L’incontro è moderato da Paolo Mignosa (Università di Parma); l’autore dialogherà con la nota scrittrice Veronica Galletta, vincitrice nel 2020 del Premio Campiello Opera Prima per il suo primo romanzo “Le isole di Norma” e vincitrice del Premio Letteratura d’Impresa 2022.
Laureata in ingegneria civile idraulica a Catania, materia in cui ha conseguito anche un dottorato di ricerca, Galletta ha lavorato come ingegnere idraulico prima di intraprendere la carriera di scrittrice a tempo pieno. I suoi ultimi romanzi, “Nina sull’argine” e “Pelleossa”, aiuteranno come ulteriore trama, alla lettura delle tematiche dell’incontro.
All’incontro interverranno Chiara Visentin (Responsabile scientifica della Biblioteca Sereni e docente presso il Politecnico di Milano) e Alessandro Bratti (Segretario generale AdBPo).
L’evento è accreditato dall’Ordine degli Architetti, degli Ingegneri e degli Agronomi e la partecipazione in presenza dà diritto a C.F.P. Per informazioni e iscrizioni: biblioteca-archivio@emiliosereni.it / 0522 678356 / www.istitutocervi.it. Dopo l’incontro saranno acquistabili, oltre al volume di Gestri, due romanzi di Veronica Galletta, “Nina sull’argine” e “Pelleossa”.
“Per una storia del dissesto idrogeologico in Italia” analizza in modo approfondito l’evoluzione del concetto di dissesto idrogeologico in Italia, esaminando le sue origini storiche a partire dal XVIII secolo fino ad arrivare ai tempi moderni. «Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica sulla questione del dissesto idrogeologico. Tuttavia continuava a mancare una ricostruzione storica di ampio respiro su questo fenomeno», spiega l’autore Federico Gestri: un vuoto ha cercato di colmare con la sua ricerca, vincitrice della IV Edizione del Premio Studio “Emilio Sereni”. Un tema importante nell’ambito paesaggistico, condiviso dall’altro ospite dell’incontro, la scrittrice Veronica Galletta: «C’è la necessità di raccontare anche in letteratura il paesaggio al di là degli stereotipi. Questo è quello che cerco di fare nei miei romanzi».
«Dissesto idrogeologico, sfruttamento e abbandono sono temi complessi che richiedono un approccio multidisciplinare e riguardano da vicino vari aspetti della vita delle persone che abitano il distretto del Po», osserva Alessandro Bratti, Segretario generale AdBPo. «I cambiamenti climatici in atto ci dicono che non possiamo più aspettare e occorre lavorare con lungimiranza ad una gestione sostenibile della risorsa idrica e del rapporto che abbiamo con essa».
Un tema quanto mai attuale, già previsto dal padre della storia del paesaggio agrario italiano, Emilio Sereni, come ricorda Chiara Visentin (Biblioteca Archivio “Emilio Sereni”): «Il paesaggio ci riguarda come comunità e come individui. Già più di sessant’anni fa Sereni parlava di «sfruttamento» e «abbandono» del territorio. Una consapevolezza collettiva di ciò ci deve connettere ai temi della prevenzione e non della emergenza».
SUL VOLUME
La ricerca analizza in modo approfondito l’evoluzione del concetto di dissesto idrogeologico in Italia, esaminando le sue origini storiche a partire dal XVIII secolo fino ad arrivare ai tempi moderni. Attraverso un’analisi critica delle categorie interpretative proposte da Emilio Sereni, lo studio è dedicato alla comprensione della complessa interazione tra sfruttamento del territorio, pratiche agricole, cambiamenti ambientali e disastri naturali.
Partendo dal contesto storico degli Stati preunitari, la ricerca indaga il dibattito sulla gestione del territorio e le prime misure adottate per contrastare il dissesto idrogeologico. L’autore esplora il legame tra la crescita economica, l’espansione agricola e le conseguenze sul paesaggio, evidenziando come gli intellettuali del tempo abbiano contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati allo sfruttamento e all’abbandono del territorio. Attraverso un’analisi multidisciplinare, la ricerca risultata vincitrice della IV Edizione del Premio Studio “Emilio Sereni” include temi chiave come le bonifiche, il degrado del paesaggio agrario, la tutela del bosco e del pascolo, e l’analisi di casi studio di calamità naturali come l’alluvione di Firenze o il disastro di Salerno del 1954.
Attraverso questi casi empirici è infatti possibile approfondire le politiche adottate nel corso dei secoli per contrastare il dissesto, valutandone l’efficacia e individuando le lacune nel loro sviluppo e attuazione. In particolare, l’autore esamina il ruolo delle bonifiche e delle sistemazioni idrauliche nel plasmare il paesaggio italiano, dalle epoche medievali all’età contemporanea, con particolare attenzione alle trasformazioni avvenute durante il Rinascimento e l’Ottocento. Le pratiche agricole tradizionali sono protagoniste nel determinare implicazioni diverse sul dissesto idrogeologico, evidenziando come i dissodamenti e i disboscamenti abbiano contribuito alla degradazione del suolo e all’instabilità ambientale.
Attraverso una riconsiderazione critica delle opere di Sereni e altri studiosi, la ricerca propone una riflessione sulla necessità di un approccio integrato per affrontare il problema del dissesto idrogeologico, coinvolgendo attivamente la comunità e valorizzando il ruolo dei piccoli agricoltori nella gestione sostenibile delle risorse naturali. In conclusione, la ricerca individua possibili linee guida per una pianificazione territoriale più consapevole e resiliente offrendo una visione completa e articolata del fenomeno del dissesto idrogeologico in Italia.
