AUTOSTRADE
Un appuntamento che ha visto la partecipazione del gotha dell’architettura europea per studiare le best practice e le Nature Based Solutions. Tra le iniziative illustrate, i “Prati armati” impiegati da Tecne per contrastare il dissesto geologico sul tratto appennico della A1
ROMA – Dalle infrastrutture autostradali un rinnovato equilibrio paesaggistico e naturale. “Le autostrade sono elementi generatori di paesaggio, a scala territoriale”, dice Enrico Francesconi, Technical Leader Architecture & Landscape ed Engineering Coordinator in Tecne Spa, società ingegneristica del Gruppo Autostrade per l’Italia. Il paesaggio, dunque, come somma di natura e opera umana.
Tecne ha organizzato quattro incontri di formazione, intitolati “Infrastrutture lineari e paesaggio“, per far incontrare ai propri dipendenti addetti ai lavori di varie aziende del settore, oltre a stilare un bilancio sul tema su quanto fatto negli ultimi 20 anni dal Gruppo Aspi. Francesconi è intervenuto durante il secondo di questi eventi, organizzato in collaborazione con Arketipos (organizzatrice annuale del Landscape Festival), teso a illustrare le best practice italiane ed europee.
Un appuntamento che ha visto la partecipazione del gotha dell’architettura europea più innovativa, da Snøhetta allo studio Land ad A²studio engineering fino a Herbert Dreiseitl. “In molti Paesi si è ormai superata la concezione dell’infrastruttura come mera rete di collegamento, abbracciando una responsabilità più ampia nei confronti del paesaggio, dell’ambiente e delle comunità,” ha dichiarato Vittorio Rodeschini, Presidente di Arketipos. “Questo convegno ha evidenziato un interesse reale per un cambio di paradigma anche in Italia. Per Arketipos è stata un’occasione concreta per mettere in dialogo visione e progetto, teoria e pratica. La collaborazione con Tecne rappresenta un importante riconoscimento del lavoro portato avanti in questi quindici anni da Arketipos e dal Landscape Festival, per affermare la centralità del paesaggio e dell’ambiente nella trasformazione del territorio”
In linea con la mission del Gruppo la funzione delle autostrade, ha aggiunto Franceschini, è quella di “supportare i territori che attraversano, verso uno sviluppo che risponda alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze: come dice il rapporto Brundtland per la World Commission on Environment and Development del 1987. Il progetto del paesaggio autostradale deve rispondere non solo a una richiesta di bellezza, ma anche garantire la sostenibilità preservando e accrescendo il capitale naturale“.
Ciò che Autostrade per l’Italia ha fatto con un progetto completato lo scorso maggio: la messa in sicurezza del movimento franoso, nel Comune di Castiglione dei Pepoli, lungo il tratto appenninico dell’A1 tra Sasso Marconi e Barberino di Mugello.
Un intervento strategico, parte del più ampio programma Prevam Emilia-Romagna – opere a beneficio del territorio nell’ambito della realizzazione della Variante di Valico – che unisce ingegneria e natura per contrastare l’instabilità geologica garantendo la riapertura in sicurezza della viabilità locale.
L’area è storicamente interessata da continui movimenti del terreno, e la soluzione scelta da Tecne è stata quella di sfruttare il contributo dell’azienda Prati Armati: un intervento di ingegneria naturalistica che impiega l’inerbimento diffuso delle scarpate con piante erbacee perenni a radicazione profonda e resistente, in grado di stabilizzare il terreno anche su litotipi sterili e in condizioni climatiche complesse. Si tratta a tutti gli effetti di una Nature Based Solution, richiamata durante l’incontro. Cioè di uno strumento che la Commissione Europea definisce “utile a perseguire obiettivi quali l’incremento della sostenibilità dei sistemi urbani, il recupero degli ecosistemi degradati, l’attuazione di interventi adattivi e di mitigazione rispetto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della gestione del rischio e l’implementazione della resilienza”.
Negli ultimi anni il Gruppo Aspi ha analizzato a 360 gradi l’impatto ambientale delle opere autostradali, impegnandosi inoltre nel mantenimento dell’equilibrio ecosistemico attraverso un piano di “ripopolamento verde” nelle aree limitrofe al sedime autostradale.

