Mostra WNG YANCHENG: Luce Energia Infinito alla Galleria dell’Accademia di Firenze per celebrare i 550 anni dalla nascita di Michelangelo

MOSTRA D’ARTE

LUCE ENERGIA INFINITO

Wang Yancheng

24 giugno – 21 settembre 2025

Galleria dell’Accademia, Firenze

Un'opera astratta di Wang Yancheng, caratterizzata da colori vivaci e texture complesse, evocante energie vitali e un equilibrio dinamico tra luce e oscurità.
Wang Yancheng, 2020, “Senza titolo” – Olio su tela cm. 210 x 320

Dal 24 giugno al 21 settembre 2025, in occasione delle iniziative che celebrano i 550 anni dalla nascita (1475) di Michelangelo, Wang Yancheng, artista franco-cinese di fama internazionale, rende omaggio con la mostra “Luce energia infinito” alle opere del genio rinascimentale esposte alla Galleria dell’Accademia di Firenze, attualmente diretta dal Prof. Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura.

A cura di Gabriele Simongini, la rassegna presenta 18 dipinti, alcuni dei quali di grandissime dimensioni, realizzati fra il 2018 e il 2025 – tre dei quali realizzati per la rassegna di Firenze – dove assume sempre più importanza una concezione del vuoto come stato materiale che ribolle di possibilità. La pittura assoluta di Wang Yancheng è il risultato di un linguaggio profondamente personale, una sorta di ibrido che ha assorbito e reinventato il dialogo fecondo fra Oriente e Occidente. Per Wang Yancheng è del tutto naturale stabilire connessioni ideali e sorprendenti con i grandi Maestri della storia dell’arte: solo per fare un esempio, spesso l’artista immagina e realizza nei suoi quadri traiettorie ideali e saettanti che collegano diverse zone dell’opera in una sorprendente variazione e reinvenzione della sezione aurea e degli assi prospettici rinascimentali riflettendo anche sul rapporto tra volume e superficie. Il titolo scelto per l’esposizione, restituisce con efficacia la poetica di Wang Yancheng, elaborando un linguaggio pittorico fondato su una profonda sintesi tra Oriente e Occidente, tra gesto e meditazione, materia e spirito. Le sue opere si collocano in uno spazio che sfugge a ogni classificazione, evocando paesaggi interiori e cosmici, energie vitali e vibrazioni primordiali, in un equilibrio dinamico tra ordine e disordine, controllo e abbandono, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e coinvolgente, costruita attraverso stratificazioni cromatiche, trame complesse e spazi dilatati. In esse si riflettono la lunga tradizione della pittura di paesaggio cinese, la lezione dell’astrazione europea e americana, ma anche una profonda riflessione sulla scienza contemporanea, sulla meccanica quantistica e sul rapporto tra l’essere umano e l’universo. L’incontro con l’opera di Buonarroti – in particolare con i Prigioni, che sembrano trattenere e liberare al tempo stesso forma ed energia – ha rappresentato per l’artista un momento di intensa rivelazione. Ispirato da quell’esperienza, Wang Yancheng interpreta la materia come un campo di tensione viva, in cui la forma non è mai conclusa, ma si rivela nel gesto, nel processo, nella ricerca continua di una spiritualità profonda e in divenire capace di restituire la complessità e la profondità di questa esperienza.

Opera astratta di Wang Yancheng con colori vibranti e forme fluide, rappresentante una sintesi tra cultura orientale e occidentale.
Wang Yancheng, Untitled 2024
Oli on canvas cm. 230 x 190

Michelangelo – dice Wang Yancheng ci insegna che l’arte non è solo rappresentazione, ma è un ponte verso dimensioni superiori, dove l’energia e lo spirito si fondono in un’unica, eterna manifestazione. Le sue opere continuano a ispirare, ricordandoci che l’arte è un atto di connessione con l’universo e con l’infinito”.

Come scrive Gabriele Simongini, nelle sue opere astratte, gestuali e psicodinamiche, si crea “un campo vibrante in cui si imprimono le tracce della vita interiore dell’artista che cercano di connettersi direttamente con il pulsare dell’universo e dell’esistenza cosmica, con quel mistero che il mondo stesso è. Il percorso della mostra rispetta ed esalta la struttura delle sale espositive con il loro andamento rettilineo e senza deviazioni che favorisce un dialogo serrato fra le opere poste sulle pareti abbastanza ravvicinate, creando una sorta di immersione continua nella realtà spirituale di questa pittura, capace di emanare una energia calma ed una accoglienza vibrante. Se tuttora gli scienziati cercano una teoria unificata di tutta la fisica, dalla meccanica quantistica alla teoria della relatività, dall’elettrone infinitesimo all’immensità delle galassie, in modi intuitivi un artista come Wang Yancheng ci è già arrivato, mutatis mutandis, tramite la sua pittura assoluta”.

Opera astratta di Wang Yancheng con forme circolari e linee dinamiche, caratterizzata da toni vivaci e tratti gestuali su sfondo chiaro.
Wang Yancheng, Untitled 2024
Oil on canvas cm. 180 x 540

Ospitare alla Galleria dell’Accademia di Firenze la mostra personale di Wang Yancheng rappresenta per il museo una preziosa occasione di dialogo con il presente – afferma Massimo Osanna Un’opportunità per accogliere la contemporaneità e favorire un confronto vivo tra tradizione e ricerca artistica attuale, tra visioni nate in epoche e contesti differenti, ma accomunate da una medesima tensione verso l’invisibile, l’essenziale, l’universale”.

La mostra sarà corredata da un catalogo, pubblicato da Maretti Editore, che oltre alle opere esposte, contiene i testi di Massimo Osanna, Gabriele Simongini, Giorgio Agamben, Patrice Cotensin, Dong Qiang.

TITOLOWang Yancheng. Luce Energia infinito.
SEDEGalleria dell’Accademia, Firenze
PERIODO24 giugno – 21 settembre 2025
MOSTRA CURATA DAGabriele Simongini
PROMOSSA E ORGANIZZATA DAChina Eu art Foundation
CATALOGOMaretti editore
ORARIDa martedì a domenica ore 8.15 – 18.50 (ultimo ingresso ore 18.20) Lunedì chiuso Fino al 22 luglio il martedì la mostra resterà aperto fino alle 22.00 (ultimo ingresso alle ore 21.15).
INFORMAZIONI E CONTATTIGalleria dell’Accademia di Firenze, Via Ricasoli, 58 – Firenze ga-afi@cultura.gov.it www.galleriaaccademiafirenze.it IG @galleriaaccademiafirenze FB @galleriadellaaccademia
Artista Wang Yancheng in studio mentre dipinge, con opere colorate sullo sfondo e strumenti artistici disposti sulla superficie.

WANG YANCHENG – Nato il 9 gennaio 1960 nella provincia cinese del Guangdong, l’artista spazia in modo fluido fra diversi poli culturali, quali Parigi, Tokyo, New York e Pechino. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Shandong (1985) e, successivamente, all’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino (1988), ha sviluppato una tecnica permeata di calligrafia e delle tradizioni pittoriche cinesi, in cui ogni pennellata si fa meditazione. Il suo arrivo in Francia nel 1989 ha segnato una svolta per l’artista. “È stato un salto nell’ignoto”, ha ricordato in seguito. Immerso nell’astrazione lirica ha aggiunto un’energia nuova alle sue radici orientali, pur preservando lo spirito introspettivo delle origini. Tuttavia, Yancheng non ha semplicemente assorbito, ma ha anche trasmesso. In qualità di insegnante in Cina (Shandong, Shanghai) e in Italia (Roma), è diventato un ponte culturale, guidando generazioni di artisti verso una maggiore comprensione dell’arte come dialogo. Questo duplice ruolo, di creatore e educatore, rivela un uomo per cui l’arte non è il punto d’arrivo, ma un ponte fra mondi. Già nel 1996, il suo talento fu apprezzato al Salon d’Automne di Parigi, conferendogli il Prince Albert Grand Prize di Monaco e segnando così la sua entrata nella scena globale. In qualità di Segretario Generale della Chinese Artists’ Association nel mondo, incarna una creatività ancorata alla tradizione e impegnata in un dialogo globale.

Le opere monumentali, come i nove dipinti creati per la Diaoyutai State Guesthouse (2004-2006), o Music in Nature per il National Centre for the Performing Arts a Pechino (2007), lasciano un’impressione che dura nel tempo. Da Guangdong (2000) a New York (2019), fino a Roma (2020, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) e Tokyo (2024, Tokyo, National Museum), le sue personali disegnano la mappa di una traiettoria globale, mentre i dipinti sono entrati a far parte di prestigiose collezioni, dall’UNESCO al Shandong Art Museum e alla Collezione Pinault, e di rinomate gallerie, come Lelong & Co., Acquavella Galleries e Louis Carré. La sua carriera è costellata da numerosi titoli e onorificenze: in Francia è stato nominato Cavaliere dell’Ordine delle arti e delle lettere nel 2006, ha ricevuto la Legione d’onore nel 2013 ed è stato elevato a Commendatore dell’Ordine delle arti e delle lettere nel 2015.

Wang Yancheng

Big Bang, le metamorfosi del vuoto

di Gabriele Simongini

A painting by Wang Yancheng featuring vibrant colors and abstract shapes, emphasizing energy and transformation.
Wang Yancheng, Untitled 2025
Oil on canvas cm. 115 x 80

Energia, trasformazione, divenire, autenticità, purezza, liberazione dalle ossessioni, sentire l’anima senza spiegazioni. Anche se le parole sono davvero inadeguate per dare anche solo una pallida idea della vera arte, si può provare ad usare questi concetti per avvicinarsi alla pittura assoluta di Wang Yancheng, intesa nel senso etimologico di ciò che è sciolto e libero da qualsiasi legame e perfino da qualsiasi fra i vari riferimenti artistici chiamati in causa in passato per la sua ricerca (Zao Wou-Ki, Chu Teh-Chun, Claude Monet, la Color Field Abstraction americana, Gerhard Richter, ecc.) ed ormai completamente metabolizzati in un linguaggio profondamente personale, una sorta di ibrido che ha profondamente assorbito e reinventato il dialogo fecondo fra oriente e occidente. Così è stato un vero privilegio aver visto entrare Wang Yancheng nelle Gallerie dell’Accademia di Firenze con un’emozione e un rispetto tali da farlo ammutolire nell’avvicinarsi alle opere sublimi e “definitive” di Michelangelo tanto più pensando che quest’anno si celebrano i 550 anni dalla sua nascita (1475). D’altro canto, per Wang Yancheng è del tutto naturale stabilire connessioni ideali e sorprendenti con i grandi Maestri della storia dell’arte. Solo per fare un esempio, spesso l’artista immagina e realizza nei suoi quadri traiettorie ideali e saettanti che collegano diverse zone dell’opera in una sorprendente variazione e reinvenzione della sezione aurea e degli assi prospettici rinascimentali riflettendo anche sul rapporto tra volume e superficie. In occasione del primo sopralluogo alle Gallerie dell’Accademia, Wang Yancheng ha inspirato e espirato più volte, come per fare tabula rasa e prepararsi all’incontro folgorante e abbagliante con Michelangelo. Del resto, non si può fare a meno di condividere quanto sostiene l’artista cinese di nascita e francese d’adozione: “La percezione estetica è una breve sosta in uno stato privo di identità; non appena l’identità emerge, la bellezza scompare”. Di fronte a Michelangelo è necessario, infatti, annullare il proprio ego e lasciarsi andare al suo terremoto emotivo per poi arrivare a una consapevolezza ben più profonda di se stessi. “Le ultime sculture create dal Buonarroti – mi ha detto Wang Yancheng una volta usciti da quel museo delle meraviglie – sembrano estrarre un’anima e un’energia infinite dalle forme naturali, rendendo l’aspetto esteriore quasi irrilevante. Proprio come le opere di Rothko, che non enfatizzano l’apparenza, ma piuttosto le emozioni e il contenuto, purificando il linguaggio fino a raggiungere l’anima e generando un’onda di energia che non svanisce mai. Rimango profondamente colpito dalle opere tarde di Michelangelo. Mentre gli altri artisti erano ancora impegnati a copiare le apparenze della natura, lui aveva già iniziato un dialogo con Dio, abbandonando ogni superficialità per puntare

direttamente all’eterna trasmissione e manifestazione delle onde di energia. Ancora oggi, le sue creazioni appaiono vivissime e potenti. Le sue opere, che siano sculture, dipinti o architetture, trasudano una forza vitale che va oltre il visibile, toccando l’essenza stessa dell’esistenza. Nelle sue sculture, Michelangelo non si limitava a rappresentare la perfezione anatomica, ma catturava l’energia interiore, il movimento dell’anima. Ogni linea, ogni curva, sembra vibrare di una tensione dinamica, come se la pietra stessa fosse animata da una forza cosmica. Michelangelo ci insegna che l’arte non è solo rappresentazione, ma è un ponte verso dimensioni superiori, dove l’energia e lo spirito si fondono in un’unica, eterna manifestazione. Le sue opere continuano a ispirare, ricordandoci che l’arte è un atto di connessione con l’universo e con l’infinito”. Tali riflessioni sono fondamentali per capire lo stato d’animo con cui Wang Yancheng è entrato in questo luogo per lui sacro portandovi poi le proprie opere, con estrema umiltà e come atto d’omaggio a Michelangelo. E con le dovute proporzioni, sarebbe consigliabile di inspirare e poi espirare profondamente anche prima di entrare a vedere questa mostra, che ci porta in una dimensione altra, in un campo d’energia spirituale che va al di là della pura espressione individuale. Per Wang Yancheng, anche in relazione ai suoi intensi studi filosofici e scientifici, la vita non è qualcosa di statico: è un cammino circolare, fatto di attese e azioni, una tensione incessante verso il compimento di sé in relazione al tutto. Non esistono certezze assolute né mete definitive. Esiste solo un percorso in profondità, in cui tutto cambia e permane al tempo stesso e in cui anche il dolore, il conflitto, il dubbio sono parti essenziali della crescita. Egli è affascinato dall’idea di “morte dell’io” come rinascita, non temendo la scomparsa del proprio Sé ma considerandola invece come una condizione per una vita più consapevole e vera che si realizza nella pittura intesa come una danza incessante tra finito e infinito, tra perdita e ritrovamento. E uno dei suoi obiettivi più alti è l’apparizione di una totalità ed unità vibrante di energie immateriali che sembra trovare un mirabile correlativo poetico in questi versi di Rabindranath Tagore: “La stessa corrente di vita/che scorre nelle mie vene,/notte e giorno scorre per il mondo/e danza in ritmica misura. /È la stessa vita che germoglia/gioiosa attraverso la polvere/negli infiniti fili dell’erba/e prorompe in onde tumultuose/di foglie e di fiori. /È la stessa Vita/che viene cullata/nella Culla Oceanica/di nascita e morte,/nel flusso e riflusso delle Maree.

/Sento le mie membra/diventare leggere al tocco/di questo Mondo pieno di Vita. /E la mia Gioia/viene dall’Eternità/che Danza nel mio sangue/in questo istante!”. D’altro canto, nel contesto dell’ampia conoscenza filosofico-religiosa di Wang Yancheng, è fondamentale l’idea taoista di una reintegrazione dell’uomo nell’ordine cosmico che non è rimasta circoscritta ai seguaci del taoismo, ma che ha improntato tutta la cultura cinese anche al di fuori di questa corrente filosofico-religiosa. Obiettivo primario è quello di ristabilire l’armonia col Principio attraverso un ritorno allo stato originario, a una condizione per così dire primordiale, e attraverso la liberazione della spontaneità e dell’istintività naturali. “Penso – ha detto Wang Yancheng a Tuo Wang, autore del bel testo intitolato “Anarchy of the Middle Path: An Artistic Profile of Wang Yancheng” – che ciò che la cultura

cinese mi ha trasmesso di più sia la relazione tra l’uomo e l’universo, ovvero il nostro buddhismo e la filosofia orientale. Per esempio: ‘la forma è vuoto/vacuità’. Forse tutta l’energia e la materia sono forme diverse, e anche la luce, il colore e l’atmosfera dei nostri dipinti sono infiniti. L’essere umano è già completo in sé stesso: ognuno di noi è un Buddha, una manifestazione dell’esistenza cosmica”. Come ha scritto Tuo Wang, Laozi, fondatore del taoismo, descrisse il concetto di forma come parte manifesta della creazione e lo spirito come parte non manifesta, dicendo: “La grande voce è senza suono, la grande forma è senza forma. Il Dao (nella filosofia cinese è l’essenza di ogni cosa) resta nascosto e senza nome.” Così Wang Yancheng, nel suo disvelamento di una connessione vibrante fra scienza, spiritualità ed arte, è entusiasta degli scenari che si stanno aprendo con la possibilità di un dialogo autentico fra cosmologia e teologia, al di là delle confessioni religiose. Li spiega bene Guido Tonelli: “Misurando accuratamente l’energia globale dell’universo grazie all’astrofisica di precisione è risultato che essa è pari a zero. Ora, zero è l’energia dello stato di vuoto. Se l’universo è uno stato di vuoto perché ha energia nulla, momento angolare nullo e carica nulla, cioè gli stessi numeri quantici del vuoto, allora siamo in presenza di una trasformazione, di una metamorfosi. Il Bing Bang è una metamorfosi del vuoto. La bellezza del vuoto che si trasforma. Oggi è primavera, vedo fiori, piante, uccelli, il cielo, le nuvole. Tutto è assolutamente meraviglioso. È davvero qualcosa di straordinario che uno stato di vuoto apparentemente poco significativo, poco interessante, poco colorato, si possa presentare nella forma meravigliosa che abbiamo di fronte agli occhi”. Così bisogna superare il pregiudizio occidentale che il vuoto sia il nulla. “Il vuoto – ha spiegato ancora Tonelli – è uno stato materiale che ribolle di possibilità. Più andiamo a fondo, più ci rendiamo conto di quanto noi siamo veramente ingranaggi di un meccanismo prezioso in tutti i suoi elementi, anche quelli che per millenni abbiamo considerato umili e di poco significato” (1). E come non pensare a quanto intuì Werner Karl Heisenberg, Premio Nobel per la fisica nel 1932 e uno dei fondatori della meccanica quantistica? Ascoltiamolo: “le stesse forze che determinano l’ordine visibile del mondo, l’esistenza e le proprietà degli elementi, la formazione dei cristalli, la nascita della vita, può darsi siano all’opera anche nel processo creativo della mente umana”. Su questa via possiamo tornare al nostro Wang Yancheng, al vuoto pieno di potenzialità in espansione dei suoi quadri recenti, quelli del 2024 ed ancor più quelli dell’anno in corso, che si sono liberati da qualsiasi pur sfolgorante residuo naturalistico che restava precedentemente. È questa l’ennesima tappa di un percorso assoluto, sempre più “sciolto da” ogni condizionamento e molto lungo, un difficile processo di liberazione intellettuale e interiore che è iniziato con lo svincolare “la mente dalla formazione che mi era stata data in precedenza”, come dice lui stesso.

Pittura astratta di Wang Yancheng, con una composizione che include macchie di colore vivace su sfondo chiaro, rappresentando una sintesi di elementi orientali e occidentali.
Wang Yancheng, Untitled 2025
Oil on canvas cm. 136 x 176

Il “Big Bang” pittorico di Wang Yancheng nasce come cifra vitale e sorgiva dell’atto creativo ed è proprio una sorta di metamorfosi energetica del vuoto che genera e accoglie, come ha detto lui stesso a Tuo Wang, “il preconscio, l’incontrollabilità e l’imperfezione. Tutto avviene in uno stato naturale, dove gli ostacoli reciproci generano eventi ed energia. In passato, cercavo sempre di creare un’opera perfetta, ma il risultato era l’opposto. Perché il “classico”, lo standard condiviso dalla società, non rappresenta il vero me. Ciò che distingue le mie cellule e il mio DNA dagli altri è l’abbandono delle ossessioni, l’apertura e il superamento dei sigilli che gravano su di me, per esprimermi liberamente attraverso la pittura. Se sei calmo e rifletti prima di disegnare, starai già pensando all’interno di un sistema formato. Le cose più belle si creano in uno stato semi-accidentale, come se stessero per non riuscire… prima di iniziare a dipingere, cerco di semplificare la complessità del mondo il più possibile, affinché corpo e mente siano quieti e non disturbati dal mondo esterno. Sono immerso in uno stato energetico bellissimo. Nel processo di pittura ci sono sia chiarezza che incertezza. Sto più attento a mostrare il processo creativo che la meticolosità tecnica. Un’esperienza involontaria, una perfezione imperfetta, una realtà irreale: è un intervento non interventista, una manifestazione naturale e spontanea che deve avere un ritmo intermittente. Si entra nella bellezza accidentale dell’essere e del non essere per generare un tipo di energia”. Eventi, onde, scintille, deflagrazioni, l’impronta – corpo che sembra materializzarsi nella W di Wang, improvvise deviazioni di linee e colori, incidenti creativi, stratificazioni e ispessimenti “geologici” o sprazzi d’aria trasparente, spiazzamenti spazio-temporali, sospensioni e fluttuazioni di forme magmatiche, danze segniche, creano un campo vibrante in cui si imprimono le tracce della vita interiore dell’artista che cercano di connettersi direttamente con il pulsare dell’universo e dell’esistenza cosmica, con quel mistero che il mondo stesso è. Se si osservano bene le sue opere si nota che ogni elemento (macchie, segni, sgocciolature, ecc.) è connesso ad altri in modi talvolta evidenti o magari quasi invisibili, per sovrapposizioni, urti, scie, sbavature, filamenti, in una sorta di tessuto biologico e cosmico allo stesso tempo. Tutto sembra fondersi e rigenerarsi senza posa, la parte più pura della coscienza, gli stati della materia e gli stati dell’essere. Dipingere è coltivare la vita interiore con questo afflato di espansione e di abbraccio cosmico, rinnovando il desiderio naturale ed immemorabile dell’uomo di esprimere con l’arte il suo rapporto con l’Assoluto. Così, si entra in una sorta di super-infinito (come ci ha insegnato quel poeta sublime e inclassificabile che fu John Donne). Ed è appunto dell’invisibile e dell’ineffabile che si occupa la pittura di Wang Yancheng, in decisa controtendenza con quella gran parte di artisti contemporanei che non lavorano più sulla forma ma su una sorta di cronaca dedicata ai temi del presente, continuando ad informarci su ciò che già sappiamo: l’ambientalismo, il post-colonialismo, il patriarcato, il neofemminismo, le migrazioni umane, la sessualità non binaria e più in generale i diritti della comunità Lgbtq+.

Il percorso della mostra rispetta ed esalta la struttura delle sale espositive con il loro andamento rettilineo e senza deviazioni che favorisce un dialogo serrato fra le opere poste sulle pareti abbastanza ravvicinate, creando una sorta di immersione continua nella realtà spirituale di questa pittura, capace di emanare una energia calma ed una accoglienza vibrante. Se tuttora gli scienziati cercano una teoria unificata di tutta la fisica, dalla meccanica quantistica alla teoria della relatività, dall’elettrone infinitesimo all’immensità delle galassie, in modi intuitivi un artista come Wang

Yancheng ci è già arrivato, mutatis mutandis, tramite la sua pittura assoluta. Da questo punto di vista sembra esserci qualche analogia fra la riflessione creativa dell’artista e quella che Albert Einstein definiva come “religione cosmica”, con un nuovo tipo di coscienza che poteva tranquillamente dirsi “una parte dell’Infinito”. Come ha scritto recentemente Kieran Fox, la spiritualità di Einstein era “un amalgama quasi alchemico di mente e materia, una nuova sintesi di nobile spiritualità e scienza avanzata”. Ed ancora: “La sua religione cosmica richiedeva un salto quantico nella coscienza, un pieno e definitivo riconoscimento del fatto che la realtà fisica studiata dalla scienza e i regni fantastici esplorati dallo spirito erano davvero la stessa cosa” (2). Oggi, in particolare, si sente il bisogno di creare una nuova teoria che unisca scienza e spiritualità ponendo fine al materialismo e al riduzionismo che da tempo ormai caratterizzano il percorso conoscitivo umano. D’altro canto per il grande fisico Emilio Del Giudice, scomparso nel 2014, la nostra società è ancora fondata su regole dell’economia che contraddicono quelle della biologia: nel primo caso dominano la competizione, il conflitto e la guerra, mentre la legge della biologia è la cooperazione. “Pertanto – ha detto Del Giudice – se l’organismo vivente, che è un insieme di molecole che compiono molte azioni nel loro insieme, funzionasse secondo i principi della fisica classica, dovrebbe pagare una bolletta energetica spaventosa, e non è così. Ci viene in aiuto la fisica quantistica, il cui fondamento è che il principio di inerzia viene meno, perché qualsiasi corpo nell’universo galleggia spontaneamente; quindi, è impossibile separare la materia dal movimento, perché non è inerte, ma si muove e si agita. A questo punto, ci si potrebbe chiedere: le fluttuazioni di ciascun corpo sono indipendenti dalle fluttuazioni di un altro corpo? Non è possibile che ci sia uno stato della materia in cui le fluttuazioni vengono gradualmente eliminate e l’agitazione caotica si trasforma in una danza, in un concerto?” (3). E non sembrano appunto danzare in una reciproca relazione le forme e i segni fluttuanti nelle opere di Wang Yancheng? Ebbene, egli crede profondamente in questa sinergia fra scienza e spiritualità e la sua pittura è orientata proprio in tal senso. “Le opere d’arte sono completamente separate dal sistema empirico, dal punto di vista cognitivo, ed esistono al di là della trascendenza. La nostra esplorazione della verità dell’esistenza ci guiderà per relazionarci con l’universo. Gli esseri umani devono comunicare con il cielo e la terra, e poi ritornare nel mondo degli uomini”, ci dice Wang Yancheng guardando le opere di Michelangelo con un senso di ineffabile sollievo e conforto.

Note:

  1. M.Ventura, “Il vuoto creativo”, conversazione tra Guido Tonelli e Vincenzo Paglia, “Corriere della sera”, “La lettura”, 27 aprile 2025, p.2.
  2. K. Fox, “Sono parte dell’infinito. La biografia spirituale di Albert Einstein”, Egea Editore, Milano 2025.
  3. V.I. Chiarappa, “Intervista ad Emilio Del Giudice”, “Altro Giornale”, 27 giugno 2015
Dettaglio del volto di una statua, con espressione intensa e contemplativa, in primo piano. Sullo sfondo, il logo della Galleria dell'Accademia di Firenze.

GALLERIA DELL’ ACCADEMIA DI FIRENZE

La nascita della Galleria risale al 1784, quando il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo riorganizzò l’Accademia delle Arti del Disegno, fondata nel 1563 da Cosimo I de’ Medici, nella moderna Accademia di Belle Arti. La nuova istituzione occupò i locali del trecentesco Ospedale di San Matteo e quelli del convento di San Niccolò di Cafaggio. Il museo si arricchì con le soppressioni delle chiese e dei conventi ordinate da Pietro Leopoldo nel 1786 e da Napoleone Bonaparte nel 1810. L’evento decisivo per la storia del museo fu il trasferimento del David di Michelangelo da Piazza della Signoria nell’agosto 1873. La scultura più celebre del mondo attese nove anni, custodita in una cassa di legno, la conclusione della costruzione della Tribuna progettata dall’architetto Emilio De Fabris per accoglierla. L’odierna Galleria dell’Accademia fu istituita nel 1882.

La Galleria dell’Accademia di Firenze custodisce oggi al suo interno alcune tra le più importanti collezioni di pittura e scultura al mondo: fra queste si annovera la statuaria michelangiolesca, con il celeberrimo David, e la ricca raccolta di pittura italiana antica. Non meno rilevante è la collezione di modelli e calchi in gesso di Lorenzo Bartolini e del suo allievo, Luigi Pampaloni, che compongono la Gipsoteca allestita nel monumentale Salone dell’Ottocento. Il museo ospita anche strumenti musicali dei granduchi Medici e Lorena, provenienti in gran parte dalle collezioni del Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze.

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