CENTRO ASCOLTO ASSOCIAZIONE COMUNALI MANTOVA: FARE RETE E INNOVARSI PER IL BENE DELLA COLLETTIVITA’

Soddisfazione dei promotori – Prosegue il lavoro di raccolta dati: ad oggi oltre duemila organizzazioni no-profit nel mantovano

Parola d’ordine: lungimiranza! Unico comune denominatore: InnovAzione e FareRete.

Le dichiarazioni di Sergio Olivieri, presidente dell’Associazione Comunali Mantova: – “Concetti ispirati dall’agire, dal pensiero e dai valori per i quali l’Associazione Comunali di iniziativa in iniziativa porta avanti da anni e con lungimiranza. Il progresso tecnologico ha sicuramente contribuito, velocizzato e agevolato l’impegno profuso. Grazie anche al contributo degli Enti Locali del mantovano che hanno accolto con favore l’iniziativa. Certamente la crisi del sistema di welfare che stiamo vivendo oggi nasce non soltanto da una crisi di tipo economico, quanto anche da una crisi di consenso sociale, di etica politico-sociale. Quello che è andato in crisi, dunque, è il legame sociale che ha trascinato nella sua crisi la solidarietà ed il principio etico della reciprocità che sta alla base delle relazioni sociali”.

Prosegue Olivieri: – “Quante volte abbiamo sentito gli utenti lamentarsi di una mancanza e/o inadeguata informazione su servizi essenziali erogati? Un vuoto che abbiamo da subito raccolto come invito. Da qui l’idea di istituire uno sportello ascolto e facilitare l’utente a trovare una possibile soluzione al disagio creatosi al suo contesto familiare. Come ovviare a tale problematica? Semplicemente nel mettere in comune le risorse in campo sul territorio. Ecco allora la necessita di metter in campo iniziative all’interno di una logica di welfare community, che da una parte porti ad attenuare la crisi di consenso rispetto alle politiche sociali, dall’altra parte sia in grado di alimentare campagne educative capaci di favorire la responsabilità diffusa tra tutti i cittadini, anche quelli segnati da problemi e da difficoltà. L’ottica in cui muoversi deve allora diventare quella dell’inclusione piuttosto che quella della segregazione che inibisca qualsiasi iniziativa. Il benessere personale non può derivare da una logica individualista. Si tratta di collocarsi nella prospettiva dei cosiddetti “beni comuni”, ossia quei beni che possono essere prodotti e utilizzati soltanto attraverso relazioni sociali garantiste e pluraliste. Tutto questo si richiama necessariamente ad un diffuso senso di responsabilità, allo sviluppo di capacità relazionali – il fare rete – e alla necessità che tutti riconoscano che il bene comune è, appunto, un “bene” e che dall’impegno congiunto. La consapevolezza di vantaggi futuri rende accettabili e motivabili i sacrifici in termini di impegno“.

È questo il pilastro di una comunità pluralista che mi sembra bene si adatti al nostro discorso e senza che questa diventi elemento di protagonismo, ma viceversa di unità e di ricchezza”. Conclude, il presidente Olivieri.

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