La prima sperimentazione italiana in campo di piante migliorante con le Tecniche di evoluzione assistita (TEA) partirà il prossimo 13 maggio con il trapianto di 200 piante di riso su 28 metri quadri di una risaia in provincia di Pavia.
Intorno al campo sperimentale cresceranno altri 400 metri quadri di riso non TEA e non trattato con fungicidi, con la funzione di barriera per i pollini e per il monitoraggio della fecondazione incrociata.
L’obiettivo di questa sperimentazione nel cuore della Lomellina, che vede unite agricoltura e scienza, è quello di ottenere un riso meno suscettibile al Brusone, il fungo “bestia nera” dell’intero comparto. Una sfida che può essere vinta grazie al miglioramento della produttività e della resistenza a malattie e ai cambiamenti climatici rei possibili da circa un anno. Ossia da quando la sperimentazione in campo della TEA è stata autorizzata da un emendamen- to al dl Siccità.
«Le nostre piante TEA presentano tre geni disattivati. Sull’efficacia di uno di essi c’è già la conferma di letteratura scientifica. La nostra sperimentazione, quindi, si concentra sugli altri due geni, su cui noi e i collaboratori abbiamo già ottenuto risultati promettenti in laboratorio».
A parlare è Vittoria Brambilla, scienziata ricercatrice del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Con suo marito, Fabio Fornara, docente del dipartimento di Bioscienze dell’UniMi, guida un team composto da diversi giovani scienziati specializzati nell’uso delle TEA, tra cui Giulio Vicentini, Federico Mirone, Lorenzo Minieri e Giulia Ave Bono.
