 2021 – L’Incanto della Porcellana fra Oriente e Occidente, Fortezza Spagnola, Porto Santo Stefano, Monte Argentario (personale); 2021 – L’Incanto della Porcellana fra Oriente e Occidente, Roseto incontra il Giappone 2a edizione, Lido Celommi, Roseto degli Abruzzi (personale); 2021 – Amabie, La Magica Profezia dello Yōkai, Mo.C.A. Studio Gallery, Roma (bipersonale); 2020 – L’istante in un segno, galleria SpazioCima, Roma (personale); 2019 – Alchimie Orientali, galleria SpazioCima, Roma (bipersonale); L’oro del Sol Levante sulla Costa d’Argento, Forte Stella, Monte Argentario (personale); Un Sol Levante dorato sul lido di Venezia, Japan Week – Mostra del Cinema di Venezia, Hotel Excelsior, Venezia (personale); 2018 – Gold Affaire, galleria SpazioCima, Roma (bipersonale); 2017, Favole di porcellana, galleria SpazioCima, Roma (bipersonale); Micro Arti Visive, Roma.
Tra le ultime collaborazioni e commissioni: Uto Ughi, Cartier, Pallini SpA, La Pecora Nera Editore oltre a molti committenti privati.
MASSIMO BERRETTA
“Lui Minerva, la prole alma di Giove, maggior d’aspetto, e più ricolmo in faccia rese, e più fresco, e de’ capei lucenti, che di giacinto a fior parean sembianti, su gli omeri cader gli feo le anella, e qual se dotto mastro, a cui dell’arte nulla celaro Pallade o Vulcano, sparge all’argento il liquid’oro intorno, Sì che all’ultimo suo giunge con l’opra: Tale ad Ulisse l’Atenèa Minerva, gli omeri e il capo di decoro asperse; ad Ulisse, che poscia, ito in disparte, su la riva sedea del mar canuto, di grazia irradïato e di beltade.” (Odissea libro VI) Il viaggio fotografico d’oriente, calato nella cifra stilistica di Berretta, qui s’intarsia di riferimenti emotivi, come il lavoro del “ dotto mastro, a cui dell’arte nulla celano Pallade o Vulcano”. L’accostamento non appaia forzato, perché l’intarsio dorato che attraversa le foto dell’autore, in questo lavoro, vanno oltre l’estetica e recuperano la manualità degli artigiani orafi, che nella storia simboleggiano una linea di unione tra oriente ed occidente.
Il pensiero non può che andare al sapore della scuola di Klimt, coscienti che in questo lavoro l’intarsio è un riferimento costante alla tradizione pittorica trasversale, tra oriente ed occidente Come evocato dal titolo, ci troviamo nel mezzo di un viaggio tra sogni. Sogni che intarsiano, con la memoria, immagini di vita quotidiana. Siamo in un cammino dove le foto assumono la forma dell’epifania: rievocazione di colori che, attraverso il fascino del disvelamento, riecheggiano il respiro dello spirito dei luoghi visitati, all’interno di uno scatto sottratto alla realtà. Un velo colorato, è difatti, quello che copre tenuamente le immagini, svelate poi di colpo da un lampo temporaneo, un volto si staglia dal caos colorato di un presente che diventa sfondo. Apparizioni e frammentazione dei soggetti si susseguono, come appunto avviene nei sogni, poi non solo racconto della materia ma respiro delle emozioni. Perché la materia, qui, nelle mani di Berretta, acquista un suo respiro. Attraverso la manipolazione dei colori l’autore porta le immagini ad impressionarsi sulla superficie di un altro reale, davanti a queste foto abbiamo la facoltà di guardare con altri occhi quelle distese naturali, quei volti d’antica fattura, le divinità fissate nel gesto ieratico. Davanti a queste foto dobbiamo calarci in un modo diverso d’intendere il colore, perché in Giappone i colori s’identificano principalmente in termini di significato e sentimenti a questi collegati (non solo quindi sull’intensità delle ombre o della luce riflessa), “gli aggettivi utilizzati per descrivere i colori, come iki (sofisticato o chic), shibui (misurato, mitigato) o hannari (gaio e allegro) tendono a essere quelli che sottolineano i sentimenti, piuttosto che i valori dei colori confrontati.” Tutto questo Berretta lo ha appreso e ne sfrutta al massimo le potenzialità comunicative. Infine, tornando a questo intarsio che collega la tradizione dell’immagine occidentale a quella orientale, e ribadendo che Berretta, col gesto fotografico e con il “dotto lavoro di un orafo”, non concede nulla al ricordo dell’immagine bloccata, dobbiamo affermare che in questo lavoro si capta anche un sottile e prezioso profumo impressionista.
Ce lo suggeriscono i toni e il coagularsi dei soggetti attraverso il pigmento colorato. Un viaggio quindi che, tra le altre impressioni, anima anche un gesto di riscatto, dove la fotografia si riappropria di un anima, troppo spesso delegata al gesto pittorico.









